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Attualità
Attualità, 10/1999, 15/05/1999, pag. 340

Opera della regalità: chiudono le edizioni

R. P.

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Leggi anche

Documenti, 2019-13

Per una riconciliazione nazionale

Lettera pastorale dei vescovi cattolici dell’Eritrea

«Come uscire dal circolo vizioso in cui ci stiamo da tempo dimenando? Pace e riconciliazione! Ecco il primo e più alto punto da cui partire». Di fronte al protrarsi di una crisi generale, che da tempo porta i giovani a «scrutare l’orizzonte in cerca di una via di fuga, quale che sia e purché sia» (cf. anche il documento sulle morti in mare, Regno-doc. 15,2014,506), i vescovi cattolici dell’Eritrea hanno pubblicato il 28 aprile, in occasione della Pasqua del rito copto alessandrino cattolico, una lettera pastorale intitolata «Pace ai lontani, pace ai vicini (Ef 2,17)». Appello per una riconciliazione nazionale.

In essa, guardando anche all’esperienza vissuta dal Sudafrica dopo la fine dell’apartheid, si propone l’avvio di un processo di «verità e riconciliazione», poiché l’accordo di pace siglato da Etiopia ed Eritrea il 9 luglio 2018 ha riacceso le speranze di superare questa situazione. «Solo un percorso che si radichi intimamente nei supremi valori della verità e della riconciliazione può renderci capaci di trovare la strada verso la tanto ricercata via d’uscita, di curare le ferite della memoria e di “sostituire” i sentimenti negativi con i valori più elevati della nostra umanità e delle nostre fedi religiose».

Documenti, 2019-11

Due secoli di concordati

Card. Pietro Parolin, segretario di stato vaticano

Il 28 febbraio e il 1° marzo si è svolto, alla Pontificia università gregoriana, un congresso internazionale sul tema «Gli accordi della Santa Sede con gli stati (XIX-XXI secolo). Modelli e mutazioni: dallo stato confessionale alla libertà religiosa». I lavori sono stati aperti dalla Prolusione del cardinale segretario di stato Pietro Parolin, il quale nel suo discorso intitolato Concordia e concordati ha offerto un contributo per una «comprensione il più possibile ampia e approfondita degli accordi di diritto internazionale che sono stati firmati tra la Santa Sede e gli stati sulla posizione e sullo statuto giuridico della Chiesa in un determinato paese e che hanno spesso assunto la forma di concordati e convenzioni similari. Essi vengono presi in esame non solo alla luce delle pratiche diplomatiche, ma anche per quanto riguarda le dinamiche politico-religiose globali dal XIX al XXI secolo».

Dopo aver inquadrato la libertà religiosa come fondamento e limite dei concordati, e aver rilevato l’importanza che ricopre l’episcopato locale nell’elaborazione e stipula degli accordi, il capo della diplomazia vaticana si è interrogato sull’esistenza di un presunto «modello concordatario» e sulla necessità, per la Santa Sede, di raggiungere concordati con gli altri stati, chiudendo la sua riflessione con un accenno agli accordi multilaterali di cui è parte la Sede apostolica.

Documenti, 2019-3

Ritorno dall’esilio

Visita del segretario di stato vaticano in Iraq per le celebrazioni natalizie

Card. Pietro Parolin

«Voi siete esperti di perdono. È commovente sapere che molti hanno perdonato quelli che hanno fatto loro del male… Anche per voi inizia il ritorno dall’esilio… Tuttavia, l’impresa più ardua non è la riedificazione materiale, bensì la ricostruzione della fiducia, la ricomposizione del tessuto sociale lacerato dai tradimenti, dal rancore, dall’odio. Qui sta la vostra vocazione e la vostra missione: è in gioco la fedeltà alle vostre radici e la costruzione di un futuro migliore per i vostri figli». Dal 24 al 28 dicembre il segretario di stato della Santa Sede, il card. Pietro Parolin, ha visitato l’Iraq, appena uscito da tre anni di guerra (2014-2017) e di invasione del sedicente Stato islamico (ISIS).

In un contesto segnato per i cristiani dalla gioia del ritorno e dalla speranza di un nuovo inizio, ma anche dall’insicurezza e dalla crisi economica, davanti a comunità cristiane estenuate dall’emigrazione, il card. Parolin ha portato la benedizione del papa e ha parlato di pace e riconciliazione a cristiani e musulmani ancora alle prese con un equilibrio politico e religioso instabile per le profonde divisioni tra sciiti e sunniti. Il giorno precedente al suo arrivo, il Consiglio dei ministri del Governo iracheno aveva votato un emendamento alla legge sui giorni festivi nazionali per rendere festivo nel paese il 25 dicembre, giorno di Natale.