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Attualità
Attualità, 10/2009, 15/05/2009, pag. 292

USA - Pena di morte: L'oscurità che mi circonda. Il sogno americano e le voci blues dal carcere

L. Miele
Chissà perché fulminano (electrocute) le persone all’una di notte / la corrente è molto più forte, la gente spegne tutte le luci», canta Blind Lemon Jefferson. Il terrore nudo che ispira la messa a morte trova in un altro brano del bluesman (Hangman’s blues) una delle rappresentazioni più crude: «Quel vecchio crudele boia mi sta aspettando per stringere il nodo / ho così paura, Signore, che tremo nelle scarpe». Un tema taglia l’intera storia della canzone americana, un genere che ha saputo guardare in faccia la violenza: è la pena di morte, l’orrore che essa suscita. Un tema che attraversa tanto il blues (nero) quanto la tradizione folk (bianca) e la canzone d’autore rock, un tema in qualche modo apparentato a un’altra «figura» oscura, brutale, carica di interdetti e di simbolismi: il linciaggio.

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Nonostante le diversità dei generi, dei tempi e delle molteplici identità culturali che la percorrono, la canzone popolare americana attinge a piene mani dal patrimonio simbolico cristiano, ora attraverso citazioni letterali della sacra Scrittura, ora per via di attraversamenti e incroci tra il serbatoio d’immagini dell’esperienza umana di fede e di quella storica di schiavitù e oppressione, in un continuo rimando tra la dimensione del «qui e ora» e quella dell’«oltre» e in un poetico ricorrere di luoghi letterari quali la casa, l’acqua, il fiume, il treno, il sogno. Se è importante conoscere l’influenza di elementi satanici in certe espressioni musicali contemporanee, non lo è di meno verificare quanto il pretesto religioso e biblico – anche attraverso la grande eredità del gospel afroamericano – sia un elemento fondativo della cultura USA. Esso si esprime nella canzone e in ogni altro aspetto della produzione letteraria e della rappresentazione simbolica, come ha mostrato anche la recente campagna elettorale del neo-presidente Barack Obama.