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Attualità
Attualità, 16/2017, 15/09/2017, pag. 455

Dialogo - Ebraico-cristiano: Gerusalemme chiama Roma

I rabbini europei, israeliani e americani rispondono al papa sulla Nostra aetate

Piero Stefani

Il 31 agosto scorso una delegazione rabbinica ha consegnato a papa Francesco un documento intitolato Between Jerusalem and Rome. Reflections on 50 Years of Nostra aetate. Le precisazioni sono però opportune, una parte non marginale del significato assunto dal testo è infatti collegato nell’ordine: alle istituzioni che l’hanno sottoscritto, alla data nella quale è stato siglato e alla persona a cui è stato consegnato. L’insieme di questi tre fattori darà anche ragione dell’apparente ingiustificato ritardo con cui viene presentato un documento che evoca esplicitamente nel titolo il cinquantenario della dichiarazione conciliare Nostra aetate caduto due anni fa.

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Religiosità pop: i santuari nell’era del turismo

Piero Stefani

Tanto i casi antichi quanto quelli moderni e contemporanei pongono il problema della dimensione ibrida propria della pietà popolare. Dove fissare le linee di demarcazione? Tuttavia la domanda va posta tenendo conto che oggi le realtà non sono più quelle di un tempo. Papa Francesco ha dedicato vari paragrafi dell’Evangelii gaudium (cf. nn. 122-126; EV 29/2228-2232) alla «forza evangelizzatrice della pietà popolare».

 

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M. Larrimore, Il Libro di Giobbe

Piero Stefani

Presso la Princeton University Press da qualche anno sta uscendo la collana «Lives of Great Religious Books». Si tratta di un approccio originale che affronta «biograficamente» la vita di alcuni grandi testi religiosi di varia provenienza culturale, geografica e storica a partire dalla loro nascita per giungere fino al giorno d’oggi. In italiano finora è stato tradotto da Il Mulino il volume di Ronald Hendel dedicato alla Genesi; ora segue quello, a nostro parere meglio riuscito, di Mark Larrimore (docente di Studi religiosi alla New School for Liberal Arts di New York) dedicato al libro di Giobbe. 

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Teatro e religioni: una lingua comune

Piero Stefani

Il teatro rappresenta una specie di modello del dialogo interreligioso. Anche quest’ultimo è fruttuoso soltanto se ci sono «personaggi» – né troppo diversi, né troppo simili – che parlano una lingua in grado di metterli in comunicazione. Non va bene Babele; ma non conduce molto lontano neppure cercare di superare il caos dell’incomprensione interreligiosa servendosi di un esperanto che induce gli interlocutori a ribadire, in fin dei conti, sempre gli stessi concetti.