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Attualità
Attualità, 16/2017, 15/09/2017, pag. 455

Dialogo - Ebraico-cristiano: Gerusalemme chiama Roma

I rabbini europei, israeliani e americani rispondono al papa sulla Nostra aetate

Piero Stefani

Il 31 agosto scorso una delegazione rabbinica ha consegnato a papa Francesco un documento intitolato Between Jerusalem and Rome. Reflections on 50 Years of Nostra aetate. Le precisazioni sono però opportune, una parte non marginale del significato assunto dal testo è infatti collegato nell’ordine: alle istituzioni che l’hanno sottoscritto, alla data nella quale è stato siglato e alla persona a cui è stato consegnato. L’insieme di questi tre fattori darà anche ragione dell’apparente ingiustificato ritardo con cui viene presentato un documento che evoca esplicitamente nel titolo il cinquantenario della dichiarazione conciliare Nostra aetate caduto due anni fa.

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La «forza del perdono è a un tempo grande e piccola: è debole perché senza pentimento non può davvero agire; ma è vincolante perché il pentimento resta monco quando gli è precluso d’incontrarsi con il perdono». Per poter parlare di «dialogo interreligioso e giustizia riparativa» occorre porre una serie di premesse metodologiche che spesso certa retorica oltrepassa superficialmente, pur animata dal lodevole intento d’aprire processi di riconciliazione. Innanzitutto il dialogo interreligioso è oggi alla ricerca di nuovi fondamenti rispetto ai classici individuati dal Vaticano II. Tuttavia dai testi ebraici emerge un importante assunto: nel perdono «non è tanto l’uomo che deve trascendere se stesso, è piuttosto Dio che (…) non può oltrepassare la misura bilaterale del pentimento-perdono inscritta nei rapporti umani». Il suo intervento è reso invece «necessario» quando la congiunzione tra «pentimento e perdono» non può aver luogo. La giustizia riparativa, infine, «ha in se stessa l’aspirazione che getta ponti verso la misericordia». Giustizia e misericordia si incrociano precariamente nella storia, ma non è casuale che nelle Beatitudini vi sia tra le due contiguità.