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Attualità
Attualità, 16/2017, 15/09/2017, pag. 471

Teologia - Il Trono di spade: arriva l’inverno

Meditazioni minimali attorno a "Il trono di spade"

Markus Pohlmeyer

In onda sul canale Sky dalla metà di luglio scorso, è iniziata la settima e penultima stagione di The Game of Thrones (Trono di spade), serie TV statunitense di genere fantastico creata da D. Benioff e D.B. Weiss. Trono di spade riporta in evidenza in un cinismo spietato e in una trasposizione pseudo-medievale l’alienazione, la negazione, la reticenza e i silenzi, il guardare altrove e l’ideologia dello show dell’orrore religioso e politico globale.

Tyrion Lannister – nano, macchina omicida, amante spettacolare, arguto, irriverente, assetato di combattimenti, intuitivo – sintetizza, come sempre in modo spietato, il contenuto di una delle serie televisive (e ciclo di romanzi) più famose al mondo: «Le corone fanno strani effetti alle teste che le portano».1 Detto questo non ci sarebbe più nulla da aggiungere sulla storia del mondo e su questa serie, e il mio contributo potrebbe finire qui. Ma tutto sta nel come. Gli autori fanno strani effetti ai testi.

Cose orribili e bla bla bla

La storia inizia con un re perennemente ubriaco e un dramma d’incesto tra la moglie e il fratello di lei, che deve assolutamente essere tenuto segreto. E con l’inverno che sta arrivando all’improvviso. Ma la sorpresa del Trono di spade è, come già si sa, nel modo quasi brutale di trattare i personaggi principali. Essi – che tu ti sia profondamente affezionato o che abbia augurato loro di andare nell’inferno più profondo, non importa – senza tante cerimonie e a sorpresa vengono assassinati senza preavviso. Un procedimento che va logorandosi via via che la serie procede, con un abuso inflazionato di passaggi di testimone, e che riduce sensibilmente la squadra degli attori principali.

Può spuntare addirittura un risveglio dai morti, strano e quasi ridicolo, come ad esempio succede a Jon Snow, che pure avrebbe preferito restare morto, e questo la dice lunga sul mondo in cui vive: «Da qualche parte c’è un dio che si tiene la pancia dal ridere».2 Questo dio (o questi dèi o qualsiasi altra cosa storico-religiosa aleggi e imperversi3 nel Trono di spade, il mercato delle religioni è molto affollato lì dentro) dev’essere un cinico: «Accendi il nostro fuoco e proteggici dal buio, bla bla bla, illuminaci la via e mantienici al caldo, la notte è oscura e piena di terrori, salvaci dalle creature spaventose e altro ancora, bla bla bla».4

Gli essere più terribili, a parte i draghi, gli psicopatici mediocri e l’intelligenza di Tyrion, arrivano dal Nord: «Ciò che nei romanzi è personificato negli Estranei, sono nel nostro mondo fenomeni come il fondamentalismo, islamico ma anche cristiano, che si manifestano in forme estremamente brutali che pensavamo di aver esiliato nel mondo dei romanzi fantasy».5 L’inverno sta per arrivare.

Dare voci ai desideri e alla nostra rabbia

Forse la forza del Trono di spade sta qui: in questa distorta, ma allo stesso tempo estrema, prossimità al nostro mondo, al modo in cui sperimentiamo il potere politico e alcune forme di religione, o le veniamo a conoscere attraverso le notizie. Ma anche in questo: «Consciamente o inconsciamente la serie soddisfa molti desideri, anche erotici,6 e incanala di nascosto la rabbia nei confronti delle classi dirigenti o di politici ritenuti corrotti».7

E ahimè, è detto persino poeticamente, che questo o quel politico è corrotto: «Strappare la lingua a un uomo non significa affatto provare che sia un bugiardo. È come dire al mondo intero che si ha paura di ciò che quell’uomo può dire».8 Osip Mandelstam, dal suo Epigramma contro Stalin: «Solo per sentire del montanaro del Cremlino, dei suoi servi, del distruttore di anime e macellaio di contadini».9 Come se diventasse realtà solo se un poeta scrivesse: Stalin è un assassino di massa...

Mandelstam fu arrestato, condannato: «1938 (...) deportazione in Siberia (...) Dall’ultima lettera ai primi di novembre: “La mia salute è molto debole. Sono completamente esausto. Emaciato, quasi irriconoscibile. Ma non so se ha senso inviare vestiti, cibo e denaro. Provate lo stesso. Ho tantissimo freddo senza vestiti”. Tifo. Epidemia. 27 dicembre: Mandelstam muore nel lager».10 L’inverno è arrivato.

Guardiani della notte

Donne, bambini e uomini sono vittime principalmente, ma non esclusivamente, della violenza maschile. Ci sono ruoli femminili molto forti e molto ben connotati, che utilizzano i meccanismi politici del mondo maschile, o cercando di superarli per creare nuove forme di politica (come ad esempio la Madre dei draghi, che libera gli schiavi), o abbandonandovisi per i motivi più diversi (Cersei per puro odio contro i fondamentalisti religiosi, Arya motivata dalla vendetta per i familiari assassinati). Jon Snow, che è spinto dal desiderio di raggiungere il consenso, la mediazione e l’integrazione dell’alterità,11 dovrà per questo pagare un prezzo amaro.

Ma non c’è davvero un altro modo per respingere le minacce dal Nord? «L’illimitata capacità rigenerativa degli Estranei infonde un profondo, disperato terrore. Solo nel fatto che l’Esercito dei morti a quanto pare non sa nuotare – una conseguenza della radicata credenza popolare, per cui l’acqua corrente spaventa – sembra contenere un’ultima flebile speranza di possibilità di sopravvivenza per gli uomini che vivono a nord del muro».12

I Guardiani della notte e la Barriera servono come un baluardo contro il terrore dal Nord: «I Guardiani della notte è uno dei tanti ordini militari del mondo conosciuto, si tratta di una confraternita di uomini legati da un giuramento che si dedicano completamente al servizio presso la Barriera (...) Il cristianesimo nel Medioevo aveva capito quali vantaggi fossero racchiusi nel fatto di creare ordini militari per orientare la forza militare su obiettivi specifici. I più importanti tra questi ordini, i Cavalieri templari e i Gioanniti, poi diventati l’Ordine di Malta, furono entrambi fondati quando l’Occidente conquistò la Terra santa come esito della prima crociata».13

Quasi avulsa dalla storia brutale, minimizzando ironicamente, ecco come gioca con maestria e irriverenza la seguente pubblicità in una rivista di cinema (a chi passerebbe anche solo lontanamente per la testa di pensare alla Chiesa cattolica? – dico io –): «Incontri emozionanti con i non morti, esseri selvaggi e altri nemici. Vero cameratismo in gruppi di persone dello stesso sesso (...)·Abiti da lavoro alla moda in un nero che fa tendenza (...) Disponibilità al celibato. Non avete più niente da perdere e avete voglia di questa nuova sfida?».14 Quindi un indirizzo web... Il Trono di spade come fenomeno estatico che emerge dai romanzi, ne va oltre (si trascende) e s’incarna visivamente in una serie, per riversare (transmedialmente) il suo spirito in tutti i media.

Disincanto

Secondo una mia personale valutazione, il racconto di G.R.R. Martin Al mattino cala la nebbia15 è una parabola sull’irruzione dell’economia in un mondo certo inquietante, ma in qualche modo squisitamente romantico. Ci sono anime su tutti i pianeti? Forse no, ma potrebbero comunque esserci. Il disincanto del mondo (secondo Max Weber) qui risulta tanto una liberazione, quanto una disillusione.

A volte abbiamo bisogno di esseri arcaici, fantastici, dell’incantesimo, del sinistro (cose che noi stessi siamo, seppure diversamente), del romanticismo di una notte d’amore illuminata dal chiaro di luna e non solo di gravitazione e di genetica interattiva o di qualcosa da vendere.

Il Trono di spade ha momenti magici, ma nessun incanto, perché è troppo crudele per una cosa del genere (a volte solo a beneficio dell’effetto pauroso), troppo sobrio (una nuova edizione del Principe di Machiavelli?), troppo realista (per questo le battaglie non sono celebrate con eleganza, ma in tutta la loro crudeltà). Sta cioè in un movimento paradossale: Il Trono di spade riporta in evidenza in un cinismo spietato e in una trasposizione pseudo-medievale l’alienazione, la negazione, la reticenza e i silenzi, il guardare altrove e l’ideologia dello show dell’orrore religioso e politico globale.

«Ma che cosa sono quindi gli Estranei e che cosa vogliono? “Detto in parole semplici, gli Estranei sono la visione che la serie ha della guerra stessa: la morte genera morte, che genera di nuovo morte, fino a che non è rimasto più nulla di vivo”, scrive un commentatore. Sono una forza metafisica, una forma d’essere di tipo completamente diverso dai draghi, dai figli della foresta o da altri esseri della storia. (...) Questa morte si ripete per l’eternità. E lo fa in modo orribile. E il suo legame con il cambiamento climatico, l’arrivo dell’inverno, ci mette forse davanti agli occhi una sorte che ci attende tutti».16 Arriva l’inverno.

 

Markus Pohlmeyer*

*  Il saggio, che pubblichiamo qui in una nostra traduzione dal tedesco, è apparso con il titolo «Got (Game of Thrones). Minimale Meditationen. Ein Essay» in CulturMag 15.5.2017, bit.ly/2eUFcYC. Ringraziamo l’autore e l’editore per il permesso di pubblicazione.

1 Dal Libro secondo delle cronache del ghiaccio e del fuoco, in G.R.R. Martin, L’arguzia e la saggezza di Tyrion Lannister, Mondadori, Milano 2014. Purtroppo troppe pagine quasi vuote con poche citazioni da uno dei più grandi piccoli pensatori della letteratura fantasy.

2 Tyrion nel Libro quinto delle cronache del ghiaccio e del fuoco, in Martin, L’arguzia e la saggezza di Tyrion Lannister.

3 Si veda in modo esaustivo il c. 3 in M. May et al. (a cura di), Die Welt von Game of Thrones. Kulturwissenschaftliche Perspektiven auf George R.R. Martins A Song of Ice and Fire, Bielefeld 2016.

4 Tyrion nel Libro quinto delle cronache del ghiaccio e del fuoco, in Martin, L’arguzia e la saggezza di Tyrion Lannister.

5 R. Emig: «“What is dead may never die, but rises again, harder and stronger”. Religion als Macht in A song of ice and fire», in May et al. (a cura di), Die Welt von Game of Thrones, 103-112, qui 111.

6 Tyrion nel Libro quinto delle cronache del ghiaccio e del fuoco, in Martin, L’arguzia e la saggezza di Tyrion Lannister sul tema erotismo: «I XXXXX dei nani sono taumaturgici». La citazione è qui alterata graficamente per pudore.

7 Cinema Special. Der Serien-Guide 2017, 22.

8 Tyrion nel Libro secondo delle cronache del ghiaccio e del fuoco, in Martin, L’arguzia e la saggezza di Tyrion Lannister.

9 O. Mandelstam, in Bahnhofskonzert. Das Ossip-Mandelstam-Lesebuch, trad. tedesca a cura di R. Dutli, Frankfurt am Main 2015, 287. Non c’è bisogno di un’attualizzazione, perché il fenomeno della censura è senza tempo. Purtroppo.

10 Ossip-Mandelstam-Lesebuch, 371.

11 Si veda M. Grizelj, «Beyond the Wall. Alteritätsdiskurs in Game of thrones», in May et al. (a cura di), Die Welt von Game of Thrones, 81-100.

12 C. Larrington, Winter is coming. Die mittelalterliche Welt von Game of Thrones, trad. di J. Fündling, Darmstadt 2016, 112s.

13 Larrington, Winter is coming, 103.

14 Cinema (2015) 5, 29.

15 Si trova in G.R.R. Martin, Le torri di cenere, Mondadori, Milano 2011.

16 Larrington, Winter is coming, 115.

 

Tipo Articolo
Tema Cultura e società Teologia
Area
Nazioni

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