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Attualità
Attualità, 4/2017, 15/02/2017, pag. 91

Guerre stellari

Riflessioni critiche su una nuova religione mondiale

Markus Pohlmeyer

Rogue One non è una fiaba, ed è bene che sia così. In questo film non c’è nulla che faccia sognare, ma induce piuttosto a riflettere. Non proclama alcuna religione, ed è bene che sia così (forse perché proprio quella catastrofe galattica ha evocato il fallimento della religione della Forza e dei suoi rappresentanti istituzionalizzati, l’ordine jedi?). Questo film non proclama alcuna metafisica, vuole solo fare soldi e per questo divertire in modo grandioso: è così, e questo non è nuovo, né stupisce. Quindi niente fiaba. Ma Rogue One mostra ciò che significa vivere sotto un impero galattico: distruzione di famiglie, prigioni, Lager, persecuzione, combattimenti porta a porta, guerra civile, armi di distruzione di massa, in breve tutte le forme della paura.

 

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Echnaton (o Akhenaton) compose il grande e il piccolo Inno al sole attorno al 1345 a.C. Nel 1933 uscì il primo volume della tetralogia di Giuseppe e i suoi fratelli e nel 1943 il quarto e ultimo volume (cf. Regno-att. 1,2015,29). Circa 3.300 anni separano i due avvenimenti. Thomas Mann aveva visitato l’Egitto nel 1925 e nel 1930. Nel romanzo, Echnaton è il faraone del tempo di Giuseppe. E le allusioni testuali agli Inni al sole vi occupano un posto centrale, come ad esempio nella famosa interpretazione del sogno. Peter Sloterdijk definisce la tetralogia di Thomas Mann «il capolavoro nascosto della teologia moderna».