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Attualità
Attualità, 12/2018, 15/06/2018, pag. 336

Cile - Violenze su minori: l’onda d’urto

Maria Elisabetta Gandolfi

Dei recenti casi di violenze sessuali su minori che hanno coinvolto membri della Chiesa cattolica (da gennaio a oggi sono 18 Chiese locali coinvolte, dall’Italia all’Argentina, dal Perù alla Francia), il caso cileno è diventato un emblema e, fatte le debite differenze, lo scandalo che ha travolto la gerarchia locale è pari a quello esploso negli Stati Uniti (tra gli anni Novanta e i primi del 2000), in Irlanda (2010) e in Australia, dove è in atto uno scontro istituzionale sulla questione del segreto del sacramento della confessione.

Dei recenti casi di violenze sessuali su minori che hanno coinvolto membri della Chiesa cattolica (da gennaio a oggi sono 18 Chiese locali coinvolte, dall’Italia all’Argentina, dal Perù alla Francia), il caso cileno è diventato un emblema e, fatte le debite differenze, lo scandalo che ha travolto la gerarchia locale è pari a quello esploso negli Stati Uniti (tra gli anni Novanta e i primi del 2000), in Irlanda (2010) e in Australia, dove è in atto uno scontro istituzionale sulla questione del segreto del sacramento della confessione.1

E ha toccato il pontificato a motivo di un viaggio, oggi si può dire, sottovalutato dall’entourage papale (cf. Regno-att. 4,2018,71ss). Vari sono stati i colpi di teatro, che a volte sembrano uscire più da una fervida immaginazione che dalla realtà.2 Quello più significativo è avvenuto il 18 maggio, con la remissione in blocco da parte di tutti i vescovi del proprio mandato nelle mani del papa, a seguito dell’incontro a Roma convocato da Francesco (cf. Regno-doc. 11,2018,357ss).

Mentre si tentavano varie interpretazioni di queste dimissioni, che rappresentano un unicum nella storia, l’11 giugno tre di queste sono state accettate assieme alla nomina di un amministratore apostolico: quelle di mons. Cristián Caro Cordero, arcivescovo di Puerto Montt (nominato p. Ricardo Basilio Morales Galindo, provinciale dei mercedari cileni); quelle di mons. Gonzalo Duarte García de Cortazar, vescovo di Valparaíso (che ha compiuto 76 anni; al suo posto è stato nominato mons. Pedro Mario Ossandón, ausiliare di Santiago); quelle di mons. Juan de la Cruz Barros Madrid, vescovo di Osorno (nominato Jorge Enrique Conchua Cayuqueo ofm, anch’egli ausiliare di Santiago).

Dei tre dimissionati solo Barros è uno tra i vescovi discepoli di Karadima, che per questo era duramente contestato in diocesi sin dalla sua nomina nel 2015 (gli altri 3 sono gli ordinari di Talca, mons. Horacio Valenzuela, di Linares, Tomislav Koljatic, e un ausiliare di Santiago, Andrés Arteaga); egli aveva rimesso al papa l’incarico già altre due volte, come aveva detto anche Francesco durante il viaggio cileno, e proprio nella sua diocesi è tornata in questi giorni la coppia Scicluna-Bertomeu allo scopo di «ristabilire la giustizia e la comunione ecclesiale in Cile» – come dichiarato nella conferenza stampa al loro ritorno nel paese –.

Nel frattempo è stata resa nota il 6 giugno una lunga lettera che il papa ha scritto (in spagnolo) Al popolo di Dio pellegrino in Cile (datata 31 maggio). Viene da fare un parallelo con la Lettera ai cattolici d’Irlanda di Benedetto XVI del 2010. Allora il fulcro del ragionamento era sul pentimento e la conversione interiore; oggi è il «popolo di Dio», anche a motivo del diverso contesto di molte delle violenze cilene.

«Ogni volta che cerchiamo di soppiantare, zittire, trascurare, ignorare, ridurre a piccole élite il popolo di Dio nella sua totalità e nelle sue differenze, costruiamo comunità (…) senza radici, senza storia, senza volti, senza memoria (…) Sradicarci dalla vita del popolo di Dio ci fa piombare nella desolazione e nella depravazione della natura ecclesiale; la lotta contro una cultura dell’abuso ha bisogno di rinnovare questa certezza». Per questo occorre una «Chiesa con stile sinodale che sa mettere Gesù al centro» e creare spazi d’«ascolto», soprattutto per le vittime, «in cui non si confonda un atteggiamento critico e interpellante con il tradimento». Un tema che va molto incontro alle critiche espresse dai laici di Osorno (cf. Regno-att. 10,2018,271).

Per questo – dice il papa, forse anche ridimensionando la questione delle dimissioni episcopali – «il rinnovamento della gerarchia ecclesiale di per sé non produce la trasformazione a cui ci spinge lo Spirito Santo», che invece chiede uno sguardo attento alla giustizia, che fa «guardare ai problemi senza rimanerne prigionieri».

Tuttavia la lunga onda d’urto cilena è partita e ha raggiunto altri paesi latinoamericani, dove stanno venendo alla luce denunce (Colombia ed Ecuador), dove si farà chiarezza su altri caso eclatanti (in Perù su Luis Figari, il fondatore del Sodalizio di vita cristiana),3 ma non solo: ha toccato il ruolo dell’attuale nunzio, mons. Ivo Scapolo e del suo predecessore, card. Angelo Sodano,4 lambendo anche le nomine di Giovanni Paolo II in America Latina (è riemersa la vicenda delle dimissioni anticipate e subito accettate di mons. José Manuel Santos); e lo stesso Consiglio dei cardinali: dopo Pell, lo sguardo sembra rivolto al cardinale emerito di Santiago, Errázuriz Ossa.

 

Maria Elisabetta Gandolfi

 

1 Il 7 giugno l’Assemblea legislativa di Canberra ha approvato una legge che prevede la cancellazione del segreto legato alla confessione. L’arcidiocesi (Canberra e Goulburn) ha 9 mesi per negoziare la concreta attuazione della norma.

2 Dalla rivelazione – fatta il 24 maggio – che due settimane prima del viaggio del papa (15-22), il cancelliere stesso dell’arcidiocesi di Santiago, colui, cioè, che doveva raccogliere le denunce delle vittime di Karadima, si era autodenunciato per violenze sessuali; alla forzata dimissione di 15 sacerdoti (su 68) della diocesi di Rancagua, avendo scoperto il vescovo, mons. Alejandro Goic (78 anni), di ritorno dall’incontro col papa, dell’esistenza in diocesi di una rete di sacerdoti pedofili che si era autodefinita «La famiglia». Goic si è poi dimesso dal Consiglio nazionale di prevenzione delle violenze sessuali e accompagnamento delle vittime e al suo posto è subentrato Juan Ignacio González, che si è segnalato per aver difeso Karadima, per aver dichiarato incontri con le vittime che le vittime hanno smentito e per aver detto che le loro richieste di perdono erano «esagerate» (Il Sismografo 26.5.2018).

3 Il 25 maggio la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica ha reso noto un comunicato in spagnolo dove afferma di non avere nessuna intenzione di «nascondere» o «proteggere» Figari a Roma.

4 Sodano nel 2010 aveva utilizzato il termine «chiacchiericcio» riferito al clamore mediatico relativo alle denunce di pedofilia; venne criticato dal cardinale arcivescovo di Vienna, C. Schönborn, il quale fu poi spinto poi da Benedetto XVI a scusarsi.

Tipo Articolo
Tema Minori Pastorale - Liturgia - Catechesi
Area AMERICA LATINA AMERICHE
Nazioni

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