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Attualità
Attualità, 6/2018, 15/03/2018, pag. 183

«Vi annuncio un tempo»

Walter Kasper

Le radici teologiche del pontificato. Con questo dossier affrontiamo, grazie al saggio del teologo card. Walter Kasper, uno dei temi più controversi del pontificato. Una delle accuse più ripetute a papa Francesco (in genere dal fronte intransigente) è quella di non avere profondità teologica. Il suo magistero ne sarebbe privo, finendo in una qualche forma modernizzante di riduzionismo. Noi sosteniamo il contrario. Il che non significa poter discutere la prospettiva teologica del papa. Il pontificato di Francesco ha toni profetici, annuncia un tempo nuovo, un tempo qualitativo che assume il significato del kairos biblico. Il discorso profetico non è una previsione di eventi futuri, ma un annuncio del tempo; dice ciò che qui e ora si sta avvicinando un tempo nuovo; incoraggia, risveglia, scuote e invita alla conversione. Francesco è, non nel senso confessionale, ma in quello originale della parola, un papa evangelico. «Vangelo non è per lui un compendio di dottrine o un codice di norme morali, ma – come in Tommaso d’Aquino – il dono dello Spirito Santo, che si manifesta nella fede, la quale agisce per mezzo dell’Amore».

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Nell’ambito dell’incontro internazionale «Ponti di pace» organizzato dalla Comunità di S. Egidio a Bologna (15.10.2018), il card. Walter Kasper, già vescovo di Rottenburg-Stoccarda e presidente emerito del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha pronunciato questo discorso sull'Europa soffermandosi in particolare sulle tre dimensioni di crisi che la stanno attraversando.

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Amoris laetitia: rottura o ripartenza?

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«Un cambiamento di paradigma non modifica l’insegnamento dispensato finora, ma lo inserisce in un contesto più ampio. Perciò l’Amoris laetitia non cambia neppure uno iota nell’insegnamento della Chiesa, e tuttavia cambia tutto. Il cambiamento di paradigma operato dall’Amoris laetitia consiste nel passaggio da una morale della legge a una morale della virtù, propria di Tommaso d’Aquino». Il teologo tedesco card. Walter Kasper, già relatore al concistoro straordinario sulla famiglia il 20 febbraio 2014, sul numero di novembre della rivista dei gesuiti tedeschi Stimmen der Zeit interviene nel dibattito sviluppatosi sull’esortazione apostolica di Francesco Amoris laetitia, nella quale il papa ha raccolto ed esposto i risultati dei due Sinodi dei vescovi sulla famiglia, quello straordinario del 2014 e quello ordinario del 2015 (cf. anche qui a p. 676 e 686).

L’Amoris laetitia «colloca la dottrina tradizionale in una nuova prospettiva. Non rompe con la tradizione, ma rinnova una grande tradizione». Non va ridotta alle questioni legate all’accesso dei divorziati risposati ai sacramenti, ma va utilizzata dalle Chiese locali come «uno strumento per il rinnovamento della pastorale della famiglia». «Il Sinodo è finito, si spera che ben presto anche le accese discussioni siano finite, ora comincia il lavoro concreto».

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Dopo un secolo di dialoghi teologici multilaterali e bilaterali e un tratto di cammino ecumenico che ci ha portato al punto di chiamarci «fratelli», come si presenta ora la strada che ci rimane per arrivare finalmente a condividere la stessa Cena del Signore e gli stessi ministeri? Negli ultimi anni, soprattutto per la nuova configurazione che ha assunto il cristianesimo globale e per l’impronta data dal pontificato di Francesco, sono due le immagini che si sono fatte strada, e che richiedono ora sia un approfondimento teologico, sia un atteggiamento conforme da parte dei cristiani: quella del «poliedro», qui descritta dal card. W. Kasper, e quella della «diversità riconciliata», la cui storia è richiamata da D. Segna. Perché in un futuro ecumenico orientato al Vangelo, i cristiani siano segno di riconciliazione per tutta l’umanità e per la nostra casa comune (Bartolomeo I).