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Attualità
Attualità, 8/2019, 15/04/2019, pag. 249

A partire dalla leadership

Serena Noceti

Non ci sarà riforma della Chiesa a tutti i livelli se il tema del potere non verrà affrontato con coraggio e libertà interiore. Ma questo non avverrà se non si porrà con parresia evangelica la domanda sulla leadership delle donne e sulla possibilità di compartecipare autorità e responsabilità.

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Sinodo dei vescovi - La Chiesa rinasce dall’Amazzonia

Serena Noceti; Andrea Grillo

Ecclesiologia dalla Chiesa locale, forma sinodale, Chiesa tutta ministeriale, soggettualità delle donne: sono i quattro rilevanti temi che i lavori dell’Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi sulla regione panamazzonica, a partire da una remota periferia e dopo una lunga navigazione, hanno riportato al centro della discussione ecclesiale. E hanno messo in luce la prospettiva di una Chiesa «mondiale autentica», come diceva K. Rahner del Vaticano II, che a partire dalla Chiesa locale ripensa la Chiesa universale secondo un modello di unità nella pluralità (S. Noceti). Ciò è evidente nel metodo assunto dal Sinodo di valorizzazione delle «legittime diversità» sia all’interno della liturgia sia del ministero (A. Grillo). Il processo è stato travagliato e il suo esito non è ancora del tutto definito (in attesa della post-sinodale): la cronologia dei principali avvenimenti legati all’assise e le interviste ad alcuni dei protagonisti dell’Assemblea lo hanno messo in evidenza. La riforma sinodale – che è una forma sempre ri-generativa – avviata da Francesco sta camminando tuttavia con decisione in questi binari.

Attualità, 2019-10

Donne e ministero diaconale: il tempo del noi

Donne e ministero diaconale

Serena Noceti

La richiesta del diaconato alle donne è da derubricare alla voce «rivendicazioni»? Rimette in discussione la questione – definitiva – dell’ordinazione sacerdotale maschile? Mentre si sta discutendo sugli esiti del lavoro della Commissione appositamente formata da papa Francesco tre anni fa, è opportuno ripartire dai fondamentali. In particolare dalla riflessione del concilio Vaticano II sul diaconato permanente (maschile): il punto è che non si mirava a «ripristinare una prassi del I millennio», quanto a «ripensare l’antica strutturazione tripartita del ministero promuovendo una figura nuova (…) rispondente alle esigenze e ai bisogni della Chiesa contemporanea». Quali sono tali esigenze? Quale Chiesa si sta configurando e quale ruolo in essa in quanto battezzate ricoprono le donne? «Il mutato ruolo delle donne nelle società occidentali, il riconoscimento della loro piena soggettualità ecclesiale» oggi pare imprescindibile. Come dunque far sì che «l’apostolicità di fede della Chiesa sia servita e custodita anche con voce e ministero femminile»?

Attualità, 2016-22

Riforma della Chiesa: indispensabile e, ora, possibile

Serena Noceti

«Ce la farà papa Francesco?» E soprattutto: «Ce la farà la Chiesa cattolica ad accettare la logica della riforma?». La domanda, corroborata anche dagli accenti dell’ultimo discorso rivolto dal papa alla curia romana (cf. in questo numero a p. 641), costituisce la cerniera di questo Studio del mese, posto sotto il segno dell’inquietudine che lo Spirito soffia sulla Chiesa. Il testo è in tre parti. La prima, più ampia, descrive l’istanza di riforma nel tempo di papa Francesco, evidenziandone da un lato il radicamento nel concilio Vaticano II e l’agire sul piano dei processi più che delle strutture, dall’altro la «decostruzione e ricostruzione sul piano simbolico del papato e della presenza pubblica della Chiesa», attraverso lo stile feriale e di vicinanza e i segni comprensibili e interroganti. La seconda parte affronta la questione di come si riformano grandi istituzioni eterogenee come la Chiesa cattolica, insistendo sul valore centrale delle narrazioni – specie nella nostra cultura massmediatica –. La terza delinea il quadro delle riforme necessarie e possibili, puntando su Chiese locali e sinodalità e riconoscendo che è nei ministri ordinati che si coagulano possibilità e resistenze alla riforma: «Hanno il potere del cambiamento ma non ne hanno – di solito – il sogno».