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Attualità
Attualità, 8/2019, 15/04/2019, pag. 228

F. Colombo, Imago pietatis

Indagine su fotografia e compassione

Luca Miele

Colombo interroga lo statuto estetico della fotografia e, in particolare, il suo rapporto genetico, costituivo, con il tempo. Ebbene, lo statuto temporale della fotografia è paradossale: se l’immagine congela il tempo nel momento stesso in cui lo supera, allora «la foto è un ricordo già nel momento in cui il fotografo scatta. Il tempo della foto è il passato». La fotografia ha, insomma, un rapporto inscindibile con la morte: «Un’immagine nel tempo, astraendo il suo soggetto dal flusso inarrestabile della vita, produce quasi inevitabilmente un legame metaforico con la morte, che tutta la storia di questa tecnica riattiverà progressivamente».

 

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D. Paolin, Anatomia di un profeta

Luca Miele

L’originalità del testo di Paolin sta qui, nell’intreccio tra narrazione autobiografica e riscrittura del Libro del profeta. Un’operazione illecita? No, se prendiamo per valida l’indicazione di Sergio Quinzio, noto ruminante della Scrittura: «L’autore sacro – scriveva il teologo nel suo monumentale Un commento alla Bibbia – non concepisce la parola divina come una rigida formula, da interpretare letteralmente o allegoricamente, ma come un organismo vivente, dilatabile, incrementabile» (Un commento alla Bibbia, Adelphi, Milano, 1995, 29).

 

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Italia - Cinema: ancora Fellini

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Luca Miele

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Attualità, 2020-4

V. Teti, Il vampiro e la melanconia

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Luca Miele

Se, come ci ha insegnato Freud, ogni ritorno (fantasmagorico) è il sintomo di una rimozione (reale), la traccia di qualcosa che è stato scacciato, esorcizzato, espulso, il ritorno affidato al vampiro ci spinge in un territorio scabroso: quello della morte e del nostro rapporto con la morte. L’antropologo Vito Teti, con grande finezza interpretativa, sosta su questo crinale scivoloso, catturando la resistenza alla scomparsa, la tenacia alla sopravvivenza del vampiro. Tramontate le epidemie che flagellarono la fine del Seicento e il Settecento, questa figura mercuriale, ambigua, da sempre presente nella tradizione popolare, si trasferisce, in pieno Ottocento, nella produzione letteraria e artistica. Diventa personaggio. Da allora, non ha mai smesso di abitare le nostre inquietudini.