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Attualità
Attualità, 8/2020, 15/04/2020, pag. 233

Francesco - Clericalismo: storia di una parola

Il magistero pontificio interpreta il mondo, la riforma interna, il dramma della pedofilia

Daniele Menozzi

Nella Lettera al popolo di Dio, con cui il 20 agosto 2018 papa Francesco ha cercato di dare risposta al crescente disagio della comunità ecclesiale per il diffondersi delle notizie sulla pedofilia del clero, si trova una frase che ha richiamato ampia attenzione: «Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo» (Regno-doc. 15,2018,459). A ragione Bruna Bocchini ha sottolineato il carattere insolito del riferimento al clericalismo nel magistero romano.1 Vale la pena d’approfondire la questione.

 

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Il papa aggiorna la pietà giuseppina

Daniele Menozzi

Il papa intende promuovere la pietà giuseppina tra i fedeli, orientandola secondo gli indirizzi che ritiene adeguati al tempo presente. L’incoraggiamento a questa devozione è reso evidente dall’indizione a partire dall’8 dicembre 2020 di un anno di san Giuseppe, nel corso del quale i fedeli potranno lucrare l’indulgenza plenaria.

 

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L’enigma Bea

Augustin Bea nella Chiesa pacelliana e nel Vaticano II

Daniele Menozzi

Il gesuita tedesco Augustin Bea (1881-1968) è stato uno dei grandi protagonisti dell’aggiornamento ecclesiale promosso dal coetaneo Giovanni XXIII. La sua figura è indissolubilmente legata al Segretariato per l’unità dei cristiani. Nel maggio 1969, al momento di elencare le commissioni incaricate di predisporre i lavori del concilio Vaticano II, il pontefice chiamava il quasi ottuagenario religioso a dirigere questo nuovo organismo, indicando esplicitamente – ed era il solo caso – il nome di chi l’avrebbe presieduto.

 

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