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Pasqua 2017: la luce ed il contrasto

Tanti i modi di guardare al giorno di Pasqua: da quello laico e critico di Scalfari su Repubblica, a quello di chi ne ha approfittato per godere la bellezza delle nostra città, a quello di chi ha vissuto una notte intensa, ricca della luce del Risorto che illumina la storia, la terra e la Chiesa.

Pasqua è comunque festa di tutti; celebrazione di una vita che si rinnova, che si rigenera come la natura a primavera, che risplende festosa in un annuncio di pace. E' un simbolo potente, in cui anzi lo sguardo credente coglie una portata cosmica, promessa di una terra vivificata, liberata dal male che ancora la avvelena e che la fa gemere come nelle "doglie del parto" (Rm 8,19; cf. anche Laudato si' n.2).

Il contrasto

Quanto forte, allora, il contrasto con i venti di guerra segnalati proprio oggi dai media, con le minacce scambiate tra gli attori della scena internazionale, con la tensione che proprio in questi giorni ha raggiunto livelli inediti e preoccupanti. Quanto forte lo scarto tra l'annuncio pasquale di vita e la notizia dell'ennesima strage di civili in Siria (un autoboma che colpisce odiosamente chi credeva di essersi sottratto alla guerra). Quanto grande la distanza tra la gioiosa, serena saggezza che viene dal Risorto e le parole insultanti, escludenti, generatrici di divisione che così spesso risuonano sui social.

La tentazione del cinismo sta alle nostre porte: a che vale narrare storie di vita in una storia in cui la violenza la fa da padrona? A che serve dire del Risorto, quando ben altri signori dominano l'umanità? Perchè continuare ad annunciare la novità di un giorno, quando nulla sembra cambiare (se non magari per mostrare inedite inquietanti dimensioni)?

La speranza

Ma Pasqua dice altro: che - nonostante le apparenze, talvolta schiaccianti - tutto è cambiato; che il seme di una nuova creazione è stato gettato e che già ne germogliano le primizie. Questo il segreto che sostiene un'etica traformativa, come quella cui chiama papa Francesco; questo il motore di una resistenza al negativo che rifiuta di lasciarsi abbattere. Che, anzi, si fa forza, pronta ad alimentare l'utopia, a coltivare sempre  e di nuovo realistici progetti di pace, a costruire città abitabili ed accoglienti.

Tonino Bello invitava a leggere la settima beatitudine come una chiamata: «In piedi, operatori di pace». Ecco, allora, che la distanza tra la luce di Pasqua e una quotidianità che davvero tende al cinismo si declina come invito a pratiche di contrasto al negativo, a una speranza costruttrice di novità, alla tenacia del dialogo e dell'incontro nelle città. La pace di chi sa contemplare il Risorto sostiene uno sguardo coraggioso sul quotidiano, che non chiude gli occhi di fronte alla sua ambivalenza, ma che neppure china la testa, come sconfitto.  

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