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Documenti, 17/1981, 01/09/1981, pag. 533

Giustizia ed evangelizzazione in A.

SCEAM

Leggi anche

Documenti, 2013-5

Governo e bene comune. Simposio conferenze episcopali di Africa e Madagascar, lettera pastorale

Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar - SCEAM
Per salvare l’Africa occorre «convertirsi al buon governo»: è questo l’appello che rivolgono i vescovi dell’intero continente ai politici e ai leader dei governi con la lettera pastorale Sistemi di governo, bene comune e transizioni democratiche in Africa, resa pubblica lo scorso febbraio (Regno-att. 4,2013,85). Mentre i vescovi plaudono alla «stabilità politica» e allo sviluppo democratico di «alcuni paesi (…), resta ancora molto da fare per rafforzare la credibilità di alcune di queste elezioni». Inoltre «l’Africa resta un continente povero» anche perché «multinazionali straniere», anche con la complicità di «alcuni dirigenti» locali, continuano a «depredare il continente delle sue risorse». Per questo occorre utilizzare gli strumenti democratici, attingendo «anche alla saggezza dei sistemi e delle strutture africani tradizionali di governo», per evitare il prevalere degli interessi «egoistici» di pochi. E occorre anche promuovere un’idea di cittadinanza come un vero «bene comune», considerando «fratello e sorella» ogni uomo, «oltre frontiere statali, politiche, tribali o religiose».
Documenti, 2004-21

Africa-Europa: comunione e solidarietà

CCEE-SCEAM
Si è tenuto dal 10 al 13 novembre a Roma il primo simposio organizzato dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE) e dal Simposio delle conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar (SCEAM) e intitolato «Comunione e solidarietà tra l’Africa e l’Europa». Vi hanno partecipato un centinaio tra vescovi europei e africani (cf. Regno-att. 20,2004,680). Al centro dei lavori le forme di collaborazione tra le Chiese, che non devono limitarsi alla – necessaria – solidarietà economica, ma anche approfondire i numerosi scambi pastorali che già da tempo intercorrono tra molte Chiese locali europee ed africane (Messaggio finale). È necessario ridare slancio a un’Europa secolarizzata e disinteressata allo storico processo di unificazione, attraverso un «grande progetto» di solidarietà verso l’Africa (mons. A. Grab, arcivescovo di Coira, Svizzera, e presidente del CCEE). In questo modo si potranno porre quei correttivi al processo di globalizzazione che stanno emarginando il continente africano sia economicamente sia culturalmente e valorizzare le risorse che l’Africa può offrire alla nuova evangelizzazione (mons. J. Onaiyekan, arcivescovo di Abuja e presidente dello SCEAM). Ricevendo in udienza i partecipanti al simposio, Giovanni Paolo II ha manifestato «l’intenzione di convocare una seconda assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi».
Documenti, 2003-21

Chiese nel mondo: L'Africa chiede perdono

SCEAM
La lunga (1-12.10.2003) e articolata XIII Assemblea generale del Simposio delle Conferenze episcopali dell'Africa e del Madagascar (SCEAM), che si è tenuta a Dakar (Senegal), ha dedicato una sessione specifica al tema delle conseguenze della tratta dei neri sulla storia e la pastorale africana. P. Barthélémy Adoukonou, teologo e segretario generale della Conferenza episcopale regionale dell'Africa occidentale francofona (CERAO), ha analizzato nella sua relazione (4.10) dal punto di vista storico, antropologico e psicologico le conseguenze di una doverosa purificazione della memoria per le complicità africane nella tratta dei neri e per il lungo silenzio della Chiesa africana. Occorre - ha detto p. Adoukonou - che vi sia la conversione di una mentalità troppo spesso stretta tra senso d'impotenza e rivendicazioni: «Accusare un bianco non serve a dare ragione a un nero». Ciò che serve oggi all'Africa per risollevarsi è un'umanità «capace di assumere il proprio destino e di rispondere di tanti progetti generosi di sviluppo del continente». Il giorno successivo, 5 ottobre, l'Assemblea si è recata alla Casa degli schiavi di Gorée per una cerimonia liturgica di richiesta di perdono - di cui qui riproduciamo il testo - affidando a un Messaggio (Regno-att. 18,2003,595) la richiesta di perdono per quello che fu definito da Pio II nel 1462, e ripreso da Giovanni Paolo II nella sua visita del 1992, «magnum scelus».