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Documenti, 17/1981, 01/09/1981, pag. 533

Giustizia ed evangelizzazione in A.

SCEAM

Leggi anche

Documenti, 2020-13

Un partenariato tra Europa e Africa

Card. Jean-Claude Hollerich SJ, card. Philippe Nakellentuba Ouédraogo, presidenti di COMECE e SCEAM

Uno dei punti programmatici della presidenza von der Leyen della Commissione europea è il rafforzamento di una collaborazione solida e reciprocamente proficua tra l’Europa e l’Africa, motivo per il quale è previsto per l’autunno di quest’anno il 6° Vertice tra l’Unione Europea e l’Unione Africana (uno dei grandi interlocutori esclusi dal precedente Accordo di Cotonou). In vista di tale appuntamento, per contribuire alle scelte della leadership politica gli episcopati dei due continenti il 10 giugno hanno pubblicato un comunicato congiunto, firmato dal card. Jean-Claude Hollerich SJ, presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea, e dal card. Philippe Nakellentuba Ouédraogo, presidente del Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar, dal titolo Per un partenariato tra i nostri continenti incentrato sulle persone, equo e responsabile. «Fiorisca il giusto e abbondi la pace» (Sal 72).

Gli episcopati chiedono che il partenariato non sia una nuova «corsa all’Africa» ma abbia come obiettivo «lo sviluppo umano integrale, l’ecologia integrale, la sicurezza e la pace per le persone e l’attenzione ai migranti». Per esempio, occorre «smettere di ravvivare i conflitti nel continente africano attraverso esportazioni di armi europee incoerenti, non trasparenti e irresponsabili, e adottare misure efficaci contro il commercio illecito di armi».

Documenti, 2020-13

La pandemia in Africa e le sue conseguenze

Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SCEAM)

La pandemia da coronavirus, con poco meno di 300.000 affetti e 6.000 morti alla fine di giugno, ha colpito anche l’Africa, «già gravata dal debito e dove la disoccupazione continua a peggiorare, aggravando ulteriormente il fenomeno dell’impoverimento delle popolazioni». Tuttavia può diventare un’opportunità per trasformare in senso solidale i sistemi politici e quelli economici, attraverso la remissione del debito, una più equa ripartizione delle risorse e un investimento in ospedali, scuole, alloggi. È questo, in sintesi, l’appello lanciato il 31 maggio dai vescovi dell’Africa e del Madagascar nella dichiarazione Sul COVID-19 e le sue conseguenze. «Ascolta, o Dio, la voce del mio lamento, dal terrore del nemico proteggi la mia vita» (Sal 64,2), in cui i vescovi del Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SCEAM) si rivolgono all’Unione Africana e alle agenzie di cooperazione internazionale per chiedere un fattivo sostegno per le proprie popolazioni. Chiedono inoltre ai leader africani di «garantire che le limitate risorse disponibili vengano impiegate per assistere coloro che hanno davvero bisogno di aiuto, in particolar modo i più poveri, e non finiscano invece nelle tasche dei politici attraverso pratiche di corruzione».

Documenti, 2013-5

Governo e bene comune. Simposio conferenze episcopali di Africa e Madagascar, lettera pastorale

Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar - SCEAM
Per salvare l’Africa occorre «convertirsi al buon governo»: è questo l’appello che rivolgono i vescovi dell’intero continente ai politici e ai leader dei governi con la lettera pastorale Sistemi di governo, bene comune e transizioni democratiche in Africa, resa pubblica lo scorso febbraio (Regno-att. 4,2013,85). Mentre i vescovi plaudono alla «stabilità politica» e allo sviluppo democratico di «alcuni paesi (…), resta ancora molto da fare per rafforzare la credibilità di alcune di queste elezioni». Inoltre «l’Africa resta un continente povero» anche perché «multinazionali straniere», anche con la complicità di «alcuni dirigenti» locali, continuano a «depredare il continente delle sue risorse». Per questo occorre utilizzare gli strumenti democratici, attingendo «anche alla saggezza dei sistemi e delle strutture africani tradizionali di governo», per evitare il prevalere degli interessi «egoistici» di pochi. E occorre anche promuovere un’idea di cittadinanza come un vero «bene comune», considerando «fratello e sorella» ogni uomo, «oltre frontiere statali, politiche, tribali o religiose».