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Documenti, 1/1984, 01/01/1984, pag. 13

La carta dei diritti della famiglia

Santa Sede

Leggi anche

Documenti, 2019-15

La registrazione civile del clero in Cina

Orientamenti pastorali

Santa Sede

«Se un vescovo o un sacerdote decide di registrarsi civilmente ma il testo della dichiarazione per la registrazione non appare rispettoso della fede cattolica, egli preciserà per iscritto all’atto della firma che lo fa senza venir meno alla dovuta fedeltà ai principi della dottrina cattolica». Gli Orientamenti pastorali della Santa Sede circa la registrazione civile del clero in Cina, pubblicati il 28 giugno, precisano le condizioni alle quali i preti e i vescovi cinesi possono registrarsi davanti alle autorità, come richiesto dai nuovi regolamenti cinesi sulle attività religiose, senza venir meno alle proprie convinzioni di coscienza. La registrazione è consigliata, intesa «all’unico fine di favorire il bene della comunità diocesana e la sua crescita nello spirito di unità, come anche un’evangelizzazione adeguata alle nuove esigenze della società cinese e la gestione responsabile dei beni della Chiesa». Tuttavia la Santa Sede «comprende e rispetta la scelta di chi, in coscienza, decide di non potersi registrare alle presenti condizioni», cioè a fronte di comportamenti da parte delle autorità locali non coerenti con l’Accordo sulla nomina dei vescovi firmato dalla Santa Sede e dal governo cinese un anno fa (cf. Regno-doc. 17,2018,526).

Documenti, 2018-17

Accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi

Santa Sede – Repubblica popolare cinese

L’Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, firmato il 22 settembre 2018 a Pechino da mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli stati, e Wang Chao, viceministro degli Affari esteri della Repubblica popolare cinese, «viene stipulato dopo un lungo percorso di ponderata trattativa e prevede valutazioni periodiche circa la sua attuazione». Insieme al Comunicato circa la firma di un Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese sulla nomina dei vescovi pubblichiamo anche: la Nota informativa sulla Chiesa cattolica in Cina, uscita lo stesso giorno, che riammette «nella piena comunione ecclesiale i rimanenti vescovi “ufficiali” ordinati senza mandato pontificio»; il comunicato della Sala stampa vaticana sull’Erezione della Diocesi di Chengde (da attribuire probabilmente al neo-riconosciuto vescovo Guo Jincai, che non aveva una diocesi); e la Dichiarazione ufficiale del segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin. «L’obiettivo della Santa Sede è un obiettivo pastorale, cioè aiutare le Chiese locali affinché godano condizioni di maggiore libertà, autonomia e organizzazione, in modo tale che possano dedicarsi alla missione di annunciare il Vangelo e di contribuire allo sviluppo integrale della persona e della società… Per la prima volta dopo tanti decenni, oggi tutti i vescovi in Cina sono in comunione con il vescovo di Roma» (card. Parolin).

Documenti, 2017-15

Il ruolo della Chiesa cattolica in Montenegro

Accordo di base tra la Santa Sede e il Montenegro

«La Santa Sede e il Montenegro riaffermano che lo stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e autonomi, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti e alla reciproca collaborazione per lo sviluppo integrale, cioè spirituale e materiale, dell’uomo e per la promozione del bene comune». Firmato in Vaticano il 24 giugno 2011 ed entrato in vigore con la ratifica il 21 giugno 2012, l’Accordo di base tra la Santa Sede e il Montenegro in 21 articoli stabilisce il quadro giuridico delle relazioni tra il Montenegro e la Chiesa cattolica, che ha nel paese circa 20.000 battezzati, il 3,8% della popolazione, nell’arcidiocesi di Antivari, immediatamente soggetta alla Santa Sede, e nella diocesi di Cattaro (Kotor), suffraganea di Spalato in Croazia. In particolare riconosce alla Santa Sede la libertà di esercitare la propria missione apostolica all’interno del paese – dove la popolazione è in maggioranza ortodossa –, compresa la possibilità di erigere edifici di culto, formare associazioni o fondazioni, insegnare e divulgare i propri precetti attraverso i mezzi di comunicazione. Viene inoltre riconosciuto il diritto dei genitori all’educazione religiosa dei figli, tenendo conto della «configurazione multireligiosa del paese», e stabilisce la restituzione dei beni incamerati o nazionalizzati durante gli anni della Repubblica iugoslava.