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Documenti, 5/2012, 01/03/2012, pag. 164

L’accesso nelle chiese

Consiglio Permanente della CEI
L'accesso alle chiese aperte al culto non può essere condizionato al pagamento di un biglietto di ingresso. Una Nota, approvata dal Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, intende riaffermare tale principio, tipico della tradizione italiana, in virtù del quale l’apertura delle chiese è gratuita, in quanto luoghi dedicati primariamente alla preghiera comunitaria e personale. Questa regola vale sia per le chiese di proprietà di enti ecclesiastici che per quelle dello Stato, di altri enti pubblici e di soggetti privati. Si applica anche alle chiese di grande rilevanza storico-artistica, interessate da flussi notevoli di visitatori: è fondamentale, infatti, che il turista percepisca di essere accolto nel luogo sacro e, di conseguenza, si comporti in maniera adeguata e rispettosa. Il principio generale non impedisce che si possa esigere il pagamento di un biglietto per la visita a parti del complesso chiaramente distinte dalla chiesa, quali, per esempio, la cripta, il tesoro, il battistero, il campanile, il chiostro o una singola cappella. Vi sono, di fatto, in Italia chiese con ingresso a pagamento: si tratta, comunque, di eccezioni numericamente assai contenute, rispetto all’ingente patrimonio complessivo. Da un’indagine condotta lo scorso anno dalla CEI sull’intero territorio nazionale, risultano infatti solo 59 chiese per accedere alle quali viene chiesto il pagamento di un biglietto. Non è rara, invece, la scelta – a fronte di frotte di turisti – di contingentare il numero delle presenze, imponendo una turnazione al fine di assicurare la conservazione e la sicurezza del bene. (Presentazione a cura della CEI)

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Documenti, 2017-3

Giovani: un’Assemblea e un Sinodo

Comunicato finale del Consiglio permanente della CEI

Consiglio permanente della CEI

L’aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto, la crescente povertà nelle famiglie italiane – con una richiesta pressante allo stato per «politiche familiari che possano trovare attuazione senza ulteriori dilazioni di tempo e di misure che aiutino la ripresa dell’occupazione: sono condizioni di futuro» –; e sul versante ecclesiale la pastorale giovanile, che sarà il tema principale dell’Assemblea generale di maggio, anche in vista del Sinodo indetto da papa Francesco per il 2018, e la formazione dei preti, su cui uscirà presto un sussidio a conclusione del lavoro compiuto dai vescovi nell’ultimo biennio sul rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente. Sono stati questi i contenuti principali del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, riunitosi a Roma dal 23 al 25 gennaio. Il Consiglio episcopale permanente, che è composto dal presidente della CEI card. Angelo Bagnasco, dal segretario mons. Nunzio Galantino, dai tre vicepresidenti e dai 27 presidenti delle conferenze episcopali regionali e delle commissioni episcopali, si riunirà nuovamente in marzo.

Documenti, 2016-17

Progettualità, rinnovamento, riforma

Comunicato finale del Consiglio permanente della CEI

Consiglio permanente della CEI

Lavoro, clero, nuovo processo matrimoniale, riordino delle diocesi: sono stati i principali temi oggetto del Consiglio permanente della CEI che si è concluso il 29 settembre scorso e di cui pubblichiamo il Comunicato finale. Sul tema del lavoro i vescovi hanno centrato la prossima Settimana sociale dei cattolici italiani (26-29.10.2017): «Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale». Sul clero, cui era stata dedicata l’Assemblea generale del novembre 2014, il Consiglio permanente ha presentato un sussidio frutto delle riflessioni di questi due anni. Sul processo matrimoniale si conferma, anche in base al rescritto di papa Francesco del 7 dicembre 2015 (qui a p. 559), che il motu proprio Mitis iudex Dominus Iesus, che innova le regole procedurali per la trattazione delle cause di nullità, si applica anche in Italia. Per questo il Consiglio permanente predisporrà un regolamento perché l’organizzazione amministrativa dei tribunali sia omogenea in tutto il paese e recepisca le innovazioni. Quanto alle diocesi, è stato preso in esame il quadro offerto dalle risposte delle conferenze episcopali regionali rispetto alla proposta di riordino. Emergono due criteri condivisi: da un lato «l’importanza della prossimità del vescovo al clero e alla popolazione»; dall’altra quello della «custodia del patrimonio e della storia di fede».

Documenti, 2016-1

A difesa della famiglia

Comunicato finale

Consiglio permanente della CEI
Dopo la prolusione del presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco (in questo numero a p. 26), nel dibattito che si è svolto nel Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (CEI) – composto dal presidente, dai tre vicepresidenti, dal segretario mons. Nunzio Galantino e dai 25 vescovi tra presidenti delle Conferenze episcopali regionali e presidenti delle varie commissioni – «si è espressa la consapevolezza della missione ecclesiale di dover annunciare il vangelo del matrimonio e della famiglia, difendendo l’identità della sua figura naturale, i cui tratti sono recepiti nella stessa Carta costituzionale. L’equiparazione in corso tra matrimonio e unioni civili – con l’introduzione di un’alternativa alla famiglia – è stata affrontata all’interno della più ampia preoccupazione per la mutazione culturale che attraversa l’Occidente», come si esprime il Comunicato finale, pubblicato il 29 gennaio, nel pieno del dibattito pubblico sul disegno di legge n. 14 «Cirinnà» sulla disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, e il giorno prima della manifestazione del «Family Day» a Roma. Svoltosi a Roma dal 25 al 27 gennaio 2016, il Consiglio permanente ha avviato anche un processo di riordino delle diocesi, che era una delle prime richieste che aveva fatto papa Francesco alla CEI (cf. Regno-att. 10,2013,266) in ordine a una riduzione del loro numero.