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Documenti, 19/2014, 01/11/2014, pag. 606

Soffi il vento della Pentecoste

Nella veglia con le famiglie

Francesco
«Una condizione generale di base è questa: parlare chiaro». È stato il segno sotto il quale papa Francesco ha posto i lavori del primo Sinodo dei vescovi da lui convocato (5-19.10.2014), uno strumento la cui revisione ha il valore di «prima riforma» del pontificato (cf. Regno-att. 18,2014,609). «Bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire (…). E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà (...) quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità», ha detto ai presenti in apertura dei lavori, proseguendo: «E fatelo con tanta tranquillità e pace, perché il Sinodo si svolge sempre cum Petro et sub Petro, e la presenza del papa è garanzia per tutti e custodia della fede». Un confronto franco, non senza tensioni e tentazioni, come lo stesso papa ha riconosciuto concludendo i lavori (18.10). Pubblichiamo i due discorsi insieme all’intervento alla veglia con le famiglie (4.10) e alle omelie nelle messe di apertura (5.10) e conclusione (19.10) dell’assemblea sinodale straordinaria, che era dedicata alle sfide pastorali sulla famiglia. La messa conclusiva ha coinciso con la beatificazione di Paolo VI, cui si deve l’istituzione del Sinodo dei vescovi (1965).

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Attualità, 2020-14

M. Gentilini, Chiara Lubich

La via dell’unità tra storia e profezia

Francesco Pistoia

Il volume che Città nuova pubblica nel centenario della nascita della fondatrice del Movimento dei focolari, racconta un pezzo di storia religiosa e sociale del Novecento. Maurizio Gentilini, storico del movimento cattolico, ci fa rivivere la straordinaria avventura di Chiara Lubich (Trento 1920 – Rocca di Papa 2008), le vicende dolorose entro le quali in buona parte si svolge (guerre mondiali, nazifascismo, persecuzioni) e tratti del Concilio e del postconcilio in pagine ben documentate, terse e leggibili.

 

Documenti, 2020-13

A servizio della Chiesa locale

Messaggio alle Pontificie opere missionarie

Francesco

Il 21 maggio papa Francesco avrebbe dovuto partecipare all’Assemblea generale annuale delle Pontificie opere missionarie, l’organismo principale della Chiesa cattolica per aiutare i missionari e le giovani Chiese nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza di carità. L’incontro è stato rinviato per le restrizioni imposte dal coronavirus, ma nell’ambito di «un percorso di riconsiderazione… che volete sia ispirato dalle indicazioni del papa», il 21 maggio stesso Francesco ha voluto offrire alcuni «criteri e spunti generali» in un Messaggio inviato all’organizzazione.

L’indicazione è a rifuggire l’autoreferenzialità e recuperare l’originario radicamento nella base ecclesiale, «come una rete capillare diffusa nel popolo di Dio, pienamente ancorata e di fatto “immanente” alla rete delle preesistenti istituzioni e realtà della vita ecclesiale, come le diocesi, le parrocchie, le comunità religiose». Con un’applicazione precisa anche sul versante economico: «Se in alcune aree la raccolta di donazioni viene meno, anche per l’affievolirsi della memoria cristiana... può venire la tentazione di risolvere noi il problema “coprendo” la realtà e puntando su qualche sistema di raccolta più efficace, che vada alla ricerca dei grandi donatori». Ma «la sofferenza per il venir meno della fede e anche per il calare delle risorse non va rimossa, va messa nelle mani del Signore. E comunque è bene che la richiesta di offerte per le missioni continui a essere rivolta prioritariamente a tutta la moltitudine dei battezzati».

Documenti, 2020-13

A 25 anni dalla Ut unum sint

Francesco

Il 25 maggio ricorrevano i 25 anni dell’enciclica di Giovanni Paolo II Ut unum sint sull’impegno ecumenico (25.5.1995). Nell’occasione, papa Francesco ha inviato una lettera al presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, il card. Kurt Koch (www.vatican.va).