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Documenti, 11/2015, 20/03/2015, pag. 10

Pace, un dono e un impegno

Lectio magistralis alla Pontificia università gregoriana

Card. Pietro Parolin

Lo scorso 11 marzo, il cardinale segretario di stato Pietro Parolin è intervenuto all’annuale «Dies Academicus» della Pontificia università gregoriana di Roma. Quest’anno, in un clima geopolitico segnato da una perdurante instabilità, il titolo della giornata era: «La pace: dono di Dio, responsabilità umana, impegno cristiano». Parolin ha sviluppato il tema chiarendo la natura e il compito dell’azione diplomatica della Santa Sede nella costruzione della pace mondiale. «La Santa Sede opera sullo scenario internazionale non per garantire una generica sicurezza (...), ma per sostenere un’idea di pace frutto di giusti rapporti, di rispetto delle norme internazionali, di tutela dei diritti umani fondamentali», ha detto, precisando che la diplomazia vaticana «ha una chiara funzione ecclesiale». Essa «è lo strumento di comunione che unisce il romano pontefice ai vescovi delle Chiese locali o che consente di garantire la vita delle Chiese locali rispetto alle autorità civili», ma anche «il veicolo del successore di Pietro per “raggiungere le periferie”, sia quelle della realtà ecclesiale che quelle della famiglia umana», dove i diplomatici sono chiamati ad agire come «mediatori» per costruire la comunione.

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Documenti, 2019-11

Due secoli di concordati

Card. Pietro Parolin, segretario di stato vaticano

Il 28 febbraio e il 1° marzo si è svolto, alla Pontificia università gregoriana, un congresso internazionale sul tema «Gli accordi della Santa Sede con gli stati (XIX-XXI secolo). Modelli e mutazioni: dallo stato confessionale alla libertà religiosa». I lavori sono stati aperti dalla Prolusione del cardinale segretario di stato Pietro Parolin, il quale nel suo discorso intitolato Concordia e concordati ha offerto un contributo per una «comprensione il più possibile ampia e approfondita degli accordi di diritto internazionale che sono stati firmati tra la Santa Sede e gli stati sulla posizione e sullo statuto giuridico della Chiesa in un determinato paese e che hanno spesso assunto la forma di concordati e convenzioni similari. Essi vengono presi in esame non solo alla luce delle pratiche diplomatiche, ma anche per quanto riguarda le dinamiche politico-religiose globali dal XIX al XXI secolo».

Dopo aver inquadrato la libertà religiosa come fondamento e limite dei concordati, e aver rilevato l’importanza che ricopre l’episcopato locale nell’elaborazione e stipula degli accordi, il capo della diplomazia vaticana si è interrogato sull’esistenza di un presunto «modello concordatario» e sulla necessità, per la Santa Sede, di raggiungere concordati con gli altri stati, chiudendo la sua riflessione con un accenno agli accordi multilaterali di cui è parte la Sede apostolica.

Documenti, 2019-3

Ritorno dall’esilio

Visita del segretario di stato vaticano in Iraq per le celebrazioni natalizie

Card. Pietro Parolin

«Voi siete esperti di perdono. È commovente sapere che molti hanno perdonato quelli che hanno fatto loro del male… Anche per voi inizia il ritorno dall’esilio… Tuttavia, l’impresa più ardua non è la riedificazione materiale, bensì la ricostruzione della fiducia, la ricomposizione del tessuto sociale lacerato dai tradimenti, dal rancore, dall’odio. Qui sta la vostra vocazione e la vostra missione: è in gioco la fedeltà alle vostre radici e la costruzione di un futuro migliore per i vostri figli». Dal 24 al 28 dicembre il segretario di stato della Santa Sede, il card. Pietro Parolin, ha visitato l’Iraq, appena uscito da tre anni di guerra (2014-2017) e di invasione del sedicente Stato islamico (ISIS).

In un contesto segnato per i cristiani dalla gioia del ritorno e dalla speranza di un nuovo inizio, ma anche dall’insicurezza e dalla crisi economica, davanti a comunità cristiane estenuate dall’emigrazione, il card. Parolin ha portato la benedizione del papa e ha parlato di pace e riconciliazione a cristiani e musulmani ancora alle prese con un equilibrio politico e religioso instabile per le profonde divisioni tra sciiti e sunniti. Il giorno precedente al suo arrivo, il Consiglio dei ministri del Governo iracheno aveva votato un emendamento alla legge sui giorni festivi nazionali per rendere festivo nel paese il 25 dicembre, giorno di Natale.

Documenti, 2017-21

Ripensare l'Europa

Commissione degli episcopati della comunità europea (COMECE) in collaborazione con la Segreteria di stato

Card. Pietro Parolin; card. Reinhard Marx; papa Francesco

Sul tema «(Re)Thinking Europe. Un contributo cristiano al futuro del progetto europeo», in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, la Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE) in collaborazione con la Santa Sede ha organizzato in Vaticano un dialogo tra 350 rappresentanti della politica, delle Chiese e della società dei 28 stati dell’Unione Europea. Sia dai discorsi introduttivi, tra cui pubblichiamo quelli del segretario di stato vaticano, il card. Pietro Parolin, e del presidente della COMECE, il card. Reinhard Marx (arcivescovo di Monaco di Baviera), sia dal confronto in aula a porte chiuse sono emerse le criticità di fronte alle quali si trova il progetto europeo e le profonde differenze di visione tra l’Est e l’Ovest del continente. A chiusura del dialogo è intervenuto il papa, nel quinto dei suoi discorsi sull’Europa (dopo quelli del 2014 al Parlamento e al Consiglio d’Europa, quello del 2016 per il conferimento del Premio Carlo Magno e quello dello scorso marzo per il 60° dei Trattati di Roma), rimarcando che «il primo, e forse più grande, contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone», e che i cristiani «sono chiamati a ridare anima all’Europa e ridestarne la coscienza».