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Documenti, 13/2015, 11/04/2015, pag. 1

Misericordiae vultus

Bolla d'indizione del Giubileo straordinario della misericordia (11.4.2015)

Francesco
«Fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza! Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza: ha pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito». Era il 17 marzo 2013, pochi giorni dopo la sua elezione, e papa Francesco dedicava il suo primo Angelus alla misericordia divina, tema che sarebbe diventato un pilastro del suo pontificato. «Il problema è che noi ci stanchiamo di chiedere perdono! Lui, mai si stanca di perdonare», disse ancora, ricordando che la misericordia di Dio «cambia il mondo». Questo magistero, insistentemente ribadito, trova condensazione nell’iniziativa dell’Anno santo straordinario, o Giubileo della misericordia. Pubblichiamo la bolla di indizione, Misericordiae vultus, letta e consegnata da Francesco lo scorso 11 aprile, nella Basilica vaticana, durante i primi Vespri della festa della Divina misericordia.

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Attualità, 2019-14

P. Delpiano, M. Formica, A.M. Rao (a cura di), Il Settecento e la religione

Francesco Pistoia

Il 35° volume della «Biblioteca del XVIII secolo», promossa dalla Società italiana per gli studi sul secolo XVIII, raccoglie gli Atti del convegno svoltosi a Marina di Massa nel maggio 2016 sul tema omonimo. Impresa impegnativa, volta a restituire il secolo alla sua autenticità: non è solo il tempo dei Lumi, è anche altro. Letto in questa prospettiva, il volume curato da Patrizia Delpiano, Marina Formica, Anna Maria Rao è una lezione di pedagogia della storia. E non solo perché fornisce tanti spunti di storia dell’educazione, ma per lo spirito che anima l’intero lavoro.

 

Documenti, 2019-13

La preghiera che ci rende fratelli

Francesco; patriarca Daniel di Romania

«Oggi vogliamo elevare insieme, gli uni accanto agli altri, “gettare insieme”, dal cuore del paese, la comune preghiera del Padre nostro. In essa è racchiusa la nostra identità di figli e, oggi in modo particolare, di fratelli che pregano l’uno accanto all’altro» (Francesco). Il Padre nostro non è stato recitato insieme ma separatamente, prima dai cattolici e poi dagli ortodossi, perché in entrambe le confessioni sono presenti delle resistenze all’idea di pregare insieme, e all’ecumenismo più in generale. Tuttavia l’incontro di preghiera nella nuova «cattedrale nazionale» di Bucarest è stato uno dei momenti più intensi del viaggio apostolico di papa Francesco in Romania, dal 31 maggio al 2 giugno. Il discorso di saluto rivoltogli da Daniel, patriarca della Chiesa ortodossa romena, ha evidenziato come la Chiesa di Bucarest e quella di Roma siano vicine in termini di stima e affetto concreto.

Un altro dei momenti più significativi è stato l’incontro del papa con la comunità rom di Blaj, nel quale Francesco ha dichiarato: «Nel cuore porto… un peso. È il peso delle discriminazioni, delle segregazioni e dei maltrattamenti subiti dalle vostre comunità. La storia ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male. Vorrei chiedere perdono per questo… in nome della Chiesa al Signore e a voi».

Documenti, 2019-13

Communis vita

Lettera apostolica motu proprio con la quale vengono mutate alcune norme del Codice di diritto canonico

Francesco

Con il motu proprio Communis vita, pubblicato il 26 marzo, il papa ha compiuto un altro passo della riforma della vita religiosa che sta realizzando nel suo pontificato (cf. qui a p. 390). Questa volta si tratta di normare quei casi in cui un religioso risulti assente in modo prolungato e illegittimo dal suo istituto di vita consacrata, e risulti irreperibile al suo superiore. Con la modifica al Codice di diritto canonico, introdotta dal presente motu proprio, il superiore trascorsi 12 mesi dalla dichiarazione di irreperibilità, ottenuta la conferma dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica o dal vescovo diocesano secondo i casi, può decretare la dimissione del religioso dall’istituto, a partire dal principio fondamentale che «la vita in comunità è un elemento essenziale della vita religiosa». La modifica – secondo quanto affermato dal segretario della Congregazione mons. José Rodriguez Carballo (Vatican News 10.4.2019), risponde all’esigenza di mettere ordine in questo ambito, «perché un religioso assente illegittimamente continua a essere religioso, e per anni, quindi qualora arrivasse a commettere qualche crimine, per esempio un abuso sessuale, tutto ricadrebbe sull’istituto».