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Documenti, 11/2016, 01/06/2016, pag. 329

Ieri il genocidio, l'unità domani

Viaggio apostolico in Armenia

Francesco

Il cuore del recente viaggio di papa Francesco in Armenia (24-26.6.2016) è racchiuso nell’incontro con la Chiesa apostolica armena, e rappresenta una nuova tappa di un percorso ecumenico che, attraverso il dialogo sincero e fraterno, potrà in futuro condurre alla piena comunione tra le due Chiese: «Condividiamo con grande gioia i tanti passi di un cammino comune già molto avanzato – ha detto il santo padre all’incontro ecumenico – e guardiamo davvero con fiducia al giorno in cui, con l’aiuto di Dio, saremo uniti presso l’altare del sacrificio di Cristo, nella pienezza della comunione eucaristica». La visita in Armenia è stata anche un’occasione per ribadire la vicinanza e l’amicizia del papa nei confronti del popolo armeno, che «illuminato dalla luce del Vangelo, anche nei momenti più tragici della sua storia, ha sempre trovato nella croce e nella risurrezione di Cristo la forza per risollevarsi e riprendere il cammino con dignità», e per denunciare i conflitti e le divisioni che ancora affliggono molte parti del mondo, in particolare il Medio Oriente. Pubblichiamo di seguito i discorsi pronunciati dal pontefice durante la visita alla cattedrale apostolica di Etchmiadzin, all’incontro con le autorità e all’incontro ecumenico, nonché il testo della Dichiarazione comune firmata da papa Francesco e il catholicos Karekin II.

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F. Parazzoli, L’angelo la mosca e l’anima

Francesco Pistoia

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A servizio della Chiesa locale

Messaggio alle Pontificie opere missionarie

Francesco

Il 21 maggio papa Francesco avrebbe dovuto partecipare all’Assemblea generale annuale delle Pontificie opere missionarie, l’organismo principale della Chiesa cattolica per aiutare i missionari e le giovani Chiese nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza di carità. L’incontro è stato rinviato per le restrizioni imposte dal coronavirus, ma nell’ambito di «un percorso di riconsiderazione… che volete sia ispirato dalle indicazioni del papa», il 21 maggio stesso Francesco ha voluto offrire alcuni «criteri e spunti generali» in un Messaggio inviato all’organizzazione.

L’indicazione è a rifuggire l’autoreferenzialità e recuperare l’originario radicamento nella base ecclesiale, «come una rete capillare diffusa nel popolo di Dio, pienamente ancorata e di fatto “immanente” alla rete delle preesistenti istituzioni e realtà della vita ecclesiale, come le diocesi, le parrocchie, le comunità religiose». Con un’applicazione precisa anche sul versante economico: «Se in alcune aree la raccolta di donazioni viene meno, anche per l’affievolirsi della memoria cristiana... può venire la tentazione di risolvere noi il problema “coprendo” la realtà e puntando su qualche sistema di raccolta più efficace, che vada alla ricerca dei grandi donatori». Ma «la sofferenza per il venir meno della fede e anche per il calare delle risorse non va rimossa, va messa nelle mani del Signore. E comunque è bene che la richiesta di offerte per le missioni continui a essere rivolta prioritariamente a tutta la moltitudine dei battezzati».