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Documenti, 3/2016, 01/02/2016, pag. 87

Il celibato dei preti, cammino di libertà

Al convegno sul celibato ecclesiastico

Card. Pietro Parolin
«Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà» era il tema di un convegno internazionale promosso a Roma dal 4 al 6 febbraio 2016 dalla Pontificia università gregoriana, a un anno dall’incontro tra papa Francesco e i parroci romani in Vaticano (19.2.2015), in cui era stata sollevata la questione della differenza del celibato tra i sacerdoti di rito latino e a quelli di rito orientale, che possono sposarsi e continuare a esercitare il ministero. Sul significato e il valore della scelta celibataria è intervenuto, a conclusione dei lavori, il cardinale segretario di stato Pietro Parolin, con una relazione sul tema «Il prete ordinato in persona Christi». Egli si è soffermato in modo specifico sul «celibato sacerdotale vissuto nella Chiesa latina», il quale – oltre a rappresentare quella «fulgida fiamma» che caratterizza la Chiesa di oggi –, è «“tenuto in grandissima stima”… dalle Chiese cattoliche orientali». Tuttavia, ha concluso, «le esigenze dell’evangelizzazione, unitamente alla storia e alla multiforme tradizione della Chiesa, lasciano aperto lo scenario a dibattiti legittimi, se motivati dall’annuncio del Vangelo e condotti in modo costruttivo, pur sempre salvaguardando la bellezza e l’altezza della scelta celibataria».

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Documenti, 2019-11

Due secoli di concordati

Card. Pietro Parolin, segretario di stato vaticano

Il 28 febbraio e il 1° marzo si è svolto, alla Pontificia università gregoriana, un congresso internazionale sul tema «Gli accordi della Santa Sede con gli stati (XIX-XXI secolo). Modelli e mutazioni: dallo stato confessionale alla libertà religiosa». I lavori sono stati aperti dalla Prolusione del cardinale segretario di stato Pietro Parolin, il quale nel suo discorso intitolato Concordia e concordati ha offerto un contributo per una «comprensione il più possibile ampia e approfondita degli accordi di diritto internazionale che sono stati firmati tra la Santa Sede e gli stati sulla posizione e sullo statuto giuridico della Chiesa in un determinato paese e che hanno spesso assunto la forma di concordati e convenzioni similari. Essi vengono presi in esame non solo alla luce delle pratiche diplomatiche, ma anche per quanto riguarda le dinamiche politico-religiose globali dal XIX al XXI secolo».

Dopo aver inquadrato la libertà religiosa come fondamento e limite dei concordati, e aver rilevato l’importanza che ricopre l’episcopato locale nell’elaborazione e stipula degli accordi, il capo della diplomazia vaticana si è interrogato sull’esistenza di un presunto «modello concordatario» e sulla necessità, per la Santa Sede, di raggiungere concordati con gli altri stati, chiudendo la sua riflessione con un accenno agli accordi multilaterali di cui è parte la Sede apostolica.

Documenti, 2019-3

Ritorno dall’esilio

Visita del segretario di stato vaticano in Iraq per le celebrazioni natalizie

Card. Pietro Parolin

«Voi siete esperti di perdono. È commovente sapere che molti hanno perdonato quelli che hanno fatto loro del male… Anche per voi inizia il ritorno dall’esilio… Tuttavia, l’impresa più ardua non è la riedificazione materiale, bensì la ricostruzione della fiducia, la ricomposizione del tessuto sociale lacerato dai tradimenti, dal rancore, dall’odio. Qui sta la vostra vocazione e la vostra missione: è in gioco la fedeltà alle vostre radici e la costruzione di un futuro migliore per i vostri figli». Dal 24 al 28 dicembre il segretario di stato della Santa Sede, il card. Pietro Parolin, ha visitato l’Iraq, appena uscito da tre anni di guerra (2014-2017) e di invasione del sedicente Stato islamico (ISIS).

In un contesto segnato per i cristiani dalla gioia del ritorno e dalla speranza di un nuovo inizio, ma anche dall’insicurezza e dalla crisi economica, davanti a comunità cristiane estenuate dall’emigrazione, il card. Parolin ha portato la benedizione del papa e ha parlato di pace e riconciliazione a cristiani e musulmani ancora alle prese con un equilibrio politico e religioso instabile per le profonde divisioni tra sciiti e sunniti. Il giorno precedente al suo arrivo, il Consiglio dei ministri del Governo iracheno aveva votato un emendamento alla legge sui giorni festivi nazionali per rendere festivo nel paese il 25 dicembre, giorno di Natale.

Documenti, 2017-21

Ripensare l'Europa

Commissione degli episcopati della comunità europea (COMECE) in collaborazione con la Segreteria di stato

Card. Pietro Parolin; card. Reinhard Marx; papa Francesco

Sul tema «(Re)Thinking Europe. Un contributo cristiano al futuro del progetto europeo», in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, la Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE) in collaborazione con la Santa Sede ha organizzato in Vaticano un dialogo tra 350 rappresentanti della politica, delle Chiese e della società dei 28 stati dell’Unione Europea. Sia dai discorsi introduttivi, tra cui pubblichiamo quelli del segretario di stato vaticano, il card. Pietro Parolin, e del presidente della COMECE, il card. Reinhard Marx (arcivescovo di Monaco di Baviera), sia dal confronto in aula a porte chiuse sono emerse le criticità di fronte alle quali si trova il progetto europeo e le profonde differenze di visione tra l’Est e l’Ovest del continente. A chiusura del dialogo è intervenuto il papa, nel quinto dei suoi discorsi sull’Europa (dopo quelli del 2014 al Parlamento e al Consiglio d’Europa, quello del 2016 per il conferimento del Premio Carlo Magno e quello dello scorso marzo per il 60° dei Trattati di Roma), rimarcando che «il primo, e forse più grande, contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi è ricordarle che essa non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone», e che i cristiani «sono chiamati a ridare anima all’Europa e ridestarne la coscienza».