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Documenti, 3/2016, 01/02/2016, pag. 80

Lavanda dei piedi, non solo uomini

Modifica della "Lavanda dei piedi" nel rito della messa in Coena Domini

Francesco
«Dopo attenta ponderazione, sono giunto alla deliberazione di apportare un cambiamento nelle rubriche del Messale romano. Dispongo pertanto che venga modificata la rubrica secondo la quale le persone prescelte per ricevere la lavanda dei piedi debbano essere uomini o ragazzi, in modo tale che da ora in poi i pastori della Chiesa possano scegliere i partecipanti al rito tra tutti i membri del popolo di Dio. Si raccomandi inoltre che ai prescelti venga fornita un’adeguata spiegazione del significato del rito stesso». Sulla base di questa indicazione, che papa Francesco ha trasmesso con una Lettera del 20 dicembre 2015 al prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti sul rito della «Lavanda dei piedi» nella liturgia della messa in Coena Domini, la Congregazione stessa ha modificato la relativa rubrica del Messale romano con il decreto In missa in Coena Domini, pubblicato il 21 gennaio. Ora quindi nella messa del Giovedì santo può ricevere la lavanda dei piedi «un gruppetto di fedeli che rappresenti la varietà e l’unità di ogni porzione del popolo di Dio. Tale gruppetto può constare di uomini e donne, e convenientemente di giovani e anziani, sani e malati, chierici, consacrati, laici».

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Documenti, 2019-15

Al popolo di Dio che è in cammino in Germania

Lettera per il Sinodo della Chiesa tedesca

Francesco

«Vorrei offrirvi il mio sostegno, stare più vicino a voi per camminare al vostro fianco e promuovere la ricerca per rispondere con parresia alla situazione presente». Con la Lettera al popolo di Dio che è in cammino in Germania, pubblicata il 29 giugno in spagnolo e in tedesco, papa Francesco ha voluto offrire un appoggio e un contributo di riflessione al «cammino sinodale» di rinnovamento avviato dall’episcopato cattolico tedesco durante l’Assemblea plenaria di marzo (cf. Regno-att. 10,2019,273; 14,2019,400). Se da un lato il papa condivide la preoccupazione dei vescovi sul futuro della Chiesa in Germania e benedice il cammino di ricerca avviato per una Chiesa particolare inculturata e viva, dall’altro dà alcune indicazioni per evitare tentazioni ed errori: non limitarsi a «riforme puramente strutturali, organiche o burocratiche»; «recuperare il primato dell’evangelizzazione»; «mantenere sempre viva ed effettiva la comunione con tutto il corpo della Chiesa».

La Lettera rappresenta un ulteriore sviluppo del magistero di Francesco sulla sinodalità accanto al Discorso alla commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (Regno-doc. 37,2015,12) e all’intervento alla plenaria della Conferenza episcopale italiana nel maggio scorso (Regno-doc. 11,2019,372).

Documenti, 2019-15

Ai miei fratelli presbiteri

Lettera ai sacerdoti in occasione del 160° anniversario della morte del santo Curato d'Ars

Francesco

«Mi rivolgo a ciascuno di voi che, in tante occasioni, in maniera inosservata e sacrificata, nella stanchezza o nella fatica, nella malattia o nella desolazione, assumete la missione come un servizio a Dio e al suo popolo e, pur con tutte le difficoltà del cammino, scrivete le pagine più belle della vita sacerdotale». Il 4 agosto papa Francesco ha indirizzato ai preti una lunga lettera, intitolata Ai miei fratelli presbiteri, nella festa liturgica di san Giovanni Maria Vianney, curato d’Ars, nel 160° della sua morte (4 agosto 1859). Il testo è suddiviso in quattro parti, ciascuna introdotta da una citazione biblica: dolore, gratitudine, coraggio e lode.

La lettera nasce dal desiderio di manifestare vicinanza e incoraggiamento ai preti «come fratello maggiore e padre», in un momento in cui «in non poche regioni… si sentono ridicolizzati e “colpevolizzati” a causa di crimini che non hanno commesso». Questa premura era già emersa nel discorso del papa ai vescovi italiani in occasione della loro ultima assemblea, quando aveva ricordato che «i nostri sacerdoti si sentono continuamente sotto attacco mediatico e spesso ridicolizzati oppure condannati a causa di alcuni errori o reati di alcuni loro colleghi, e hanno vivo bisogno di trovare nel loro vescovo la figura del fratello maggiore e del padre che li incoraggia nei periodi difficili» (cf. Regno-doc. 11,2019,374).

Attualità, 2019-14

P. Delpiano, M. Formica, A.M. Rao (a cura di), Il Settecento e la religione

Francesco Pistoia

Il 35° volume della «Biblioteca del XVIII secolo», promossa dalla Società italiana per gli studi sul secolo XVIII, raccoglie gli Atti del convegno svoltosi a Marina di Massa nel maggio 2016 sul tema omonimo. Impresa impegnativa, volta a restituire il secolo alla sua autenticità: non è solo il tempo dei Lumi, è anche altro. Letto in questa prospettiva, il volume curato da Patrizia Delpiano, Marina Formica, Anna Maria Rao è una lezione di pedagogia della storia. E non solo perché fornisce tanti spunti di storia dell’educazione, ma per lo spirito che anima l’intero lavoro.