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Documenti, 13/2017, 01/07/2017, pag. 385

Non amiamo a parole ma con i fatti

Messaggio per la I Giornata mondiale dei poveri

Francesco

«Non pensiamo ai poveri solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa, dovrebbero introdurre a un vero incontro con i poveri e dare luogo a una condivisione che diventi stile di vita». L’opzione preferenziale per i poveri, tema teologico di spicco soprattutto nell’esperienza ecclesiale latinoamericana, assume un posto di primo piano nel pontificato bergogliano. In stretta correlazione con il Giubileo della misericordia celebrato nel 2016, alla sua conclusione con la lettera Misericordia et misera papa Francesco aveva istituito la Giornata mondiale dei poveri – «che aiuterà le comunità e ciascun battezzato a riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo e sul fatto che fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa… non potrà esserci giustizia né pace sociale» (n. 21; Regno-doc. 21,2016,658) –, collocandola nell’ultima domenica dell’anno liturgico. Il 13 giugno ha quindi pubblicato il Messaggio per la I Giornata mondiale dei poveri, che ricorrerà quest’anno il 19 novembre, intitolandolo «Non amiamo a parole ma con i fatti».

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Documenti, 2018-3

Verso il Sinodo per l’Amazzonia

Viaggio apostolico in Cile e Perù (15-22 gennaio 2018)

Francesco

Il 22° viaggio internazionale di Francesco, e il sesto in America Latina, si è svolto dal 15 al 18 gennaio nel Cile, e dal 18 al 22 in Perù, dopo quelli del 2013 per la Giornata mondiale della gioventù in Brasile, del 2015 in Ecuador, Bolivia e Paraguay e successivamente a Cuba, del 2016 in Messico e del 2017 in Colombia. I temi principali del viaggio – lo sviluppo democratico dei due paesi (qui a fianco), la perdita di credibilità della Chiesa a causa delle violenze su minori da parte del clero (qui a p. 76), la questione di una crescita economica sregolata a detrimento dell’ambiente e della giustizia sociale (qui a p. 82), i diritti delle popolazioni indigene (qui a p. 80 e riquadro a p. 74) – sono stati presto travolti dalle polemiche intorno alla difesa che il papa ha fatto del discusso vescovo cileno di Osorno Juan Barros (riquadro a p. 83). Durante il viaggio, nell’incontro con i popoli indigeni a Puerto Maldonado in Perù, il papa ha anche aperto il processo del Sinodo per l’Amazzonia, convocato per il 2019 per «plasmare una Chiesa con un volto amazzonico e una Chiesa con un volto indigeno», con il primo incontro del Consiglio pre-sinodale.

Documenti, 2018-3

Riconoscere e difendere i diritti dell’uomo

Discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede

Francesco

L’8 gennaio il tradizionale incontro per lo scambio degli auguri di inizio anno tra il papa e il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede è stato l’occasione per stilare un bilancio dei mesi trascorsi e tracciare le linee di sviluppo della diplomazia vaticana per quelli a venire, precisando che «nel rapporto con le autorità civili, la Santa Sede non mira ad altro che a favorire il benessere spirituale e materiale della persona umana e la promozione del bene comune». Nel suo discorso, il papa ha riportato al centro il tema dei diritti umani, cogliendo l’occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948: «Per la Santa Sede, infatti, parlare di diritti umani significa anzitutto riproporre la centralità della dignità della persona, in quanto voluta e creata da Dio a sua immagine e somiglianza». Partendo da questo assunto, Francesco ha poi concretizzato le sue parole, affermando la necessità di difendere la vita, promuovendo la pace, così come politiche a sostegno della famiglia, e intraprendendo azioni positive di accoglienza e integrazione nei confronti dei migranti. In conclusione del discorso ha infine richiamato, accanto ai diritti, i necessari doveri che ognuno di noi ha nei confronti degli altri, per soddisfare le esigenze di giustizia che tengono legata una comunità. Tra gli elementi di maggiore preoccupazione della Santa Sede vi è la questione di Gerusalemme, di recente riaccesasi in seguito alla decisione dell’Amministrazione USA di trasferirvi la sede della propria ambasciata in Israele (cf. qui a p. 99).

Documenti, 2018-3

Gerusalemme: rispettare lo status quo

Francesco; patriarchi e capi di Chiese di Gerusalemme; Olav Fykse Tveit; Federazione luterana mondiale; CEE; Assemblea ONU

A documentare le reazioni della decisione del presidente USA Donald Trump, comunicata il 6 dicembre, di trasferire la sede dell’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo così implicitamente la Città santa come capitale di Israele, pubblichiamo:

– l’appello sollevato da papa Francesco al termine dell’udienza, 6 dicembre 2017 (www.vatican.va);

– la Lettera dei patriarchi e dei capi delle Chiese di Gerusalemme, 6 dicembre (www.terrasanta.net; nostra traduzione dall’inglese);

– la dichiarazione Sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti del segretario del Consiglio ecumenico delle Chiese Olav Fykse Tveit, 6 dicembre (www.oikoumene.org; nostra traduzione dall’inglese);

– la lettera Urgente richiesta di astenersi dal riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, inviata dalla Federazione luterana mondiale al presidente Trump, 6 dicembre (www.lutheranworld.org; nostra traduzione dall’inglese);

– la Dichiarazione della presidenza del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa, 10 dicembre (www.ccee.eu);

– la Risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, 21 dicembre (unbisnet.un.org; nostra traduzione dall’inglese);

– la Lettera del papa al grande imam di Al-Azhar per la Conferenza internazionale di Al-Azhar a sostegno di Gerusalemme, 18 gennaio 2018 (www.vatican.va).