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Documenti, 17/2017, 01/10/2017, pag. 520

Una Chiesa più femminile e più laica

Incontro con il Comitato direttivo del CELAM

Francesco

«La Chiesa non sta in America Latina come se avesse le valigie in mano, pronta a partire dopo averla saccheggiata, come hanno fatto tanti nel corso del tempo», ma anzi «conosce come pochi quell’unità sapienziale che precede qualunque realtà in America Latina. Convive quotidianamente con quel patrimonio morale su cui poggia l’edificio esistenziale del continente». E al Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM), la conferenza episcopale continentale che Francesco considera «un punto di riferimento vitale per la comprensione e l’approfondimento della “cattolicità latinoamericana”», durante il suo viaggio in Colombia (cf. in questo numero a p. 513) il papa ha affidato un programma di lavoro nell’incontro con il Comitato di coordinamento, il 7 settembre a Bogotá, a 4 anni dalla precedente occasione, che era stata nel 2013 a Rio de Janeiro (cf. Regno-doc. 13,2015,468).

La Conferenza di Aparecida del 2007 – ha affermato il papa – è «un tesoro la cui scoperta è ancora incompleta»: per concretizzarne il programma la Chiesa latinoamericana deve porsi in un atteggiamento di «vicinanza e incontro» rispetto al popolo di Dio, valorizzando la ricca diversità del continente e promuovendo soprattutto i giovani e le donne. «Se vogliamo una fase nuova e vitale della fede in questo continente, non la otterremo senza le donne… Non possono essere ridotte a serve del nostro recalcitrante clericalismo».

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Documenti, 2018-7

Lettergate

Benedetto XVI, mons. Dario Edoardo Viganò, papa Francesco

Il 12 marzo è stata presentata ufficialmente la nuova collana della Libreria editrice vaticana «La teologia di papa Francesco», curata da Roberto Repole, presidente dell’Associazione teologica italiana. In quell’occasione mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, leggeva un brano di una lettera, definita «privata», inviata dal papa emerito Benedetto XVI. In giornata veniva reso noto solamente il passo nel quale egli definiva «stolto pregiudizio» ritenere papa Francesco «uomo pratico», contrapponendolo a Benedetto stesso «teorico della teologia».

Tuttavia il giallo di una fotografia della lettera, pubblicata sbiancando il resto della missiva, poneva il dubbio che oltre alla parte resa nota e a quella letta nella presentazione di Viganò vi fosse dell’altro. Sotto l’incalzare della polemica dei media, sabato 17 la Segreteria per la comunicazione rendeva noto il testo integrale, nel quale era presente una critica di Benedetto per la scelta di uno degli autori della collana – il teologo tedesco Peter Hünermann – e due giorni dopo mons. Viganò rassegnava le dimissioni, accettate dal papa il 21 «non senza qualche fatica» e nominandolo al nuovo ruolo di «assessore» nel medesimo dicastero.

Documenti, 2018-5

Il vescovo e la nullità matrimoniale

Discorso ai partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Rota romana

Francesco

«Da sempre il vescovo diocesano è iudex unum et idem cum vicario iudiciali», ma tale principio «viene interpretato in maniera di fatto escludente l’esercizio personale del vescovo diocesano, delegando quasi tutto ai Tribunali». Nel Discorso ai partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Rota romana, il 25 novembre 2017, il papa ha invece ribadito e chiarito ulteriormente il ruolo dei vescovi nei processi di nullità matrimoniale, precisando quello che è «determinante ed esclusivo nell’esercizio personale del vescovo diocesano giudice». In sostanza il processo più breve per certificare la nullità matrimoniale, introdotto nel 2015 con i due motu proprio Mitis iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus (Regno-doc. 29,2015,5), non è un’opzione che il vescovo possa scegliere ma un obbligo (e un diritto dei fedeli), e non può essere delegato in toto al Tribunale diocesano o interdiocesano, cosa che «porterebbe a snaturare e ridurre la figura del vescovo padre, capo e giudice dei suoi fedeli a mero firmatario della sentenza». Perché si possa celebrare il processo breve devono altresì ricorrere alcune condizioni indispensabili: per il vescovo l’essere capo di una comunità diocesana di fedeli, per il matrimonio l’assoluta evidenza dei fatti comprovanti la presunta nullità e il consenso dei due sposi. Il papa ha anche ribadito che questa procedura dev’essere facilmente accessibile e gratuita per gli interessati.

Documenti, 2018-5

Veritatis gaudium

Costituzione apostolica circa le università e le facoltà ecclesiastiche

Francesco

È stata pubblicata il 29 gennaio la costituzione apostolica Veritatis gaudium, che, sottolinea papa Francesco nel proemio, ha lo scopo di rilanciare gli «studi ecclesiastici nel contesto della nuova tappa della missione della Chiesa, marcata dalla testimonianza della gioia che scaturisce dall’incontro con Gesù», e di renderli più adeguati alle mutate condizioni della contemporaneità, sulla scia del Vaticano II e aggiornando la costituzione Sapientia christiana di Giovanni Paolo II del 1979. Suddiviso in quattro parti – oltre al «Proemio», una contenente le «Norme comuni», una dedicata alle «Norme speciali» e un’ultima alle «Norme finali» –, più svariate appendici, il testo affronta i numerosi aspetti che interessano la fondazione e gestione degli istituti ecclesiastici preposti alla formazione di quanti dovranno insegnare nei seminari e nelle università pontificie: dalla natura e finalità delle università e facoltà ecclesiastiche al ruolo dei docenti, dai gradi accademici all’amministrazione economica, passando per l’ordinamento degli studi e la puntuale definizione di norme peculiari per alcune facoltà (come quelle di teologia), «attesa la loro particolare natura e importanza nella Chiesa». Oltre al testo della Veritatis gaudium sono allegate anche le «Norme applicative» per la sua fedele esecuzione, redatte dalla Congregazione per l’educazione cattolica a norma dell’art. 10 della stessa costituzione apostolica. Con questo documento cadono le norme che prevedevano l’esclusione delle donne dai luoghi accademici istituzionali nei quali siano presenti seminaristi.