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Documenti, 19/2017, 01/11/2017, pag. 577

Il Catechismo condanni la pena di morte

Ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione

Francesco

«Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo… È necessario ribadire pertanto che, per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona». Questo tema dovrebbe trovare nel Catechismo della Chiesa cattolica uno spazio più adeguato e coerente: è quanto ha affermato papa Francesco l’11 ottobre, intervenendo all’incontro promosso dal Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione nel 25° anniversario della firma da parte di Giovanni Paolo II della costituzione apostolica Fidei depositum, il testo che accompagnava l’uscita del Catechismo della Chiesa cattolica nel 1992. L’affermazione sulla necessità di un aggiornamento del Catechismo su questo punto, che era già stato rivisto nel 1997 in occasione della promulgazione dell’edizione tipica latina, è spiegata in base alla considerazione che «non si può conservare la dottrina senza farla progredire né la si può legare a una lettura rigida e immutabile, senza umiliare l’azione dello Spirito Santo».

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Documenti, 2018-1

Francesco: accompagnare la fine della vita

Francesco

In un Messaggio al Presidente della Pontificia accademia per la vita, mons. Vincenzo Paglia, in occasione del meeting regionale europeo della World Medical Association sulle questioni del «fine vita» (16-17.11.2017), organizzato in Vaticano insieme alla Pontificia accademia stessa, papa Francesco è intervenuto sul tema dell’accompagnamento dei malati nelle fasi finali della vita. Il testo ha avuto in Italia molta risonanza per la concomitante discussione in Parlamento sul disegno di legge S. 2801 Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, approvato in via definitiva dal Senato della Repubblica in data 14 dicembre 2017.

Documenti, 2018-1

Summa familiae cura

Motu proprio che istituisce il Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia

Francesco

«La centralità della famiglia nei percorsi di “conversione pastorale” delle nostre comunità e di “trasformazione missionaria della Chiesa” esige che – anche a livello di formazione accademica – nella riflessione sul matrimonio e sulla famiglia non vengano mai meno la prospettiva pastorale e l’attenzione alle ferite dell’umanità». Il percorso di riflessione sulla vocazione e la realtà della famiglia, sviluppato dai vescovi nei due Sinodi del 2014 e 2015, prosegue con la decisione di papa Francesco di ricostituire il Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia in «Pontificio istituto teo-
logico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia», con la lettera apostolica motu proprio Summa familiae cura, pubblicata il 19 settembre. L’intento, che si pone in continuità con l’intuizione di Giovanni Paolo II che aveva fondato l’Istituto nel 1981, anche mantenendone in carica le autorità accademiche, è di preparare i preti e gli operatori pastorali ad affrontare le sfide attuali della famiglia; la nuova istituzione dovrà infatti offrire «un approccio analitico e diversificato», non essendo più possibile «limitarci a pratiche della pastorale e della missione che riflettono forme e modelli del passato».

Documenti, 2018-1

Piccola Chiesa missionaria

Viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh (26.11 – 2.12.2017)

Francesco

Il 21° viaggio internazionale di papa Francesco, il terzo in Asia, si è svolto dal 26 novembre al 2 dicembre in due paesi con una piccola minoranza cristiana all’interno di una maggioranza buddhista in Myanmar (27-30 novembre) e musulmana in Bangladesh (30 novembre - 2 dicembre). Tra i temi principali degli incontri vi sono stati lo sviluppo di una società unita, armoniosa e democratica, il ruolo delle religioni nel promuovere una cultura del dialogo e della riconciliazione nella giustizia e nella pace, l’attenzione pastorale per i giovani e per i più poveri. E tra i momenti più significativi va segnalato l’incontro in Bangladesh con una rappresentanza dei rifugiati musulmani rohingya nel paese: «A nome di tutti, di quelli che vi perseguitano, di quelli che hanno fatto del male, soprattutto per l’indifferenza del mondo, vi chiedo perdono. Perdono. Tanti di voi mi avete detto del cuore grande del Bangladesh che vi ha accolto. Adesso io mi appello al vostro cuore grande perché sia capace di darci il perdono che chiediamo».