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Documenti, 11/2018

La sinodalità nella Chiesa

Commissione teologica internazionale

Pubblicato il 3 maggio, il documento della Commissione teologica internazionale su La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa vuole sviluppare il fondamento teologico di uno dei filoni principali dell’azione riformatrice del pontificato di Francesco: quello della sinodalità come «dimensione costitutiva» o DNA della Chiesa – e presente già nell’esortazione programmatica Evangelii gaudium (2013) e nel Discorso di papa Francesco nella commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (2015) –. Un tema al tempo stesso di primario interesse ecumenico, come dimostrano i dialoghi teologici in corso con le Chiese ortodosse e con il Consiglio ecumenico delle Chiese. L’approfondimento del tema ha occupato la Commissione nel corso del suo nono quinquennio (è stata fondata nel 1969), ed è stato portato avanti da una sottocommissione presieduta da mons. M.Á. Flores Ramos. Il papa ha dato parere favorevole alla pubblicazione il 2 marzo. Nei quattro capitoli si delinea il rinnovamento necessario nel senso dell’ecclesiologia di comunione, per superare paradigmi ancora presenti nella cultura ecclesiastica quali «la concentrazione della responsabilità della missione nel ministero dei pastori; l’insufficiente apprezzamento della vita consacrata e dei doni carismatici; la scarsa valorizzazione dell’apporto specifico e qualificato, nel loro ambito di competenza, dei fedeli laici e tra essi delle donne».

Agenda Documenti

9 marzo 2018. Sinodo sulle donne. Dal 6 al 9 marzo 2018 si tiene l’Assemblea plenaria della Pontificia commissione per l’America Latina sul tema «La donna, pilastro nella costruzione della Chiesa e della società in America Latina». A conclusione dei lavori viene pubblicato un documento, la cui seconda parte è diffusa in italiano da L’Osservatore romano l’11...

Il peccato e le sue radici

Lettera ai vescovi cileni per la meditazione e la preghiera

Francesco

C’è stato un tempo in cui «la Chiesa in Cile ha saputo lottare quando la dignità dei suoi figli non era rispettata o veniva ignorata». Quel tempo è tuttavia finito e «questa ispirazione profetica ha perso forza». La Chiesa «si è involuta in se stessa». Sono queste le dure parole del documento di riflessione, sotto forma di Lettera ai vescovi cileni per la meditazione e la preghiera, che il papa ha presentato ai 34 vescovi del Cile, convocati a Roma dal 15 al 17 maggio per un incontro riservato su una delle maggiori crisi vissute dalla Chiesa cattolica a motivo delle violenze sessuali su minori da parte di suoi membri. La lettera, dichiarando che «la semplice rimozione di persone» è condizione necessaria ma non sufficiente, chiede una profonda «conversione». Le accuse più gravi sono da un lato l’aver dato credito al «messianismo» di L.F. Karadima – mai citato –; e dall’altro l’aver compiuto – vescovi e superiori religiosi – «gravissime negligenze» nella protezione dei minori, si dice citando il rapporto della Missione speciale istituita dal papa all’indomani del suo viaggio nel paese (15-22.1.2018; cf. Regno-doc. 3,2018,73; Regno-att. 4,2018,71) e guidata dall’arcivescovo de La Valletta mons. C. Scicluna. Al termine dell’incontro tutti i vescovi hanno consegnato (cf. riquadro qui a p. 359) i loro «incarichi nelle mani del santo padre, affinché decida liberamente».

I vescovi cileni a Roma: dimissioni

Vescovi del Cile

Dopo gli incontri con il papa (15-17 maggio), i 34 vescovi invitati da Francesco per confrontarsi sulla crisi della Chiesa cilena per le violenze sessuali su minori da parte del clero e la copertura di alcuni vescovi e superiori religiosi hanno pubblicato la seguente Dichiarazione dei vescovi della Conferenza episcopale del Cile, a Roma (18 maggio 2018; documentos.iglesia.cl, nostra traduzione dallo spagnolo).

Comunità accoglienti

Conferenza episcopale italiana - Commissione episcopale per le migrazioni

Approvata dal Consiglio permanente del 19-21 marzo scorsi (cf. Regno-doc. 7,2018,225) e pubblicata il 15 maggio, Comunità accoglienti. Uscire dalla paura è una Lettera della Commissione episcopale per le migrazioni della CEI alle comunità cristiane a 25 anni dal documento Ero forestiero e mi avete ospitato (1993-2018). Desiderio dell’episcopato italiano è partecipare al discernimento comunitario intorno a una questione di primaria rilevanza nella vita del paese; leggere il fenomeno come un «segno dei tempi» e all’interno del più ampio quadro degli squilibri globali, da denunciare; sostenere il grande impegno delle parrocchie italiane nell’ambito dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati. Annotando con realismo che sono richieste sia «creatività e audacia» sia «prudenza», perché «esistono dei limiti nell’accoglienza» e «il periodo di crisi che sta ancora attraversando il nostro paese rende più difficile l’accoglienza, perché l’altro è visto come un concorrente e non come un’opportunità per un rinnovamento sociale e spirituale e una risorsa per la stessa crescita del paese», i vescovi ricordano inoltre che «il primo diritto è quello di non dover essere costretti a lasciare la propria terra. Per questo appare ancora più urgente impegnarsi anche nei paesi di origine dei migranti, per porre rimedio ad alcuni dei fattori che ne motivano la partenza e per ridurre la forte disuguaglianza economica e sociale oggi esistente».

Le tre preoccupazioni di papa Francesco

71° Assemblea generale

Conferenza episcopale italiana

«Tre preoccupazioni papa Francesco ha condiviso ai vescovi nell’intervento con cui ha aperto i lavori della 71ª Assemblea generale», dal 21 al 24 maggio nell’Aula del Sinodo in Vaticano: la «crisi delle vocazioni», per cui ha suggerito «una più concreta e generosa condivisione fidei donum tra le diocesi italiane»; «la gestione dei beni della Chiesa», dove ha riaffermato il dovere di una testimonianza esemplare; e «la questione della riduzione delle diocesi italiane», già in altre occasioni sollevata (cf. Regno-doc. 11,2013,332), ma su cui l’Assemblea dei vescovi non ha ancora trovato un accordo. I vescovi si sono poi confrontati sul tema generale della 71a Assemblea, «Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo»: «I pastori hanno evidenziato come non si debba pensare che il problema della comunicazione del Vangelo nell’odierna società sia rappresentato dal mezzo, dal linguaggio, dalla capacità di utilizzo delle più moderne tecnologie, perdendo di vista l’essenziale, cioè l’esperienza evangelica». Tra le innovazioni più recenti nell’ambito vi è il nuovo portale www.ceinews.it, on-line dal 10 maggio. Tra gli adempimenti giuridico-amministrativi l’approvazione della ripartizione e dell’assegnazione delle somme derivanti dall’otto per mille per il 2018: su un totale disponibile di oltre 997 milioni di euro, circa 355 saranno indirizzati a esigenze di culto e pastorali, 275 a interventi caritativi e 367 al sostentamento del clero.

Convertitevi!

Lettera a 25 anni dall’appello di san Giovanni Paolo II

Vescovi di Sicilia

S’intitola Convertitevi! la lettera pubblicata il 9 maggio dai vescovi siciliani, in occasione dei 25 anni dall’appello lanciato da Giovanni Paolo II nella Valle dei templi ad Agrigento (9.5.1993; cf. Regno-doc. 11,1993,332). In quell’occasione il papa polacco, al termine dell’eucaristia celebrata all’ombra del tempio della Concordia, lanciava un vigoroso appello nei confronti degli esponenti mafiosi, invitandoli con forza alla conversione: «Mi rivolgo ai responsabili: Convertitevi! Un giorno, verrà il giudizio di Dio» (Regno-doc. 11,1993,332). In questa stessa prospettiva si collocano i presuli siciliani con questo documento, che non si presenta come un saggio di teologia morale o di diritto canonico, ma come un discorso pastorale che assume il magistero agrigentino di papa Wojtyla come paradigma da sviluppare ulteriormente. La lettera si articola in cinque capitoli, con un primo in cui viene rievocato quel «grido» sgorgato dal cuore di Giovanni Paolo II; un secondo, in cui viene sottolineato il timbro profetico di quella denuncia; un terzo, in cui s’illustra il peculiare discorso ecclesiale sulla mafia sviluppatosi a partire da quel grido; un quarto, in cui esso viene riproposto alle vittime di mafia, ma anche ai criminali che con il loro peccato si escludono dalla comunità credente; e un quinto, infine, che racchiude una preghiera innalzata a Dio perché conceda a tutti il perdono.

Risposta al questionario sui giovani

Conferenza dei vescovi di Francia

«Questa generazione, con una grande sete di preghiera e di spiritualità, può essere probabilmente definita “mistica”». Così i vescovi francesi, nella loro Risposta al questionario del documento preparatorio per la XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», pubblicata il 7 novembre 2017, descrivono in un’immagine i giovani francesi, sintetizzando i 110 contributi pervenuti da 69 diocesi, 18 comunità, 6 movimenti e 15 istituti scolastici cattolici. Il quadro delineato dalla Conferenza episcopale francese offre alcune conferme e alcune sorprese. Alcuni tratti della generazione giovanile ripresentano caratteristiche incontrate anche nelle risposte di altri episcopati europei, come quello tedesco e quello spagnolo (cf. Regno-doc. 3,2018,123 e 134): l’attesa di una Chiesa che li ascolti, li accompagni, che sia trasparente e inclusiva e che li responsabilizzi. «In sintesi molti giovani esprimono una visione della Chiesa non istituzionale ma relazionale». Ma il contesto francese, pur caratterizzato da laicità e forte secolarizzazione, consente anche di costatare «una certa ripresa spirituale e religiosa nei giovani francesi», grazie anche a esperienze forti come Taizé e Lourdes e a movimenti come lo scoutismo.