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Documenti, 21/2018, 01/12/2018, pag. 689

Approvato il nuovo Messale

72° Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana

Conferenza episcopale italiana

Dopo un processo lungo 16 anni, è quasi giunto a compimento il processo della terza edizione del Messale romano, con l’approvazione da parte dell’episcopato italiano nella sua 72a Assemblea generale straordinaria tenutasi nell’Aula del Sinodo in Vaticano dal 12 al 15 novembre. Ora, come previsto dal motu proprio Magnum principium (Regno-doc. 17,2017,525) in vigore dall’anno scorso, rimane solo da attendere la «conferma», atto autoritativo con il quale la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ratifica l’approvazione dei vescovi. Il nuovo Messale comprende la nuova versione del Padre nostro («non abbandonarci alla tentazione») e dell’inizio del Gloria («pace in terra agli uomini, amati dal Signore»). La pubblicazione di una nuova edizione del Messale, che «costituisce un tassello prezioso della riforma liturgica» (card. Bassetti), sarà accompagnata da «una sorta di “riconsegna al popolo di Dio del Messale romano” con un sussidio che rilanci l’impegno della pastorale liturgica» (Comunicato finale). L’Assemblea ha inoltre lavorato su una revisione delle Linee guida per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa (Regno-doc. 7,2014,233), e ha deciso di creare presso la CEI un «Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili».

Stampa da file in nostro possesso. Sottotitoli redazionali per l’Introduzione.

Introduzione del presidente
Card. Gualtiero Bassetti

Eminenze, eccellenze, confratelli e amici: benvenuti!

 

Nello scorso mese per diversi di noi entrare in quest’aula è stata un’esperienza quotidiana, che abbiamo compiuto a nome di una Chiesa che più che voler fare qualcosa per le nuove generazioni intende con loro crescere nella comprensione e nella sequela del Vangelo. Sui passi del Risorto, con e sotto la guida di Pietro, abbiamo rinnovato la disponibilità a percorrere la stessa strada dei giovani, pur quando questa ne segna le lontananze. Con la saggezza dell’educatore, ci siamo lasciati interrogare dalle loro parole e – forse più ancora – dai loro silenzi, accettando di entrare anche nella notte delle loro solitudini.

     Nel farlo, intendiamo offrire con umiltà e fiducia quanto abbiamo di più caro, ossia quell’esperienza cristiana che riscalda il cuore, apre gli occhi e ridona una nuova direzione: all’andare dei giovani come al nostro stesso cammino. Infatti, se papa Francesco ha potuto riconoscere che «il Sinodo è stato una buona vendemmia e promette del buon vino» (Angelus, 28 ottobre 2018) è perché il tema della consegna del Vangelo alle giovani generazioni si è trasformato nella domanda su quale forma dare al nostro essere Chiesa. Sì, il Sinodo ci ha provocati a rinvigorire la nostra appartenenza e, quindi, a individuare le modalità della missione, con cui affrontare le opportunità e le sfide di questo tempo.

     Del resto, all’appuntamento sinodale non siamo certo arrivati digiuni. Penso, in particolare, alle tante iniziative di ricerca e confronto che hanno animato le nostre Chiese negli ultimi due anni e che sono sfociate nell’intensa esperienza di quest’estate. Accompagnare i giovani sui sentieri della fede, così ramificati nei territori del nostro paese, ci ha aiutato a ritrovare uno slancio propositivo, nella bellezza di un dialogo intergenerazionale. L’incontro con il santo padre ci ha mostrato una volta di più quanto possa essere appassionante l’impegno per costruire relazioni buone, di cura e dedizione. La consegna del Vangelo – della vita buona del Vangelo – non può, infatti, risolversi in una trasmissione di nozioni, ma si gioca all’interno di una rete di relazioni che recupera il senso della comunità: attraverso le parrocchie, le associazioni e i movimenti, i luoghi di spiritualità animati dalla vita consacrata e quelli solitamente abitati dai giovani, a partire dalla scuola, dall’università e dai luoghi della formazione professionale.

     Non che sia facile o scontato: siamo consapevoli che troppi giovani oggi non ritengono la Chiesa un interlocutore significativo. Pesano mediocrità e divisioni, spesso alimentate ad arte, rispetto alle quali riaffermiamo la nostra vicinanza al santo padre. Pesano scandali economici e sessuali: ne parleremo nei prossimi giorni, aiutati da mons. Lorenzo Ghizzoni. Pesa una cultura dell’autorità che esclude dalla partecipazione e, a volte, diventa anche abuso.

     Ora, se la nostra missione non è quella di creare una Chiesa per i giovani, ma piuttosto quella di riscoprire con loro la perenne giovinezza della Chiesa, abbiamo davanti – e il Sinodo ce l’ha additata con chiarezza – un’unica via: quella che passa dalla misura alta della santità, frutto dell’incontro personale con il Signore Gesù, incontro cercato e custodito, celebrato e vissuto nella fraternità.

     E non è forse lo stesso compito attorno a cui ruota questa nostra Assemblea?

La terza edizione del Messale romano

     L’approvazione della terza edizione italiana del Messale romano costituisce l’atto finale di un lungo lavoro di studio, ricerca e confronto. Come ci aiuterà a ricostruire mons. Claudio Magnago, tale lavoro ha attraversato diverse stagioni della vita ecclesiale: dall’istruzione Liturgiam authenticam del 2001 al motu proprio di papa Francesco dello scorso anno, Magnum principium, che – in conformità al dettato conciliare – riconsegna alle Conferenze episcopali la grande responsabilità di «approvare» la traduzione dei libri liturgici. A ben vedere, non si tratta soltanto di una questione pratica, procedurale, ma di una tappa significativa del processo di riforma della Chiesa nella prospettiva della sinodalità.

     Già l’Evangelii gaudium, del resto, auspica un ritorno a tale modello, vissuto dalla Chiesa soprattutto in epoca patristica. «Il concilio Vaticano II – scrive il santo padre – ha affermato che, in modo analogo alle antiche Chiese patriarcali, le Conferenze episcopali possono “portare un molteplice e fecondo contributo, affinché il senso di collegialità si realizzi concretamente (Lumen gentium, n. 23)” (Evangelii gaudium, n. 32; EV 29/2138)».

     In questo orizzonte la pubblicazione di una nuova edizione del Messale non può risolversi nell’aggiornamento di un libro, ma costituisce un tassello prezioso della riforma liturgica, che va rilanciata, approfondita e affinata per un rinnovamento di vita delle nostre comunità cristiane. È un impegno decisivo, a cui ci introdurrà la relazione del preside dell’Istituto Santa Giustina, prof. don Luigi Girardi, e a cui contribuirà il confronto tra noi, nei gruppi di lavoro come nel momento assembleare.

     La votazione finale del testo presenta ancora alcune decisioni rilevanti che siamo chiamati a condividere. Mi riferisco, in particolare, alla questione della traduzione della supplica «et ne nos inducas in tentationem» del Padre nostro. Si tratta di una decisione da assumere con sapienza teologica e con saggezza pastorale, nella consapevolezza che il Pater è non solo parte integrante dell’Ordo Missae, ma si configura anche come la preghiera, che ritma il respiro orante del popolo di Dio.

     In definitiva, sarà importante non sviare dal compito di impostare con lungimiranza una pastorale liturgica della recezione del Messale, perché la variazione di traduzione sia un’ulteriore occasione per quella formazione operosa e paziente affidataci dalla Sacrosanctum Concilium.

Non c’è un’Italia di riserva

     Cari confratelli, usciamo da giorni che ci hanno fatto nuovamente sperimentare la fragilità idrogeologica del nostro paese. Ci stringiamo solidali alle regioni più colpite, rinnovando la nostra attenzione e la nostra disponibilità.

     Lo facciamo mentre tocchiamo con mano anche altre fragilità, che minacciano lo smottamento sociale.

     Penso alla fragilità valoriale. Alla fragilità del sentimento comune. Alla fragilità culturale: senza avvolgerci in inutili vittimismi, ne è espressione la stessa caricatura che anche di recente i media hanno offerto della nostra Chiesa, quasi fossimo preoccupati essenzialmente di difendere posizioni di privilegio e tornaconto economico.

     In realtà, ciò che ci preoccupa è altro. Lo respiriamo stando in mezzo alla gente e facendo nostre le sue attese. Sono le attese frustrate rispetto al lavoro, per cui molti giovani, per poter immaginare un futuro, si ritrovano costretti ad andarsene dalla nostra terra. Sono le attese delle famiglie ferite negli affetti, che soffrono nel silenzio delle solitudini urbane e nell’avvizzimento dei sentimenti. Sono le attese degli anziani, che non si sentono più utili a nessuno, privi di quella considerazione di cui avrebbero – o, meglio, avremmo tutti – tanto bisogno. Sono le attese di una scuola qualificata, che sia frontiera e laboratorio educativo da cui non possono essere esclusi i nuovi italiani, per i quali torniamo a chiedere un ripensamento della legge di cittadinanza. Sono le attese di una sanità puntuale, attenta e accessibile a tutti. Sono le attese di una giustizia che – rispetto al malaffare e alla criminalità organizzata – continui a perseguire un uso sociale dei beni recuperati alla legalità. Sono le attese di un uso del potere, che sia davvero corretto e trasparente.

     In un paese sospeso come il nostro, caratterizzato dalla mancanza di investimenti e di politiche di ampio respiro, gli effetti della crisi economica continuano a farsi sentire in maniera pesante, aumentando l’incertezza e la precarietà, l’infelicità e il rancore sociale. Al posto della moderazione si fa strada la polarizzazione, l’idea che si è arrivati a un punto in cui tutti debbano schierarsi per l’uno o per l’altro, comunque contro qualcuno. Ne è segno un linguaggio imbarbarito e arrogante, che non tiene conto delle conseguenze che le parole possono avere. Stiamo attenti a non soffiare sul fuoco delle divisioni e delle paure collettive, che trovano nel migrante il capro espiatorio e nella chiusura un’improbabile quanto ingiusta scorciatoia. La risposta a quanto stiamo vivendo passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà.

     Stiamo attenti, dicevo: se l’Italia rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici, non c’è un’Italia di riserva. Se si sbagliano i conti non c’è una banca di riserva che ci salverà: i danni contribuiscono a far defluire i nostri capitali verso altri Paesi e colpiscono ancora una volta e soprattutto le famiglie, i piccoli risparmiatori e chi fa impresa. Così, se l’Unione Europea ha a cuore soltanto la stabilità finanziaria, disinteressandosi di quella sociale e delle motivazioni che soggiacciono ai vincoli europei; se perde il gusto della cittadinanza comune e del metodo politico della cooperazione, non c’è poi un’Europa di riserva e rischiamo di ritornare a tempi in cui i nazionalismi erano il motore dei conflitti e del colonialismo. Questo nonostante le opportune celebrazioni di questi giorni per il centenario della fine della Grande guerra!

     Come vescovi non intendiamo stare alla finestra. La Chiesa vuole contribuire alla crescita di una società più libera, plurale e solidale, che lo stesso Stato è chiamato a promuovere e sostenere. In particolare, come pastori, proprio perché consapevoli delle responsabilità spirituali, educative e materiali di cui siamo portatori, ci riconosciamo attorno a due principi, che appartengono alla storia del movimento cattolico di cui siamo parte.

Una politica senza faziosità

     Il primo è il servizio al bene comune. Nella complessità di questa stagione, i limiti individuali possono trovare una compensazione soltanto nella dimensione comunitaria, educandoci a pensare e ad agire insieme. La politica migliore è quella che opera in unità di mente e di cuore, senza cadere in faziosità. Al riguardo, a cent’anni dalla morte, l’esempio del beato Giuseppe Toniolo ha ancora molte cose da dirci: in una situazione in cui i cattolici erano politicamente irrilevanti e comunque impediti, egli seppe riunirli attorno a un impegno per il lavoro, la giustizia e la pace sociale; con il suo servizio culturale divenne promotore di legislazioni e di opere sociali a favore delle classi più disagiate. Così, la sua visione di un’economia per l’uomo, permeata dall’etica e governata dai principi di sussidiarietà e di solidarietà, rimane anch’essa una lezione estremamente attuale.

     Il secondo principio è la laicità della politica. Ne sono stati interpreti uomini di fede che hanno fatto grande la nostra storia. Penso a un De Gasperi, che seppe lottare per difendere la propria fede con grande pudore, facendo gli interessi dei cittadini, in piena e sofferta autonomia di pensiero, di parola e di azione.

     Cari amici, guardiamo avanti con fiducia. C’è un paese che – come la vedova povera e generosa, di cui parlava il Vangelo di ieri – non solo sa contenere la preoccupazione ansiosa per il domani, ma continua a dare quello che ha e quello che è, senza far rumore, con larghezza di cuore e purezza d’intenzione. La storia è davvero scritta anche dai piccoli, anzi probabilmente proprio loro scrivono la storia più vera e profonda, più ricca di fiducia in Dio e di attenzione agli altri.

     Su questa via c’è la possibilità per ciascuno di tornare al gusto di relazioni costruttive, perché vere, buone e belle. Il Vangelo non è un sospiro, ma un respiro a pieni polmoni: è quel silenzio che sostanzia ogni parola, quell’appartenenza che porta a riconoscersi comunità, quello sguardo che abbraccia ogni momento della vita.

     Concludo affidando alla misericordia del padre i confratelli che, dalla scorsa assemblea, egli ha chiamato a sé: mons. Giuseppe Rocco Favale, vescovo emerito di Vallo della Lucania; mons. Giovanni Marra, arcivescovo emerito di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela; mons. Bassano Staffieri, vescovo emerito di La Spezia - Sarzana - Brugnato; mons. Raffaele Castielli, vescovo emerito di Lucera - Troia; mons. Antonio Santucci, vescovo emerito di Trivento; padre abate Tarcisio Giovanni Nazzaro, abate Ordinario emerito di Montevergine; mons. Pellegrino Tomaso Ronchi, vescovo emerito di Città di Castello.

     Un saluto colmo di gratitudine a quanti sono divenuti emeriti: mons. Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo emerito di Camerino - San Severino Marche; mons. Gabriele Mana, vescovo emerito di Biella; mons. Francesco Guido Ravinale, vescovo emerito di Asti.

     Infine un benvenuto ai nuovi membri della nostra Conferenza: mons. Cesare Di Pietro, vescovo ausiliare di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela; mons. Roberto Farinella, vescovo di Biella; mons. Francesco Massara, arcivescovo di Camerino - San Severino Marche; mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti; mons. Franco Moscone, arcivescovo eletto di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo.

     L’ultimo pensiero è per mons. Stefano Russo, vescovo di Fabriano - Matelica, che con gioia e fiducia accogliamo come nostro nuovo segretario generale.

 

Gualtiero card. Bassetti,

presidente della Conferenza episcopale italiana

Comunicato finale

     Dal 12 al 15 novembre 2018, in Vaticano – presso l’Aula nuova del Sinodo – si è svolta la 72ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana. Convocata sotto la guida del card. Gualtiero Bassetti, ha affrontato l’approvazione complessiva della traduzione della terza edizione italiana del Messale romano. Il tema ha trovato la sua collocazione nel quadro del cammino della riforma liturgica: nella volontà dei vescovi, la stessa pubblicazione della nuova edizione costituisce l’occasione per un rilancio dell’impegno formativo, così da contribuire al rinnovamento di vita delle comunità ecclesiali.

      L’interesse e l’apprezzamento con cui è stata accolta l’Introduzione del cardinale presidente si sono manifestati nelle riprese e negli approfondimenti con cui i pastori hanno focalizzato il clima sociale del paese. Al riguardo, hanno assicurato l’impegno per la maturazione di uno sguardo di fede, attento e coinvolto nel servizio per il bene comune.

      Distinte comunicazioni hanno riguardato, innanzitutto, il lavoro della Commissione della CEI che, nell’ottica della prevenzione e della formazione, lavora alla stesura di nuove Linee guida per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. In secondo luogo – a partire dall’orizzonte della missione – i vescovi si sono confrontati sulla presenza e il servizio nelle diocesi italiane di presbiteri provenienti da altre Chiese. Infine, è stato motivo di riflessione e approfondimento il trentesimo anniversario del documento Sovvenire alle necessità della Chiesa. Corresponsabilità e partecipazione dei fedeli.

      L’Assemblea ha approvato la costituzione di due santi patroni.

      Hanno preso parte ai lavori 224 membri, 24 vescovi emeriti, 31 rappresentanti di presbiteri, religiosi e religiose, degli Istituti secolari e della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali. Tra i momenti significativi c’è stata la concelebrazione eucaristica presieduta nella Basilica di San Pietro dal card. Marc Ouellet.

      A margine dei lavori assembleari si è riunito il Consiglio permanente, che ha approvato due proposte avanzate dalla Commissione della CEI per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, il Messaggio per la prossima Giornata per la vita e alcuni adempimenti conseguenti alla revisione delle Norme circa il regime amministrativo dei tribunali ecclesiastici italiani in materia matrimoniale. Ha inoltre provveduto ad alcune nomine.

1. Messale romano, approvata la nuova edizione

      L’Assemblea generale ha approvato la traduzione italiana della terza edizione del Messale romano, a conclusione di un percorso durato oltre 16 anni. In tale arco di tempo, vescovi ed esperti hanno lavorato al miglioramento del testo sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico, nonché alla messa a punto della Presentazione del Messale, che aiuterà non solo a una sua proficua recezione, ma anche a sostenere la pastorale liturgica nel suo insieme.

     Nell’intento dei vescovi, infatti, la pubblicazione della nuova edizione costituisce l’occasione per contribuire al rinnovamento della comunità ecclesiale nel solco della riforma liturgica. Di qui la sottolineatura, emersa nei lavori assembleari, relativa alla necessità di un grande impegno formativo.

     La formazione è destinata ad abbracciare sia i ministri ordinati sia i fedeli; diventa ancora più decisiva negli itinerari dell’iniziazione cristiana, nei seminari e nelle proposte di formazione permanente del clero. Com’è stato evidenziato, si tratta di assumere il criterio di «nobile semplicità» per riscoprire quanto la celebrazione sia un dono che afferma il primato di Dio nella vita della Chiesa. In quest’ottica si coglie la stonatura di ogni protagonismo individuale, di una creatività che sconfina nell’improvvisazione, come pure di un freddo ritualismo, improntato a un estetismo fine a se stesso.

     La liturgia, hanno evidenziato i vescovi, coinvolge l’intera assemblea nell’atto di rivolgersi al Signore. Richiede un’arte celebrativa capace di far emergere il valore sacramentale della parola di Dio, attingere e alimentare il senso della comunità, promuovendo anche la realtà dei ministeri. Tutta la vita, con i suoi linguaggi, è coinvolta nell’incontro con il Mistero: in modo particolare, si suggerisce di curare la qualità del canto e della musica per le liturgie.

     Per dare sostanza a questi temi, si è evidenziata l’opportunità di preparare una sorta di «riconsegna al popolo di Dio del Messale romano» con un sussidio che rilanci l’impegno della pastorale liturgica.

     Il testo della nuova edizione sarà ora sottoposto alla Santa Sede per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del Padre nostro («non abbandonarci alla tentazione») e dell’inizio del Gloria («pace in terra agli uomini, amati dal Signore»).

2. Dall’esperienza liturgica l’impegno civile

      L’approvazione della nuova edizione del Messale costituiva l’asse portante della 72ª Assemblea generale. Come tale non poteva risolversi nell’aggiornamento di un testo liturgico: l’Assemblea generale ne ha fatto, piuttosto, l’occasione per puntare a un rinnovamento di vita delle comunità ecclesiali come del più ampio contesto sociale.

     Così, riprendendo i temi dell’Introduzione del cardinale presidente, i vescovi hanno dato voce alla preoccupazione per un linguaggio corrente tante volte degradato e aggressivo; per un confronto umiliato dal ricorso a slogan che agitano le emozioni e impoveriscono la riflessione e l’approfondimento; per una polarizzazione che divide e schiera l’opinione pubblica, frenando la disponibilità a un autentico dialogo.

     Ne è un esempio eclatante il modo con cui si affronta la realtà delle migrazioni, scivolando spesso in atteggiamenti di paura, chiusura e rifiuto. Con realismo i vescovi, da una parte, hanno sottolineato come non ogni tipo di apertura sia secondo verità, per cui non si possono automaticamente stigmatizzare le ragioni di chi ne coglie soprattutto le difficoltà; dall’altra, hanno ribadito che la solidarietà rimane la strada maestra, fatta di accoglienza doverosa e di itinerari d’integrazione.

     A fronte della complessità che un cambiamento d’epoca porta con sé, nei pastori è emersa la consapevolezza di dover investire con convinzione in proposte formative, che superino la tentazione di fermarsi a qualche presa di posizione occasionale. Come è stato evidenziato in Assemblea, si tratta innanzitutto di formare la comunità alla fede, al respiro del Vangelo, alla sostanza dell’esperienza cristiana, nell’avvertenza che una coscienza formata sa farsi attenta e capace di assumersi responsabilità, quindi di spendersi per il bene comune.

     Se il nuovo umanesimo, su cui s’incentrava il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, diventa cultura, sarà più facile superare una visione utilitaristica, nella quale il debole è sentito come un peso e il migrante come uno straniero. E sarà più facile anche trovare parole sapienti con cui affrontare i temi in agenda, relativi al rapporto uomo-donna, al nascere, al soffrire, al fine vita.

     Un ruolo decisivo nella costruzione di una nuova sensibilità nell’opinione pubblica è stato riconosciuto ai media, con il conseguente appello a sostenere e promuovere quelli d’ispirazione cattolica.

3. Lotta agli abusi, nasce il Servizio nazionale

      Il problema della protezione dei ragazzi e degli adolescenti dagli abusatori sessuali è di grande rilevanza per le famiglie e l’intera società civile. Come tale, non può che essere al centro dell’attenzione della Chiesa, che ha sempre avuto a cuore l’impegno educativo verso i più giovani.

     L’Assemblea generale ha affrontato la piaga gravissima degli abusi, facendo il punto sulle Linee guida che la Commissione della CEI per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili sta formulando nella prospettiva della prevenzione e della formazione.

     Al riguardo, tra i vescovi è viva la consapevolezza che la priorità non può essere data a una preoccupazione difensiva né al tentativo di arginare lo scandalo morale e ecclesiale, bensì ai ragazzi feriti e alle loro famiglie. Questi dovranno trovare sempre più nella Chiesa e in tutti i suoi operatori pastorali accoglienza, ascolto e accompagnamento.

     Le scelte che la Chiesa italiana sta assumendo su questo tema vanno nella direzione della promozione della sensibilizzazione e della formazione di tutto il popolo di Dio a vivere in maniera matura il valore della corporeità e della sessualità. Di conseguenza, diventa necessario porre la massima attenzione nella scelta dei collaboratori laici, come pure la sorveglianza e le cautele nel contatto diretto coi minori, la serietà dei comportamenti in tutti gli ambienti e la trasparenza nei rapporti, lo spazio educativo dato alle donne o alle coppie di genitori nell’ottica della corresponsabilità. Sul fronte del clero, vengono ribaditi criteri chiari nella selezione iniziale dei candidati al ministero ordinato o alla professione religiosa, insieme a una formazione che punti alla maturità nelle relazioni affettive e nella gestione della sessualità; si avverte quanto sia essenziale educarsi a un uso controllato e critico di Internet, come – più in generale – coinvolgersi in percorsi di formazione permanente.

     Le Linee guida chiederanno di rafforzare la promozione della trasparenza e anche una comunicazione attenta a rispondere alle legittime domande di informazioni.

     La Commissione – che sottoporrà il risultato del suo lavoro alla valutazione della Commissione per la tutela dei minori della Santa Sede e soprattutto della Congregazione per la dottrina della fede – ha l’impegno di portare le Linee guida all’approvazione del Consiglio permanente, per arrivare a presentarle alla prossima Assemblea generale. S’intende, quindi, portarle sul territorio, anche negli incontri delle Conferenze episcopali regionali per facilitare un’assimilazione diffusa di una mentalità nuova, nonché di un pensiero e una prassi comuni.

     I vescovi hanno approvato due proposte, che consentono di dare concretezza al cammino.

     È stata condivisa, innanzitutto, la creazione presso la CEI di un «Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili», con un proprio Statuto, un regolamento e una segreteria stabile, in cui laiche e laici, presbiteri e religiosi esperti saranno a disposizione dei vescovi diocesani. Il Servizio sosterrà nel compito di avviare i percorsi e le realtà diocesani – o inter-diocesani o regionali – di formazione e prevenzione. Inoltre potrà offrire consulenza alle diocesi, supportandole nei procedimenti processuali canonici e civili, secondo lo spirito delle norme e degli orientamenti che saranno contenuti nelle nuove Linee guida.

     La seconda proposta approvata riguarda le Conferenze episcopali regionali. Si tratta d’individuare, diocesi per diocesi, uno o più referenti, da avviare a un percorso di formazione specifica a livello regionale o interregionale, con l’aiuto del Centro per la tutela dei minori dell’Università gregoriana.

4. Cooperazione tra le Chiese, criteri di fecondità

     La missione oggi non conosce più frontiere: alla stagione dei fidei donum – caratterizzata dall’invio di sacerdoti italiani a diocesi mancanti di clero – è subentrata una sempre maggiore presenza di preti di altri paesi a servizio delle diocesi italiane.

     Nella sua reciprocità tale esperienza è espressione di comunione, cooperazione e scambio tra le Chiese, secondo la prospettiva evangelizzatrice rilanciata dal concilio Vaticano II.

     L’Assemblea generale si è soffermata su questo tema per mettere a fuoco le convenzioni che regolano tale servizio. Passa, infatti, anche da una chiarezza di rapporti la condizione per una presenza feconda che arricchisca la Chiesa che accoglie e, nel contempo, riduca le difficoltà relative al necessario rientro nella diocesi di origine.

     I vescovi hanno ribadito l’importanza di muoversi secondo criteri che consentano una cooperazione ordinata, sensata e generativa, a partire da quel discernimento nell’accoglienza, che costituisce le premesse di ogni attuazione pratica.

5. Sovvenire, questione di Chiesa 

      Nel novembre del 1988 l’Episcopato italiano pubblicava il documento Sovvenire alle necessità della Chiesa. Corresponsabilità e partecipazione dei fedeli. Il testo offriva un’ampia riflessione sulle nuove forme di sostentamento della Chiesa Cattolica, così come scaturivano dalla revisione del Concordato.

     A trent’anni di distanza, i vescovi hanno riaffermato i valori che soggiacciono a tale sistema di finanziamento; valori che, muovendo dalla comunione ecclesiale, chiamano in gioco un impegno di corresponsabilità – da vivere nei termini della solidarietà – e di partecipazione alla costruzione concreta della comunità.

     L’anniversario è stato l’occasione per rivisitare anche un altro documento, Sostenere la Chiesa per servire tutti, pubblicato nel 2008 e in stretto rapporto con il precedente.

     Ieri come oggi – è stato sottolineato in Assemblea generale – per il Sovvenire rimane prioritaria l’educazione della comunità, a partire da un rinnovato senso di appartenenza. Altrettanto decisiva diventa la rendicontazione circa l’utilizzo delle risorse nella Chiesa, attraverso una comunicazione adeguata che lo renda sempre più accessibile a tutti.

     Non è mancato l’invito a individuare proposte innovative di sostentamento da affiancare ai meccanismi dell’8xmille e delle offerte deducibili per il clero.

6. Varie 

      L’Assemblea generale ha approvato la costituzione di due santi patroni. La prima richiesta porta a san Leopoldo Mandić, quale patrono dei malati oncologici. Fin dagli anni Ottanta del secolo scorso molti medici, ammalati e loro familiari si sono fatti portavoce del desiderio di poter invocare in modo speciale questo santo per una realtà di sofferenza – il tumore – in questo nostro tempo sempre più diffusa e angosciante. I promotori della richiesta, sostenuti da molti fedeli, hanno sottolineato come san Leopoldo – che ha sofferto molto a causa di questa malattia, affrontandola con serenità, spirito di fiducia e abbandono nella bontà divina – possa essere indicato come un esempio nella prova della malattia e come un intercessore presso Dio per invocare il dono della guarigione.

     La seconda richiesta riguarda santa Rosa da Viterbo quale patrona della Gioventù francescana d’Italia. Si tratta di una giovanissima laica, molto vicina agli ideali di san Francesco d’Assisi, morta nel 1251. Oggi viene proposta quale modello di vita evangelica da imitare per camminare sulla strada tracciata dal Poverello di Assisi e da santa Chiara ed essere sostenuti in un cammino di vita cristiana coerente e coraggiosa.

     All’approvazione dell’Assemblea generale deve ora seguire la conferma della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

     Il Consiglio permanente, riunitosi a margine dei lavori assembleari, ha approvato due proposte avanzate dalla Commissione della CEI per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, il Messaggio per la giornata per la vita (3 febbraio 2019) e alcuni adempimenti conseguenti alla revisione delle Norme circa il regime amministrativo dei tribunali ecclesiastici italiani in materia matrimoniale. Ha inoltre provveduto ad alcune nomine.

7. Nomine 

     Il Consiglio episcopale permanente, nella sessione straordinaria del 14 novembre, ha provveduto alle seguenti nomine:

     – Membro della Commissione episcopale per il laicato: s.e.r. mons. Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta.

     – Membro della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo: s.e.r. mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo.

     – Rappresentante della Conferenza episcopale italiana nel Consiglio di amministrazione dell’Università cattolica del Sacro Cuore: s.e.r. mons. Stefano Russo, segretario generale della CEI e vescovo di Fabriano - Matelica.

     – Presidente del Comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici e dell’edilizia di culto: s.e.r. mons. Franco Lovignana, vescovo di Aosta.

     – Presidente del Consiglio nazionale di Pax Christi – Movimento cattolico internazionale per la pace: s.e.r. Mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo-vescovo di Altamura - Gravina - Acquaviva delle Fonti.

 

     Inoltre la Presidenza, nella riunione del 12 novembre 2018,  ha proceduto alle seguenti nomine:

     – Co-presidente dell’Osservatorio centrale per i beni culturali di interesse religioso di proprietà ecclesiastica: s.e.r. mons. Franco Lovignana, vescovo di Aosta.

     – Assistente ecclesiastico nazionale del Centro sportivo italiano: don Alessio Cirillo Albertini (Milano).

 

      Roma, 15 novembre 2018.

Tipo Documento
Tema Pastorale - Liturgia - Catechesi
Area EUROPA
Nazioni

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È uscito a fine 2018 il Notiziario CEI che contiene il rendiconto delle somme dell’otto per mille che i contribuenti hanno destinato alla Chiesa cattolica pagando le tasse nel 2017 (redditi 2016). Come previsto dalla legge 222 del 20.5.1985 – «Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi» – che concretizza l’Accordo di revisione del Concordato lateranense (18.2.1984) e le Norme circa gli enti e i beni ecclesiastici in Italia (15.11.1984), il Rendiconto viene approvato dall’Assemblea generale della CEI di maggio – in questo caso la LXX (22-25.5.2017) –. Il 35% del miliardo di euro che i contribuenti affidano alla Chiesa italiana va al sostentamento del clero e circa il 39% alle «esigenze di culto» (nuove chiese, tribunali ecclesiastici, esigenze pastorali nazionali e locali), mentre il rimanente 26% va a iniziative caritative sia nazionali sia internazionali. Per un quadro d’insieme sulla consistenza dell’otto per mille e sulle sue destinazioni, cf. Annale Chiesa in Italia 2017-2018, il volume curato dalla redazione, che è attualmente in corso di stampa.

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L’amministrazione dei tribunali per le nullità matrimoniali

Conferenza episcopale italiana

La 70ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (22-25 maggio 2018) ha approvato la revisione delle Norme circa il regime amministrativo dei Tribunali ecclesiastici italiani in materia di nullità matrimoniale, un intervento di aggiornamento resosi necessario per adeguare la precedente disciplina, risalente al 2001, alla riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio nel Codice di diritto canonico, stabilita dal motu proprio del papa Mitis iudex Dominus Iesus del 15 agosto 2015 sul processo matrimoniale più breve. La nuova disciplina ha ottenuto la recognitio della Santa Sede il 2 marzo, è stata promulgata dal presidente della CEI, il card. Gualtiero Bassetti, con Decreto del 7 giugno ed è entrata in vigore l’11 giugno. La modifica del regime amministrativo dei tribunali ecclesiastici risponde alla volontà dei vescovi di attuare nella prassi giudiziaria le finalità della riforma introdotta da papa Francesco – dalla centralità dell’ufficio del vescovo all’accessibilità, celerità e giustizia dei processi –, coniugando la prossimità alle persone con l’esigenza di assicurare un rigoroso accertamento della verità del vincolo matrimoniale.

Documenti, 2018-11

Comunità accoglienti

Conferenza episcopale italiana - Commissione episcopale per le migrazioni

Approvata dal Consiglio permanente del 19-21 marzo scorsi (cf. Regno-doc. 7,2018,225) e pubblicata il 15 maggio, Comunità accoglienti. Uscire dalla paura è una Lettera della Commissione episcopale per le migrazioni della CEI alle comunità cristiane a 25 anni dal documento Ero forestiero e mi avete ospitato (1993-2018). Desiderio dell’episcopato italiano è partecipare al discernimento comunitario intorno a una questione di primaria rilevanza nella vita del paese; leggere il fenomeno come un «segno dei tempi» e all’interno del più ampio quadro degli squilibri globali, da denunciare; sostenere il grande impegno delle parrocchie italiane nell’ambito dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati. Annotando con realismo che sono richieste sia «creatività e audacia» sia «prudenza», perché «esistono dei limiti nell’accoglienza» e «il periodo di crisi che sta ancora attraversando il nostro paese rende più difficile l’accoglienza, perché l’altro è visto come un concorrente e non come un’opportunità per un rinnovamento sociale e spirituale e una risorsa per la stessa crescita del paese», i vescovi ricordano inoltre che «il primo diritto è quello di non dover essere costretti a lasciare la propria terra. Per questo appare ancora più urgente impegnarsi anche nei paesi di origine dei migranti, per porre rimedio ad alcuni dei fattori che ne motivano la partenza e per ridurre la forte disuguaglianza economica e sociale oggi esistente».