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Documenti, 5/2018, 01/03/2018, pag. 163

Il vescovo e la nullità matrimoniale

Discorso ai partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Rota romana

Francesco

«Da sempre il vescovo diocesano è iudex unum et idem cum vicario iudiciali», ma tale principio «viene interpretato in maniera di fatto escludente l’esercizio personale del vescovo diocesano, delegando quasi tutto ai Tribunali». Nel Discorso ai partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Rota romana, il 25 novembre 2017, il papa ha invece ribadito e chiarito ulteriormente il ruolo dei vescovi nei processi di nullità matrimoniale, precisando quello che è «determinante ed esclusivo nell’esercizio personale del vescovo diocesano giudice». In sostanza il processo più breve per certificare la nullità matrimoniale, introdotto nel 2015 con i due motu proprio Mitis iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus (Regno-doc. 29,2015,5), non è un’opzione che il vescovo possa scegliere ma un obbligo (e un diritto dei fedeli), e non può essere delegato in toto al Tribunale diocesano o interdiocesano, cosa che «porterebbe a snaturare e ridurre la figura del vescovo padre, capo e giudice dei suoi fedeli a mero firmatario della sentenza». Perché si possa celebrare il processo breve devono altresì ricorrere alcune condizioni indispensabili: per il vescovo l’essere capo di una comunità diocesana di fedeli, per il matrimonio l’assoluta evidenza dei fatti comprovanti la presunta nullità e il consenso dei due sposi. Il papa ha anche ribadito che questa procedura dev’essere facilmente accessibile e gratuita per gli interessati.

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Documenti, 2018-9

Imparare a congedarsi

Lettera apostolica motu proprio sulla rinuncia per età ad alcuni uffici di nomina pontificia

Francesco

È stata pubblicata il 15 febbraio la lettera apostolica motu proprio di papa Francesco Imparare a congedarsi, con cui si regola la rinuncia, a motivo dell’età, dei titolari di alcuni uffici di nomina pontificia. Con essa papa Francesco ha aggiornato le norme canoniche sul congedo dall’ufficio per i capi dicastero che non siano cardinali, i prelati superiori della curia romana e i rappresentanti pontifici, e ha dato qualche chiarificazione dell’art. 2 del precedente rescritto del 3 novembre 2014, relativo ai vescovi. «La conclusione di un ufficio ecclesiale deve essere considerata parte integrante del servizio stesso, in quanto richiede una nuova forma di disponibilità». «Chi si prepara a presentare la rinuncia – scrive il papa – ha bisogno di prepararsi adeguatamente davanti a Dio, spogliandosi dei desideri di potere e della pretesa di essere indispensabile. Questo permetterà di attraversare con pace e fiducia tale momento, che altrimenti potrebbe essere doloroso e conflittuale». In base alle nuove norme, che in sostanza allineano questi casi con quanto previsto per i vescovi diocesani, al compimento del 75° anno i capi dicastero non cardinali, i prelati superiori della curia, i vescovi che svolgono altri uffici alle dipendenze della Santa Sede e i rappresentanti pontifici devono presentare la rinuncia al papa, che decide se accettarla o prorogare l’incarico valutando le concrete e singole circostanze.

Documenti, 2018-9

Gaudete et exsultate

Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo

Francesco

«Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante». L’esortazione apostolica Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, firmata da papa Francesco il 19 marzo e pubblicata il 9 aprile, è il terzo documento di questo genere dopo la programmatica Evangelii gaudium del 2013 e la post-sinodale Amoris laetitia del 2016. ostruita più come un dialogo a tu per tu con ogni credente che come «un trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni che potrebbero arricchire questo importante tema, o con analisi che si potrebbero fare circa i mezzi di santificazione», nei suoi 5 capitoli delinea i tratti della santità dei battezzati, della «santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”», sviluppando in forma strutturata un tema caro a Francesco, e già accennato in nuce nei documenti precedenti.

Documenti, 2018-9

Dolore e vergogna

Lettera ai vescovi del Cile a seguito del rapporto consegnato da mons. Charles J. Scicluna

Francesco

«Scrivo a voi… per sollecitare umilmente la vostra collaborazione e assistenza nel discernimento delle misure che dovranno essere adottate a breve, medio e lungo termine per ripristinare la comunione ecclesiale in Cile, al fine di riparare per quanto possibile allo scandalo e ristabilire la giustizia». Lo scandalo relativo alle violenze, subite da minori da parte di esponenti del clero e insabbiate o coperte da preti e vescovi, era emerso durante e dopo la recente visita di papa Francesco in Cile (cf. Regno-doc. 3,2018,83; Regno-att. 4,2018,73). Dopo il rapporto consegnatogli dal vescovo maltese mons. Charles Scicluna, che Francesco ha inviato nel paese dal 20 febbraio al 1° marzo per raccogliere maggiori informazioni, il papa ha inviato l’11 febbraio questa lettera all’episcopato cileno, invitandolo a Roma «per dialogare sulle conclusioni della suddetta visita e sulle mie conclusioni». La lettera contiene un’ammissione di responsabilità e una richiesta di perdono: «Sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza d’informazioni veritiere ed equilibrate. Fin da ora chiedo scusa a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, negli incontri che avrò con rappresentanti delle persone intervistate».