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Documenti, 3/2019

Le due piaghe della Chiesa

Discorso alla curia romana per la presentazione degli auguri natalizi

Francesco

Nell’udienza che il 21 dicembre scorso il papa ha concesso ai cardinali e ai superiori della curia romana per lo scambio degli auguri natalizi, momento che ogni anno offre l’opportunità per fare un bilancio delle questioni interne della Chiesa di Roma, Francesco ha affermato che – se «la Sposa di Cristo prosegue il suo pellegrinaggio tra gioie e afflizioni, tra successi e difficoltà, esterne e interne» – tuttavia «certamente le difficoltà interne rimangono sempre quelle più dolorose e più distruttive». E le due piaghe dove si manifestano «la contro-testimonianza e gli scandali di alcuni figli e ministri della Chiesa» sono quelle degli abusi, richiamata con la figura biblica di Davide, e dell’infedeltà, significativamente rappresentata dalla figura di Giuda.

Per affrontare la questione degli «abusi di potere, di coscienza e sessuali» – che di nuovo nel 2018 hanno gravemente danneggiato l’immagine e la credibilità della Chiesa con le crisi del Cile e degli Stati Uniti – il percorso non parte da zero e vedrà in febbraio un’occasione per mettere a punto una strategia condivisa. Mentre per l’«infedeltà» di chi semina «zizzania, divisione e sconcerto» nella Chiesa, con un chiaro riferimento alla vicenda dell’ex nunzio negli USA Carlo Maria Viganò che in agosto ha cercato di destituire Francesco, l’unica via individuata è quella della conversione spirituale. Dopo sei anni di ministero, Francesco è messo a dura prova dagli stessi problemi che hanno portato alle dimissioni Benedetto.

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14 novembre 2018. Lettera pastorale dell’episcopato USA contro il razzismo. Dopo i pronunciamenti di singoli vescovi sul tema del razzismo (cf. Regno-doc. 3,2017,97; 21,2017,689), il 14 novembre l’episcopato cattolico degli Stati Uniti a larghissima maggioranza (241 voti a 3) approva una lettera pastorale contro il razzismo dal titolo Spalancare i nostri cuori. La chiamata permanente all’amore...

Abusi: la credibilità ferita di un episcopato

Lettera ai vescovi statunitensi riuniti a Chicago per gli esercizi spirituali

Francesco

Mentre i vescovi degli Stati Uniti – su suggerimento di papa Francesco – erano riuniti dal 2 all’8 gennaio nel seminario dell’arcidiocesi di Chicago in un corso di esercizi spirituali «per affrontare e rispondere evangelicamente alla crisi di credibilità» che stanno attraversando come Chiesa, in seguito al riemergere nel 2018 dello scandalo delle violenze su minori da parte del clero (cf. in questo numero a p. 65ss), il papa ha inviato loro una lettera datata 1° gennaio e pubblicata il 3.

In essa afferma il desiderio di «starvi più vicino e come fratello riflettere e condividere alcuni aspetti che considero importanti, e anche stimolarvi nella preghiera e nei passi che fate nella lotta contro la “cultura dell’abuso” e nel modo di affrontare la crisi della credibilità». Francesco denuncia anche la sofferenza inferta al popolo di Dio, oltre che dagli «abusi di potere, coscienza, sessuali» e dalla loro cattiva gestione, dal «trovare un episcopato disunito, concentrato nel discreditarsi più che nel trovare cammini di riconciliazione». Oggi per sanare la credibilità ferita «ci viene richiesta una nuova presenza nel mondo conforme alla croce di Cristo, che si cristallizzi in servizio agli uomini e alle donne del nostro tempo».

La minaccia dei nazionalismi

Discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede

Francesco

L’annuale «discorso sullo stato del mondo», che il papa ha rivolto al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede il 7 gennaio per porgere agli ambasciatori gli auguri per il nuovo anno, ha avuto come fuochi geo-politici la Cina, con l’Accordo provvisorio firmato nel 2018 (cf. Regno-doc. 17,2018,521 e 526), e il Medio Oriente, con il dramma degli sfollati della guerra siriana e la fuga dei cristiani.

Tuttavia il tema generale, evocato dal ricorrere nel 2019 del centenario della fondazione della Società delle Nazioni, è il riemergere dei nazionalismi (tout court, non «nazionalismi esacerbati»), che «sta progressivamente indebolendo il sistema multilaterale, con l’esito di una generale mancanza di fiducia, di una crisi di credibilità della politica internazionale e di una progressiva marginalizzazione dei membri più vulnerabili della famiglia delle nazioni».

Nella crisi che colpisce la diplomazia multilaterale non vengono risparmiate critiche all’incapacità del sistema multilaterale di offrire soluzioni efficaci; alla responsabilità delle politiche nazionali, che cercano il consenso immediato piuttosto che il bene comune a lungo termine; alle organizzazioni internazionali multilaterali, preda di forme di colonizzazione ideologica; a una globalizzazione troppo rapida e disordinata. Nel riaffermare i principi della diplomazia multilaterale ai quali la Santa Sede si ispira, papa Francesco riprende la falsariga di Paolo VI, nel suo «memorabile discorso» alle Nazioni Unite del 1965.

 

Sentire con la Chiesa

Viaggio apostolico a Panama per la XXXIV Giornata mondiale della gioventù

Francesco

«Appellarsi alla figura di Romero significa appellarsi alla santità e al carattere profetico che vive nel DNA delle vostre Chiese particolari». All’inizio del suo viaggio apostolico a Panama per la XXXIV Giornata mondiale della gioventù (23-28 gennaio), papa Francesco il 24 gennaio ha incontrato una settantina di vescovi dell’America centrale, e ha proposto loro quale modello di riferimento san Oscar Romero, recentemente canonizzato, definito «tra i frutti profetici della Chiesa in America centrale».

Il motto del suo stemma episcopale «Sentire con la Chiesa» è stato ripreso da Francesco e rideclinato all’interno delle emergenze dell’America centrale di oggi: i giovani, che devono essere «rubati» alla strada prima che la «cultura della morte… vendendo loro fumo e soluzioni magiche catturi e sfrutti la loro inquietudine e la loro immaginazione»; i migranti, che «hanno volto giovane, cercano qualcosa di meglio per le loro famiglie, non temono di rischiare e lasciare tutto pur di offrire le condizioni minime che garantiscano un futuro migliore»; i sacerdoti, su cui «normalmente ricade in modo speciale la responsabilità che questo popolo sia il popolo di Dio».

Lefebvriani, sciolta la Commissione «Ecclesia Dei»

Lettera apostolica in forma di motu proprio circa la Pontificia commissione «Ecclesia Dei»

Francesco

A dieci anni esatti – il 21 gennaio 2009, per decisione di Benedetto XVI – dalla remissione della scomunica ai quattro vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X ordinati nel 1988 da mons. Marcel Lefebvre, papa Francesco il 19 gennaio con la Lettera apostolica in forma di motu proprio circa la Pontificia commissione «Ecclesia Dei» ha disposto la soppressione della stessa, che era stata istituita il 2 luglio 1988 per «facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi o religiose, legati alla Fraternità…, che desideravano rimanere uniti al successore di Pietro nella Chiesa cattolica, conservando le proprie tradizioni spirituali e liturgiche».

La decisione nasce dalla costatazione che, dopo la concessione di celebrare secondo il rito preconciliare data da Benedetto XVI nel 2007, il contesto è mutato e «le comunità religiose che celebrano abitualmente nella forma straordinaria hanno trovato oggi una propria stabilità di numero e di vita». Pertanto non essendovi più una questione liturgica ma solo dottrinale, la competenza per il dialogo è trasferita «integralmente» alla Congregazione per la dottrina della fede, che avrà una nuova sezione dedicata a «continuare l’opera di vigilanza, di promozione e di tutela» condotta dalla soppressa Commissione.

Cor orans

Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica

Per consentire l’applicazione della costituzione apostolica Vultum Dei quaerere sulla vita contemplativa femminile, cioè la clausura, la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica il 15 maggio 2018 ha pubblicato un’istruzione che s’intitola Cor orans, «il cuore orante». Il testo, che si compone di quattro capitoli e 289 paragrafi, concretizza le disposizioni contenute nella Vultum Dei quaerere di papa Francesco (cf. Regno-doc. 15,2016,479-492), con cui il pontefice ha inteso ribadire «che “la vita contemplativa femminile ha sempre rappresentato nella Chiesa e per la Chiesa il cuore orante, custode di gratuità e di ricca fecondità apostolica ed è stata testimone visibile di misteriosa e multiforme santità”».

Il documento affronta diversi temi della vita contemplativa femminile, come fondazione, gestione ed eventuale soppressione dei monasteri e come il concetto di «separazione dal mondo» visto alla luce degli odierni mezzi di comunicazione, e dedica particolare attenzione all’autonomia del monastero, che favorisce «la stabilità di vita e l’unità interna della comunità, garantendo le condizioni per la vita delle monache, secondo lo spirito e l’indole dell’istituto di appartenenza», e alla formazione, che si configura come «un itinerario di tutta la vita, sia personale sia comunitario, che deve portare alla configurazione al Signore Gesù e all’assimilazione dei suoi sentimenti nella sua totale oblazione al Padre».

Ritorno dall’esilio

Visita del segretario di stato vaticano in Iraq per le celebrazioni natalizie

Card. Pietro Parolin

«Voi siete esperti di perdono. È commovente sapere che molti hanno perdonato quelli che hanno fatto loro del male… Anche per voi inizia il ritorno dall’esilio… Tuttavia, l’impresa più ardua non è la riedificazione materiale, bensì la ricostruzione della fiducia, la ricomposizione del tessuto sociale lacerato dai tradimenti, dal rancore, dall’odio. Qui sta la vostra vocazione e la vostra missione: è in gioco la fedeltà alle vostre radici e la costruzione di un futuro migliore per i vostri figli». Dal 24 al 28 dicembre il segretario di stato della Santa Sede, il card. Pietro Parolin, ha visitato l’Iraq, appena uscito da tre anni di guerra (2014-2017) e di invasione del sedicente Stato islamico (ISIS).

In un contesto segnato per i cristiani dalla gioia del ritorno e dalla speranza di un nuovo inizio, ma anche dall’insicurezza e dalla crisi economica, davanti a comunità cristiane estenuate dall’emigrazione, il card. Parolin ha portato la benedizione del papa e ha parlato di pace e riconciliazione a cristiani e musulmani ancora alle prese con un equilibrio politico e religioso instabile per le profonde divisioni tra sciiti e sunniti. Il giorno precedente al suo arrivo, il Consiglio dei ministri del Governo iracheno aveva votato un emendamento alla legge sui giorni festivi nazionali per rendere festivo nel paese il 25 dicembre, giorno di Natale.

La tutela dei minori nella Chiesa italiana

CEI - Consiglio permanente, sessione invernale (14-16 gennaio 2019)

Conferenza episcopale italiana

Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, che si è incontrato a Roma dal 14 al 16 gennaio, ha istituito un Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, ne ha approvato il Regolamento e ha nominato come presidente il vescovo di Ravenna, mons. Lorenzo Ghizzoni. Sarà questo nuovo organismo della CEI a preparare la partecipazione italiana all’incontro del prossimo 21-24 febbraio su «La protezione dei minori nella Chiesa».

Il nuovo Servizio avrà il compito di consigliare e supportare la CEI, i vescovi e i superiori religiosi nella gestione corretta e trasparente dei casi di violenze, nella formazione e nella costruzione di una cultura della tutela dei minori nei luoghi ecclesiali (cf. anche in questo numero a p. 123).

Tra le altre attività il Consiglio permanente, avvicinandosi la fine del decennio dedicato dai vescovi italiani al tema educativo, ha iniziato a riflettere e raccogliere proposte sul tema per gli Orientamenti pastorali del prossimo decennio; tuttavia la CEI – come afferma il Comunicato finale che pubblichiamo qui integralmente, emesso il 16 gennaio – potrebbe anche stabilire di abbreviarne la scansione temporale.

Buone prassi di tutela dei minori in parrocchia

Servizio tutela minori - Diocesi di Bergamo

Tutela dei minori: da dove iniziare? Questa è la domanda che gli organismi pastorali si stanno ponendo oggi, mentre la Chiesa nel suo complesso è scossa dai casi di violenze sui minori. Occorre un approccio «centrato sul minore», come afferma uno dei primi documenti italiani in materia, pubblicato dalla diocesi di Bergamo. Il che significa che la prevenzione di eventuali episodi inerenti la sfera sessuale – anche se qui non si parla di come fare quando avvengono episodi gravi – è inserita in un contesto più ampio di vigilanza e trasparenza, per creare le condizioni per ambienti sicuri. Vengono quindi forniti criteri generali dai quali trarre indicazioni per casi specifici. Innanzitutto la scelta del personale: «L’urgenza di trovare “qualcuno” (…) non ci esime dal considerarne l’idoneità»; poi il dialogo con le famiglie e il rispetto della legge sulla privacy; alcune buone norme – utile anche il Decalogo riassuntivo – nell’era dei social media (Facebook, Whatsapp ecc.); la cura degli ambienti, con spazi in cui tutti possano essere sempre sotto lo sguardo degli altri e di un adulto, meglio due, che supervisiona; infine il ruolo della segreteria parrocchiale.

Minori: le regole dei collaboratori parrocchiali

Servizio tutela minori - Diocesi di Bergamo

La Diocesi di Bergamo ha diffuso in gennaio, insieme alle Buone prassi di prevenzione e tutela dei minori in parrocchia (qui a p. 123), anche un «decalogo» sintetico per i collaboratori parrocchiali che svolgono attività pastorale con bambini e adolescenti (www.diocesibg.it), intitolato «Io i bambini… li rispetto!».