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I sangui di Abele. La fratellanza come luogo di responsabilità
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| Tipo di contributo: |
Parole delle religioni |
| Autore: |
P. Stefani |
| Titolo: |
I sangui di Abele. La fratellanza come luogo di responsabilità |
| Riferimento: |
Regno-att. n.14, 2011, p.499 |
Nelle consuete rappresentazioni cattoliche del Decalogo, le due tavole sono disposte in maniera tale da far sì che sulla prima siano segnati i tre comandamenti relativi al rapporto tra l’uomo e Dio e sull’altra i sette concernenti le relazioni interumane. A tal proposito il card. Angelo Scola, di recente, ha avuto modo di ribadire che il modello della rivelazione «ebraica e cristiana» indica «l’ancoraggio della legge morale alla verità». La correlazione attesta, da un lato, che l’adorazione va riservata solo a Dio, mentre, dall’altro, indica che i comandamenti «morali» sono tali «non perché comandati, ma perché veri».1 L’integrazione delle due tavole si fonda perciò sul primato della verità rispetto a quello dell’imperatività. Separare la dimensione pratica da quella veritativa costituirebbe, quindi, un errore moderno nato dalla scelta di rendersi autonomi rispetto al proprium della tradizione biblico-cristiana.
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