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Perché la Chiesa?

La fede e l'istituzione ecclesiale in Occidente
Il cristianesimo al quale la maggioranza dei nostri contemporanei rimane legata, almeno nell’Occidente secolarizzato, è ormai un cristianesimo senza Dio e senza Chiesa.
Davanti a tale considerazione, per quanti si sentono coinvolti in un’esperienza credente espressa anche in forma ecclesiale diventa urgente la domanda sulla finalità e la ragion d’essere della Chiesa oggi. «Se il cristianesimo è stato un fattore storico di civilizzazione, la sua pertinenza è caduca quando questa civilizzazione si trasforma, come sta avvenendo nel mondo contemporaneo?», si chiede Raymond Lemieux.
Si tratta di verificare se l’esperienza cristiana sia fatta per garantire processi di civilizzazione o per partecipare all’umanizzazione del mondo.
Una tappa previa importante sarà costituita dal ripensare il trittico «Chiesa-Regno-mondo».
È sul versante di questa impresa che Denis Müller – procedendo da una prospettiva protestante, ma distanziandosi sia dal giuridicismo cattolico sia dall’evenemenzialismo protestante – ripercorre il formarsi dell’ecclesiologia contemporanea, restituendo un’articolazione teologica ecumenica della secondarietà e della necessità della Chiesa in rapporto al regno di Dio con un decentramento cristologico ed escatologico.

Assisi 1986-2011

Il 27 ottobre 2011 Benedetto XVI celebrerà i 25 anni dall'inedita iniziativa di Giovanni Paolo II per la pace.
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La "giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo" convocata da Benedetto XVI per il 27 ottobre, richiamando l'iniziativa inedita assunta dal suo predecessore e invitando a unirsi a questo cammino "i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà, offre l'occasione per riflettere su quell'intuizione profetica con chi ne fu l'ideatore, il card. Roger Etchegaray.

A complemento mons. Michael Louis Fitzgerald ripercorre i momenti salienti del riavvicinamento che dopo Assisi ha portato i leader delle maggiori religioni mondiali a incontrarsi sempre più frequentemente nel dialogo.

I cattolici dopo Berlusconi

Verso una nuova fase della nostra democrazia

Todi prima e dopo: prove di riaggregazione cattolica

L'attesa è stata maggiore del risultato.
L’incontro di Todi (17.10.2011), indetto dall’occasionato Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro, che ha radunato nel paese di Iacopone un centinaio di esponenti di associazioni cattoliche più alcuni interlocutori del mondo della finanza, dell’università e del giornalismo (quasi tutti cattolici) sul tema «La buona politica per il bene comune», non ha prodotto risultati concreti.

Una notte profonda

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Una notte profonda.
L’Italia è entrata in una notte profonda: le sue strutture sociali, economiche e istituzionali sono logorate.
Una crisi finanziaria fuori controllo, che fa già sentire i suoi effetti sul piano economico e sociale, la pervade e la sovrasta.
Il giudizio internazionale sul nostro sistema è chiaramente di inaffidabilità complessiva.
Si apre il tema del contributo dei cattolici alla situazione critica del paese.
Non perché si debba continuare a ritenere i cattolici italiani (nel 150° dell’unità d’Italia sarebbe persino sconsolante) come separati dal resto del paese, ma perché il tema è stato posto, di fatto e autorevolmente, in termini specifici.
Nei fatti si può constatare come nelle ultime vicende referendarie i cattolici complessivamente presi siano stati in gran parte assenti.
A differenza della stagione dei primi anni Novanta, quando fu una minoranza cattolica illuminata (ACLI, FUCI, ACI, esponenti vicino a Comunione e liberazione [CL]) a guidare il cambiamento istituzionale attraverso i referendum elettorali, in questo frangente quelle stesse componenti si sono ritrovate piuttosto ai margini del processo di cambiamento, se non altrove.

All'inizio della fine

Verso l'epilogo del ciclo berlusconiano
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Perde Berlusconi. vince l'antiberlusconismo. La sconfitta politica, oltre che elettorale, di Berlusconi, nelle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio – ulteriormente aggravata dall'esito dei ballottaggi del 29 e 30 – è a tutto tondo.

Il ciclo delle riforme istituzionali per incompletezza, arretramenti e restaurazioni dei vecchi modelli elettorali è sostanzialmente fallito, così come la risposta dei soggetti politici.

Queste elezioni segnalano certamente l'avvio dell'epilogo della vicenda politica del premier, ma la reazione del Partito democratico rivela come esso non voglia le elezioni, che rimangono invece l'unica strada di rappresentazione democratica del potenziale cambiamento.

Referendum: Adesso

Decidere di firmare. Firmare per decidere
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L’Italia sta entrando in una notte profonda: le sue strutture sociali, economiche e istituzionali sono logorate.
Il paese ha bisogno di regole certe e condivise che ridiano alla nostra democrazia trasparenza di comportamenti e istituzioni forti, pienamente legittimate, in grado di decidere.
Solo la ripresa del pieno esercizio della sovranità dei cittadini può fortificare le istituzioni, non certo vecchie o nuove oligarchie impegnate a conservare se stesse separandosi dalla volontà popolare.
Solo un sistema di regole certe che sviluppi tutte le occasioni di partecipazione dei cittadini, come la nostra Costituzione prevede e sollecita, potrà contrastare la sfiducia verso le istituzioni che va diffondendosi nella società: una deriva di demoralizzazione, di separazione, di allontanamento dalla politica che tra poco, temiamo, si farà indifferenza, egoismo, cinismo.
Per questo motivo riteniamo discriminante ridare al cittadino il potere di scegliere un Parlamento più rappresentativo, potenzialmente migliore e, conseguentemente, un governo in grado di governare.
Può un paese democratico, di antica civiltà come il nostro, riconoscersi istituzionalmente, o anche solo simbolicamente, in un modello di competizione elettorale definito dal suo stesso autore «una porcata»?
Può un paese democratico affidare, per la terza legislatura consecutiva, a un Parlamento di nominati dalle segreterie dei partiti e non di eletti dai cittadini il proprio destino?
Può farlo in un momento così grave, privandosi di un potere legislativo che sia pienamente rappresentativo, rispettabile e rispettato?
Il Porcellum, come poi comunemente è stato chiamato, è un singolare modello di competizione.
Un’invenzione sconosciuta nel pianeta democratico.
Si tratta di una legge elettorale che ha prodotto danni gravi al sistema politico italiano: frammentazione dei soggetti politici, disomogeneità e fragilità delle alleanze, nomina dei parlamentari da parte di un'oligarchia ristretta di professionisti della politica.
In Italia il cittadino non è più arbitro,  ma spettatore. 
È sul tema delle regole e della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica che consiste una parte importante della questione morale del nostro paese, poiché le regole definiscono i comportamenti e la partecipazione critica legittima le decisioni.
La nostra democrazia rischia oggi di essere travolta, presa com’è tra il vuoto decisionale di istituzioni screditate e l’urlo inevitabilmente crescente della piazza.
Per senso di responsabilità, conoscendo il significato limitato e parziale della nostra azione, come semplici cittadini, ciascuno con la propria storia e nel rispetto delle nostre stesse differenze di opinione, riteniamo importante firmare e invitare a firmare il referendum per l’abrogazione del Porcellum.
Se il Parlamento avrà tempi sufficienti e virtù necessarie, se le forze politiche davvero lo vorranno, allora, magari, si arriverà a una nuova, adeguata legge elettorale.
In quel caso saremo stati di pungolo.
Se le forze politiche – come temiamo – non lo faranno, con l’abrogazione del Porcellum avremo contribuito a salvare la dignità delle istituzioni democratiche, consentendo al paese di votare con la legge Mattarella, che negli anni Novanta aveva consentito l’avvio, poi interrotto, di una democrazia di tipo competitivo e governante.

18 settembre 2011.
 
Gianfranco Brunelli

La vita accanto

Mariapia Veladiano, collaboratrice de Il Regno, finalista al Premio Strega
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La nostra collaboratrice Mariapia Veladiano con il romanzo d’esordio La vita accanto – vincitore nel 2010 del premio Calvino – è entrata nella cinquina del premio Strega, classificandosi poi definitivamente al secondo posto.

Mariapia Veladiano a Uomini e Profeti

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Nella rubrica Libri del mese del numero 12 del Regno abbiamo recensito il suo libro di cui parla anche con Gabriella Caramore in un’intervista mandata in onda nella rubrica «Uomini e profeti» di Rai radio3.

Il Cortile dei gentili

Osare l'umanesimo

Caro lettore,

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tra i diversi argomenti ed eventi dei quali il numero 9 del 2011 de Il Regno le offre la documentazione, le segnaliamo la sessione inaugurale del Cortile dei gentili (Parigi, 24-25.3.2011), con la traduzione italiana della relazione di Julia Kristeva e la trascrizione delle parole pronunciate dal card. Ravasi in apertura delle varie sessioni (cf. pp. 316-317). 
 
«Non è senza significato se il termine credente non indica solo colui che ha creduto una volta per tutte, ma colui che, come indica l’utilizzo del participio presente del verbo credere, rinnova il suo credo costantemente», ha detto il presidente del Pontificio consiglio della cultura nel corso del saluto pronunciato alla Sorbona.
 
Accompagnare i credenti in Cristo che sono in Italia in questa permanente tensione al rinnovamento delle ragioni della propria fede fa anche parte del compito che la rivista Il Regno si è data sin dalle sue origini.
È per questo che iniziative come il Cortile dei gentili hanno sempre trovato e continueranno a trovare, sulle nostre pagine, spazio e rilievo.

Politica e questione morale

La crisi di sistema, il caso Berlusconi e le parole del card. Bagnasco

I tranelli delle istituzioni

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Di fronte ai recenti scandali, che hanno coinvolto nuovamente il presidente del Consiglio Berlusconi, è intervenuto finalmente in maniera articolata il presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), Angelo Bagnasco.
Lo ha fatto ieri, 24 gennaio, nell’abituale prolusione al Consiglio permanente, tenutosi questa volta ad Ancona in vista della celebrazione del Congresso eucaristico nazionale (3-11.9.2011).
 
Bagnasco ha svolto tre punti: l’intreccio tra crisi morale e «fibrillazione politica e istituzionale»; la necessità della sobrietà e del decoro morale di chi assume responsabilità pubbliche; l’immagine complessivamente perdente del paese e i veleni nuovi e residui penetrati nel corpo della società.

La politica d'inverno

Dunque: non era finito.
C’era e c’è ancora.
Per noi non era e non è una «fortuna», ma è la realtà.
Silvio non solo c’è ancora, ma il dopo-Berlusconi, qualunque cosa sia, è determinabile solo attraverso di lui. Non senza. La sconfitta dell’egemonia politico-culturale berlusconiana rimane un processo ancora lungo.
Dopo il voto parlamentare sulla fiducia/sfiducia al governo Berlusconi del 14 dicembre, che l’ha visto vincere di misura e senza maggioranza assoluta alla Camera per 314 a 311, occorre riprendere il filo.

Cosa è fallito, cosa è compiuto: intervista ad Arturo Parisi

Il ventennio 1989-2009 descrive per intero l’arco della nostra transizione: dalla crisi politica e istituzionale, dalla delegittimazione dei soggetti politici tradizionali della Prima repubblica, alla sconfitta del progetto ulivista e alla falsa partenza del Partito democratico; da Berlusconi al berlusconismo; dal maggioritario come strumento di rilegittimazione della democrazia alla scomposizione del bipartitismo.
L’appuntamento con la storia mancato da una intera generazione.

L'esito della transizione

Le analisi di Gianfranco Brunelli disegnano il quadro della politica italiana dalla caduta del governo Prodi al destino della questione cattolica.
Con la nascita del Popolo della libertà (PDL), il 27-29 marzo scorsi, Silvio Berlusconi ha oggettivato se stesso.
Ha avviato la stabilizzazione del sistema cercando di fissare in modo permanente i rapporti di forza attuali.
Il fallimento del Partito democratico (PD) di Veltroni mette oramai in questione la stessa sopravvivenza del partito come tale.

L'una e l'altra sconfitta

Le elezioni del 6-7 giugno 2009, legate in molte parti d'Italia alle elezioni provinciali e comunali, hanno fatto registrare una generale crescita del non-voto.

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