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Tipo di contributo: Articolo
Autore: L. Pr.
Titolo: Polemiche: Dehon antisemita?
Tema: Ebrei, Santa Sede
Area: EUROPA
Nazione: Francia
Riferimento: Regno-att. n.12, 2005, p.370
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POLEMICHE

Dehon antisemita?

La beatificazione di p. Leone Dehon (1843-1925), fissata per il 24 aprile scorso e impedita dalla morte di Giovanni Paolo II, non è stata prevista in altra data imminente. Lo slittamento è dovuto alla decisione del papa Benedetto XVI di verificare ulteriormente, attraverso una commissione, alcuni scritti indicati come antisemiti, nonostante l'esame già effettuato prima del decreto di beatificazione. I nomi della commissione non sono pubblici, ma le agenzie stampa la dicono composta dal card. J. Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, dal card. G. Cottier, teologo della Casa pontificia, dal card. P. Poupard, presidente del Pontificio consiglio della cultura e dal card. R. Etchegaray. È del tutto probabile la presenza di qualche esponente della congregazione dei sacerdoti del Sacro cuore (dehoniani).

Voci critiche in riferimento alle posizioni antigiudaiche di Dehon sono apparse alla fine dell'anno scorso su alcuni siti Internet in cui venivano citate espressioni contenute nei suoi scritti di natura sociale e in particolare nel Manuale sociale cristiano. Riprese soprattutto in ambito francese hanno provocato l'attenzione e la preoccupazione dei vescovi locali e qualche interrogativo sul versante del governo, tangenzialmente coinvolto in ogni processo di beatificazione. Si sono poi diffuse nel più ampio contesto dei media (Stati Uniti, Italia, altri paesi europei ecc.), alimentate dall'attenzione di componenti ebraiche e dalla rilevanza del dialogo cattolico-ebraico nei decenni postconciliari e nel programma di Benedetto XVI.

Tra i numerosi testi di Dehon, raccolti convenzionalmente in quattro parti (scritti ascetici, sociali e pedagogici, «vari» e tratti dalla rivista Le Règne) - tutti pubblici e consultabili - si trovano consistenti cenni alla questione ebraica solo in quelli sociali (con qualche richiamo in altri) e soltanto negli anni della sua esposizione pubblica a difesa della Rerum novarum di Leone XIII e della dottrina sociale della Chiesa a Roma e altrove, cioè fra il 1889 e il 1903. Il dato di fondo è la sua convinzione di un necessario e possibile rinnovamento sociale cristiano che trova opposizione in un capitalismo senza alcuna attenzione per le masse popolari operaie, oltre che nel socialismo. Nella polemica contro l'usura, contro le banche o la borsa preoccupate solo delle rendite e non del progresso sociale, contro gli abusi autoritari e disumani nelle fabbriche, contro alcuni poteri dello stato garanti delle disuguaglianze p. Dehon incrocia e fa propria la polemica antiebraica che per tre o quattro decenni ha interessato la Francia a cavallo dei secoli XIX-XX. Lo fa secondo i criteri e lo stile comuni alla Chiesa del tempo e all'ambiente dei primi democratici cristiani. Con la conseguente necessità di rileggere i testi per quello che effettivamente dicono e per l'intento che perseguono, comprendendo la loro documentazione di partenza, collocandoli nel loro contesto. Il riferimento all'usura, all'«invasione giudaica», i cenni agli omicidi rituali e al Talmud vengono piegati nella denuncia dei poteri della massoneria e dell'indirizzo anticlericale dello stato in nome di un «sano nazionalismo cristiano».

Non vi sono tracce in Dehon di antisemitismo razziale,1 né valutazioni negative di personaggi o conoscenze ebraiche. L'antigiudaismo teologico (la «sostituzione» della Chiesa alla sinagoga) non toglie al popolo ebraico la qualifica di «provvidenziale. Dio non l'ha abbandonato definitivamente. Lo conserva come testimone della storia e delle Scritture. Lo custodisce per ridargli una grande missione negli ultimi tempi del mondo». Più grevi le espressioni di tipo economico e sociale per le ragioni polemiche già ricordate che sfociano nella richiesta, allora comune, di limitazioni per legge delle attività degli ebrei: «Non siamo partigiani di un antisemitismo radicale. Non chiediamo l'espulsione o la spoliazione degli ebrei; pensiamo piuttosto che si dovrebbero fare delle riserve nei diritti che si concedono loro».

Le indagini sull'antisemitismo francese in quegli anni sviluppate in particolare dagli storici Pierre Pierrad, Paul Airiau e J.M. Mayeur sono concordi nel collocare p. Dehon fra i ripetitori piuttosto che fa gli ispiratori dell'antigiudaismo, fra i moderatori piuttosto che fra i promotori. «Si può dire che tutte le categorie di cattolici, prima del 1914, sono state impregnate di antisemitismo. Gli stessi cattolici che si qualificarono "sociali", quelli che, allontanandosi più o meno da un facile conservatorismo, cercarono di illuminare i problemi economici e sociali del loro tempo alla luce del Vangelo, non furono esenti dall'odio dell'ebreo, considerato come un personaggio al quale si era dato indebitamente un posto nella società cristiana» (P. Pierrad). «L'antisemitismo è la parte negativa del programma democratico-cristiano» (J.M. Mayeur).

La sensibilità attuale

Dell'orientamento di Dehon, che mostra di aver assorbito inconsapevolmente alcuni parametri antisemiti nel tradizionale impianto antigiudaico, sono indicative alcune sue scelte specifiche. Come quella sul battesimo forzato ai bambini ebrei. In una delle sue conferenze romane, pochi decenni dopo i casi Mortara e Coen scrive: «i bambini ebrei non devono essere costretti al battesimo; ciò sarebbe contrario alla giustizia naturale». O nel caso dell'acceso conflitto sull'ufficiale ebreo Dreyfus, condannato in Francia per accuse di spionaggio, il cui procedimento viene, poco dopo, riaperto. Dehon interviene molto poco e si limita a scrivere: «La maggioranza dei cattolici segue questo caso con quella attenzione superficiale che si presta agli affari giudiziari» concludendo: «Che gli interessati facciano rivedere il processo da un tribunale competente, e i cattolici accetteranno la revisione come hanno accettato la condanna». O ancora nel caso della censura del Vaticano all'Action française. Nel rapporto che come consultore rimette a quella che allora era la Congregazione dell'Indice (1913), fra i vari motivi a favore di una condanna ricorda anche l'antisemitismo radicale dell'associazione di estrema destra cattolica che arriva a reclamare una «notte di San Bartolomeo giudaica e massonica», commentando ironicamente la «bella compagnia» che quella richiesta prefigurava.

L'attuale sensibilità della Chiesa sviluppata dopo il Vaticano II sui problemi connessi all'antigiudaismo della sua tradizione, come la franca richiesta di perdono espressa da Giovanni Paolo II nel giubileo del 2000 («Noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli, e chiedendoti perdono vogliamo impegnarci in una autentica fraternità con il popolo dell'alleanza»), sono pienamente condivise dalla congregazione dehoniana che nel corso di oltre un secolo di attività non ha dato spazio a posizioni antisemite e, con il Vaticano II, si è impegnata nella recezione e valorizzazione della dichiarazione Nostra aetate e del dialogo con gli ebrei. Come ha notato il superiore generale, p. J. Ornelas Carvalho, «nella congregazione sempre abbiamo letto questi testi nel contesto e alla luce dello scopo con cui sono stati pronunciati. Non nascondiamo il loro contenuto negativo, limitato e deplorevole, soprattutto alla luce dei tragici eventi della storia del secolo scorso, della vita e riflessione della Chiesa e del desiderato dialogo tra le culture e le religioni». Coerentemente la congregazione «attende con serenità lo svolgimento dell'esame in corso», con quella disponibilità e quell'abbandono nelle mani di Dio che furono del suo fondatore.

L. Pr.

1Per indicare l'ostilità verso gli ebrei si fa ricorso a tre parole diverse: antiebraismo, antigiudaismo, antisemitismo. Antiebraismo ha un significato molto esteso e sfumato e conseguentemente viene usato meno in discussioni tecniche. Antisemitismo ha invece una precisa connotazione di tipo razziale ed è esploso nel totalitarismo nazista. Antigiudaismo indica un'opposizione nei confronti degli ebrei sostenuta da un'ideologia religiosa e diretta in particolar modo contro la forma assunta dall'ebraismo in epoca postbiblica. In particolare il ruolo attribuito all'accusa mossa agli ebrei di non aver riconosciuto in Gesù il Messia d'Israele ha favorito il passaggio verso forme di antigiudaismo, radicate anche in ambito popolare, che individuano negli ebrei anzitutto gli uccisori di Gesù. Le differenze concettuali e di principio non si oppongono a parziali sovrapposizioni nella pratica e a indubbie influenze reciproche tra i vari modelli.

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