di Benedetto XVI, II Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi Regno-doc. n.21, 2009, p.665
A quindici anni dalla precedente assemblea, il II Sinodo per l’Africa – dedicato a «La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13.14)» – ha preso atto che permangono nel continente consistenti sfide ecclesiali, sociali e politiche. Tra la vivacità delle comunità cristiane e il contemporaneo bisogno di riconciliazione della Chiesa e dell’intero continente, si pone la riflessione sulla globalizzazione, la nuova frontiera per l’azione pastorale e la riflessione teologica di tutta la Chiesa (cf. Regno-att. 20,2009,707ss). Questo è il filo rosso che attraversa sia i discorsi del papa sia gli interventi in aula; sia il Messaggio finale – in cui, ad esempio, si chiede l’abolizione della pena di morte – interpretato come vero e proprio strumento pastorale che consentirà alle comunità di conoscere nell’immediato le tematiche sinodali; sia le 57 proposizioni, votate dai 244 padri sinodali e sulla base delle quali il papa stenderà l’esortazione apostolica postsinodale.
A quindici anni dalla precedente assemblea, il II Sinodo per l’Africa – dedicato a «La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13.14)» – ha preso atto che permangono nel continente consistenti sfide ecclesiali, sociali e politiche. Tra la vivacità delle comunità cristiane e il contemporaneo bisogno di riconciliazione della Chiesa e dell’intero continente, si pone la riflessione sulla globalizzazione, la nuova frontiera per l’azione pastorale e la riflessione teologica di tutta la Chiesa (cf. Regno-att. 20,2009,707ss). Questo è il filo rosso che attraversa sia i discorsi del papa sia gli interventi in aula; sia il Messaggio finale – in cui, ad esempio, si chiede l’abolizione della pena di morte – interpretato come vero e proprio strumento pastorale che consentirà alle comunità di conoscere nell’immediato le tematiche sinodali; sia le 57 proposizioni, votate dai 244 padri sinodali e sulla base delle quali il papa stenderà l’esortazione apostolica postsinodale.
di II Assemblea straordinaria per l'Africa del Sinodo dei vescovi Regno-doc. n.21, 2009, p.670
A quindici anni dalla precedente assemblea, il II Sinodo per l’Africa – dedicato a «La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13.14)» – ha preso atto che permangono nel continente consistenti sfide ecclesiali, sociali e politiche. Tra la vivacità delle comunità cristiane e il contemporaneo bisogno di riconciliazione della Chiesa e dell’intero continente, si pone la riflessione sulla globalizzazione, la nuova frontiera per l’azione pastorale e la riflessione teologica di tutta la Chiesa (cf. Regno-att. 20,2009,707ss). Questo è il filo rosso che attraversa sia i discorsi del papa sia gli interventi in aula; sia il Messaggio finale – in cui, ad esempio, si chiede l’abolizione della pena di morte – interpretato come vero e proprio strumento pastorale che consentirà alle comunità di conoscere nell’immediato le tematiche sinodali; sia le 57 proposizioni, votate dai 244 padri sinodali e sulla base delle quali il papa stenderà l’esortazione apostolica postsinodale.
È il rifiuto della propria identità che rende, secondo mons. Francisco João Silota mafr, vescovo di Chimoio (Mozambico) e primo vicepresidente del Simposio delle conferenze episcopali d’Africa e Madagascar (SCEAM), il continente africano particolarmente vulnerabile. Questo sentimento è, infatti, causa d’instabilità sociale e origine di forme di violenza «contro i propri fratelli» – ha detto il presule nell’intervento del 7 ottobre (L’Osservatore romano 9.10.2009, 7).
La conclusione della II Assemblea speciale per l’Africa è stata
scandita da due momenti: quello conviviale, nel quale sabato
24 ottobre, dopo l’approvazione delle proposizioni durante la XX
Congregazione generale, nell’atrio dell’aula Paolo VI il papa e i sinodali
hanno pranzato insieme; e quello liturgico domenica 25 con la
solenne celebrazione eucaristica in San Pietro.
di II Assemblea straordinaria per l'Africa del Sinodo dei vescovi Regno-doc. n.21, 2009, p.678
A quindici anni dalla precedente assemblea, il II Sinodo per l’Africa – dedicato a «La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13.14)» – ha preso atto che permangono nel continente consistenti sfide ecclesiali, sociali e politiche. Tra la vivacità delle comunità cristiane e il contemporaneo bisogno di riconciliazione della Chiesa e dell’intero continente, si pone la riflessione sulla globalizzazione, la nuova frontiera per l’azione pastorale e la riflessione teologica di tutta la Chiesa (cf. Regno-att. 20,2009,707ss). Questo è il filo rosso che attraversa sia i discorsi del papa sia gli interventi in aula; sia il Messaggio finale – in cui, ad esempio, si chiede l’abolizione della pena di morte – interpretato come vero e proprio strumento pastorale che consentirà alle comunità di conoscere nell’immediato le tematiche sinodali; sia le 57 proposizioni, votate dai 244 padri sinodali e sulla base delle quali il papa stenderà l’esortazione apostolica postsinodale.
Istituire una memoria comune dei martiri della giustizia e della pace in Africa potrebbe contribuire a un miglior dialogo e a una più proficua collaborazione tra le religioni, ha detto, intervenendo al Sinodo il 6 ottobre, mons. Giorgio Bertin ofm, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio (Somalia; originale in nostro possesso).
L'intervento (6 ottobre) di mons. Claude Rault, vescovo di Laghouat-Ghardaia (Algeria) e portavoce della Conferenza episcopale regionale dell’Africa del Nord (CERNA), ha sottolineato la vocazione all’incontro e al dialogo della Chiesa del Maghreb (cf. Regno-att. 20,2009,712). Ma tale specificità, lungi dall’essere un’esperienza solo locale, è un’occasione e una sfida per tutta la Chiesa universale (Originale francese in nostro possesso; nostra traduzione).
Oltre alle pressioni della nuova etica globale sulle culture africane, l’intervento di mons. Buti Tlhagale omi, arcivescovo di Johannesburg e presidente della Conferenza episcopale del Sudafrica, pronunciato l’8 ottobre, ha ribadito la necessità di applicare nelle Chiese locali le acquisizioni del Sinodo e di valorizzare il ruolo del laicato (L’Osservatore romano 10.10.2009, 8-9).
di F. Harry, P. Odia Bukasa Regno-doc. n.21, 2009, p.693
La voce delle donne è risuonata nell’aula del Sinodo il 9 ottobre, quando due uditrici, suor Felicia Harry ola, superiora generale delle suore missionarie di Nostra signora degli apostoli (Ghana), e suor Pauline Odia Bukasa, superiora generale delle suore «Ba- Maria» di Buta Uele (Repubblica democratica del Congo), sono intervenute ponendo un accorato accento sulle numerose forme di esclusione che ancora la donna in Africa patisce (cf. Regno-att. 20,2009,716) sia a livello sociale sia ecclesiale (L’Osservatore romano 11.10.2009, 5). E l’invito fatto a braccio ai sinodali da suor Felicia in chiusura del suo intervento, a immaginare se sia possibile una Chiesa senza donne, è diventato icona della condizione femminile nella Chiesa d’Africa.
di Benedetto XVI, Congregazione per la dottrina della fede, G. Ghirlanda Regno-doc. n.21, 2009, p.705
Vi sono «gruppi anglicani» che «in questi ultimi tempi» hanno chiesto «più volte e insistentemente» di entrare, «anche corporativamente, nella piena comunione cattolica», e Benedetto XVI «ha benevolmente accolto la loro richiesta». Nelle prime parole della costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, resa pubblica il 9 novembre scorso, è ben sintetizzato il centro dell’intero documento, come delle Nor me complementari che lo accompagna no a firma della Congregazione per la dottrina della fede e del commento pubblicato contestualmente dalla Sala stampa vaticana e affidato al gesuita p. Gianfranco Ghirlanda. Lo strumento tecnico istituito dal papa per accogliere questi fedeli «in modo da mantenere vive all’interno della Chiesa cattolica le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali» anglicane (n. III) si chiama «ordinariato personale»; verrà eretto dalla Congregazione per la dottrina della fede all’interno delle conferenze dei vescovi e sarà formato da laici, chierici e religiosi ex anglicani che professino la fede cattolica come è espressa dal Catechismo della Chiesa cattolica. Cf. ampiamente Regno-att. 20,2009,657-661.
Vi sono «gruppi anglicani» che «in questi ultimi tempi» hanno chiesto «più volte e insistentemente» di entrare, «anche corporativamente, nella piena comunione cattolica», e Benedetto XVI «ha benevolmente accolto la loro richiesta». Nelle prime parole della costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, resa pubblica il 9 novembre scorso, è ben sintetizzato il centro dell’intero documento, come delle Nor me complementari che lo accompagna no a firma della Congregazione per la dottrina della fede e del commento pubblicato contestualmente dalla Sala stampa vaticana e affidato al gesuita p. Gianfranco Ghirlanda. Lo strumento tecnico istituito dal papa per accogliere questi fedeli «in modo da mantenere vive all’interno della Chiesa cattolica le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali» anglicane (n. III) si chiama «ordinariato personale»; verrà eretto dalla Congregazione per la dottrina della fede all’interno delle conferenze dei vescovi e sarà formato da laici, chierici e religiosi ex anglicani che professino la fede cattolica come è espressa dal Catechismo della Chiesa cattolica. Cf. ampiamente Regno-att. 20,2009,657-661.
di W. card. Levada, L.F. Ladaria Regno-doc. n.21, 2009, p.707
Vi sono «gruppi anglicani» che «in questi ultimi tempi» hanno chiesto «più volte e insistentemente» di entrare, «anche corporativamente, nella piena comunione cattolica», e Benedetto XVI «ha benevolmente accolto la loro richiesta». Nelle prime parole della costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, resa pubblica il 9 novembre scorso, è ben sintetizzato il centro dell’intero documento, come delle Nor me complementari che lo accompagna no a firma della Congregazione per la dottrina della fede e del commento pubblicato contestualmente dalla Sala stampa vaticana e affidato al gesuita p. Gianfranco Ghirlanda. Lo strumento tecnico istituito dal papa per accogliere questi fedeli «in modo da mantenere vive all’interno della Chiesa cattolica le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali» anglicane (n. III) si chiama «ordinariato personale»; verrà eretto dalla Congregazione per la dottrina della fede all’interno delle conferenze dei vescovi e sarà formato da laici, chierici e religiosi ex anglicani che professino la fede cattolica come è espressa dal Catechismo della Chiesa cattolica. Cf. ampiamente Regno-att. 20,2009,657-661.
«Nel giugno 1980», scrive la Congregazione per la dottrina della fede (CDF) in una dichiarazione dell’1.4.1981 (EV 7/1213), «la Santa Sede (…) espresse parere favorevole alla richiesta presentata dai vescovi degli Stati Uniti d’America in merito all’ammissione alla piena comunione con la Chiesa cattolica di alcuni membri del clero e del laicato appartenenti alla Chiesa episcopaliana (anglicana). La risposta della Santa Sede all’iniziativa di questi episcopaliani include la possibilità di un “provvedimento pastorale (pastoral provision)” mediante il quale viene permessa, a coloro che lo desiderano, una comune identità conservando alcuni elementi della loro eredità». Tale «provvedimento pastorale» (definito in una lettera dell’allora prefetto della CDF card. Franjo Seper all’allora presidente della Conferenza dei vescovi cattolici USA John R. Queen, 22.6.1980, prot. n. 66/77) rappresenta il principale precedente delle istituzioni previste dall’Anglicanurum coetibus (cf. il testo di p. Ghirlanda qui alle pp. 711-715), per cui ci pare utile proporre qui la parte principale della suddetta lettera in una nostra traduzione italiana (originale inglese: www.atonementonline.com). «L’ingresso di queste persone nella Chiesa cattolica», precisava la dichiarazione della CDF del 1981, «deve essere inteso come la “riconciliazione delle singole persone che desiderano la piena comunione cattolica”, secondo quanto previsto dal decreto sull’ecumenismo (n. 4) del concilio Vaticano II». Per ulteriori informazioni sul passato e il presente della «pastoral provision» negli USA, si può visitare il sito www.pastoralprovision.org.
Il 15 novembre, nell’imminenza della visita a Roma del primate anglicano
Rowan Williams (19-22) in occasione del centenario della nascita
del card. Johannes Willebrands, è apparso su L’Osservatore romano un
articolo di G. Mattei intitolato «A colloquio con il card. Kasper sulla
costituzione apostolica Anglicanorum coetibus. Una possibilità concreta
non contraria all’ecumenismo». In esso il presidente del Pontificio
consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani racconta alcuni retroscena
dell’annuncio e della pubblicazione del documento pontificio e
ne chiarisce i risvolti ecumenici.
Vi sono «gruppi anglicani» che «in questi ultimi tempi» hanno chiesto «più volte e insistentemente» di entrare, «anche corporativamente, nella piena comunione cattolica», e Benedetto XVI «ha benevolmente accolto la loro richiesta». Nelle prime parole della costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, resa pubblica il 9 novembre scorso, è ben sintetizzato il centro dell’intero documento, come delle Nor me complementari che lo accompagna no a firma della Congregazione per la dottrina della fede e del commento pubblicato contestualmente dalla Sala stampa vaticana e affidato al gesuita p. Gianfranco Ghirlanda. Lo strumento tecnico istituito dal papa per accogliere questi fedeli «in modo da mantenere vive all’interno della Chiesa cattolica le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali» anglicane (n. III) si chiama «ordinariato personale»; verrà eretto dalla Congregazione per la dottrina della fede all’interno delle conferenze dei vescovi e sarà formato da laici, chierici e religiosi ex anglicani che professino la fede cattolica come è espressa dal Catechismo della Chiesa cattolica. Cf. ampiamente Regno-att. 20,2009,657-661.
di V. Nichols, R. Williams Regno-doc. n.21, 2009, p.713
La costituzione apostolica Anglicanorum coetibus è stata annunciata il 20 ottobre, tre settimane prima della pubblicazione avvenuta il 9 novembre, da una Nota informativa della Congregazione per la dottrina della fede circa gli ordinariati personali per anglicani che entrano nella Chiesa cattolica. Contemporaneamente l’arcivescovo (cattolico) di Westminster, mons. Vincent Nichols, e l’arcivescovo (anglicano) di Canter bury, Rowan Williams, pubblicavano una dichiarazione congiunta sull’annuncio del documento pontificio. La stessa dichiarazione è stata allegata dal primate Williams a una lettera inviata a tutti i vescovi della Chiesa d’Inghilterra e ai membri dell’Assemblea dei primati della Comunione anglicana (20.10.2009; www.archbishopofcanterbury.org.; nostra traduzione dall’inglese).
di I vescovi lombardi Regno-doc. n.21, 2009, p.716
«Sogniamo una Chiesa che sia uno spazio di serenità e fiducia, di accoglienza e prossimità, di buone relazioni e di cammini che costruiscano identità forti e figure di credenti appassionati e disinteressati», che diano testimonianza «di una fede libera e liberante. Così forte da spendersi in questo tempo di “passioni tristi”». Ecco il de siderio che spinge i vescovi lombardi a proporre queste riflessioni sul primo annuncio, «cioè l’incontro vitale con il Signore risorto che è il centro della nostra fede». Il testo, dal titolo La sfida della fede: il primo annuncio e reso noto lo scorso 21 settembre, è indirizzato a tutte le comunità cristiane lombarde, «che devono ridiventare luogo di generazione alla fede», e si sviluppa in tre parti: la prima presenta alcune situazioni che possono diventare «soglie» per accedere o accedere di nuovo alla fede, come la nascita di un figlio o la decisione per una coppia di vivere insieme ecc.; la seconda racconta, sotto forma di lectio, l’«incontro vivo» fra il cieco nato e Gesù di Nazaret (Gv 9,1-41), mentre la terza sollecita i fedeli affinché siano «più consapevoli della loro missione di essere testimoni del primo annuncio».