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Il Regno delle Donne

Il #metoo delle suore: quando il potere maschile è sacro

La realtà degli abusi sessuali commessi da presbiteri ai danni di tante suore è stata finora insabbiata, nonostante le segnalazioni e i dossier disponibili da molto tempo. Ci sarà ora una risposta adeguata, dopo che le religiose hanno approfittato del recente incontro sulla protezione dei minori per denunciare, ancora una volta, questa estrema manifestazione di ineguaglianza di genere nella Chiesa?

Papa Francesco, convocando gli "Stati generali" sulla Protezione dei minori nella Chiesa, ha aperto l'armadio degli scheletri clericali che l'ipocrisia di molti cattolici preferirebbe tenere chiuso. Le superiore degli Ordini femminili hanno approfittato del crimen della pedofilia (impropriamente, perché si tratta di una questione del tutto diversa) per ri-presentare il crimen della violenza di genere in ambito clericale. Hanno evocato vecchi dossier che, più volte spediti alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, non avevano mai avuto risposta. L'argomento scottante che il papa ha accettato venisse denunciato è tuttavia rimasto in secondo piano, sia all'interno degli "Stati generali", sia sui media: ci sarà da temere che una così inquietante questione possa venire, ancora una volta, accantonata? Sembra che le suore ormai siano determinate a volere che il Satana maschio, frequentatore di conventi e parrocchie, abbia nomi e cognomi, e non siano più disposte a chinare la testa.

Le denunce ci sono da più di vent’anni

Nella sessione è stata menzionata suor Maura O'Donohue, che, nel 1995, aveva raccolto prove impressionanti a carico di sacerdoti che, per essere sicuri di evitare il contagio, "frequentavano" i conventi:

«Si scoprirono cose agghiaccianti: una superiora che, in Africa, era ricorsa al vescovo a causa dello lo stato di gravidanza di 29 suore abusate da preti diocesani fu sollevata dall'incarico con tutto il capitolo; suore violate, lasciate sole con il loro bambino a rischio di indigenza totale e ridotte ad assumere il ruolo di seconda o terza moglie in una famiglia o a diventare prostitute; era opinione diffusa che le suore costituivano l'obiettivo sicuro da un punto di vista sanitario per le esigenze sessuali dei preti, non garantiti dai contagi se frequentavano le prostitute; alcuni preti suggerivano alle suore prese di mira di assumere contraccettivi con il falso pretesto che servivano contro l'Aids; una suora indotta all'aborto dal prete che aveva abusato di lei, morì per le conseguenze dell'intervento e fu il responsabile della sua rovina a celebrarne il funerale».

Un paio d'anni dopo suor Marie McDonald aveva presentato per via gerarchica altri dossier di cui pervenne notizia alla stampa inglese. Il National Catholic Reporter[1], ma anche il Global Sister Report hanno più volte ospitato interventi di religiose che, oltre a rivelare deplorevoli casistiche, hanno segnalato, a scopo preventivo, le strategie di adescamento a cui ricorrono i preti, lo squilibrio di potere e l'aura di sacralità che possono rendere vulnerabile la vittima, oltre che il dovere di denunciare le violenze e i pericoli di punizioni e trasferimenti a cui può andare incontro tanto la suora offesa quanto la superiora che abbia accolto una denuncia; come è accaduto a sr. Esperanza Principio, della Women and Gender Commission delle Superiore filippine, che si trovò costretta, per mantenere la sua vocazione, a cambiare ordine religioso e paese.

Sr. Rita Mboshu Kongo, docente all'università Urbaniana, ha recentemente confermato la persistenza delle violenze non essendoci mai stati interventi ufficiali. La rivista Il Regno all'inizio del 2019 ha informato del caso del vescovo di Jalandhar nel Punjab, Franco Mulakkal, che ha usato violenza alla superiora delle Missionarie di Gesù convocata per "importanti questioni". La suora, mandate lettere a tutte le istanze superiori, essendo stata rimossa dalla carica, ha presentato denuncia alla polizia e mons. Mulakkan è stato arrestato, poi rilasciato su cauzione. La diocesi è pienamente solidale con la suora, ma l'ex-primo ministro del Kerala teme che, se il vescovo resta in libertà, «userà il suo potere per distruggere prove e influenzare i testimoni» e influenzare la Corte Suprema.

Se il maschio è Dio

Non c'è una scala di gravità nelle violenze sessuali contro le donne. Tutte sono violazioni dell'intimità femminile che, senza consenso, restano inaccettabili. Se giungono allo stupro, sottraggono alle vittime pezzi di anima. Nel caso della suora che ha subito violenza da parte di un prete, la situazione assume aspetti che raggiungono un estremo che sfugge alla comprensione.

Nel cattolicesimo, infatti, ci sono persone che hanno "consacrato" a Dio e al prossimo non solo la mente e il cuore, ma anche il corpo, un corpo di per sé sessuato e forma del divino: preti e suore che per vocazione rinunciano – per legge della Chiesa – alla libertà di altre scelte di vita. Ma la volontà della Chiesa non segue la simbologia biblica: l'Adamo che si fa prete diventa padrone dell'altare, agisce in persona Christi ed è autorizzato al comando; Eva invece, pur consacrata, non è degna di salire all'altare, non presiede, non consacra e, in quanto donna, resta soggetta all'obbedienza. Una donna non solo esclusa dal ministero, ma psicologicamente esposta alle suggestione di chi rappresenta il suo Signore. Che anche lui abbia pronunciato gli stessi voti, non ha importanza: conserva il potere e i privilegi maschili, con in più il carisma del sacro a incutere soggezione. Se un uomo potente e sacralizzato commette violenza verso una donna così, le conseguenze, sempre psicologicamente disastrose, azzerano ogni fiducia e distruggono perfino Dio. 

Suor Maura o'Donohue sarebbe stata molto contenta che un papa si sia fatto carico dell'urgenza di «integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero, pensare la Chiesa con le categorie di una donna», anche se poi è tornato all'immagine di una Chiesa che resta "donna, è sposa, è madre" a conferma dello stereotipo.

Intanto un uomo di valore come il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, ha rotto il silenzio dei maschi e ha voluto incontrare in una trasmissione televisiva Doris Wagner Reisingen, religiosa vittima di un prelato che divenne poi consulente della Congregazione per la dottrina della fede. Uscita dalla Chiesa, Doris scrisse Non sono più io. Storia di una giovane suora, che ha interessato il cardinale, il quale ha espresso la necessità da parte della Chiesa di riconoscere la squilibrata posizione di potere del prete e la sua immagine sacralizzata («figura sacra, intoccabile, il signor parroco...»), i peccati estremi della Chiesa. Un'intera cultura ecclesiastica va riformata nel rispetto dell'uguaglianza dei generi, riconosce il cardinale.

Per ora resta una Chiesa di celibi che insegnano la virtù alle famiglie e alle donne, non ai maschi.

 

[1] Cf. G. Codrignani, L’amore ordinato, Com Nuovi tempi, Roma 2005 dove è citato Il Regno e la sua traduzione del dossier di suor Fanghman e suor O’Donhue: https://bit.ly/2ValGKX.

Commenti

  • 21/03/2019 Federico Spinozzi

    Interessante e precisa analisi del problema! Grazie! La Chiesa è maschio, la Chiesa è prete!

    La Chiesa è potere che non intende cedere, per nessun motivo, neppure davanti al male supremo. La parola di una donna contro la parola di un uomo è ancora purtroppo oggetto di discriminazioni; la parola di una donna contro la parola di prete è del tutto insostenibile. Se si considera poi che in Italia ancora oggi i soggetti coinvolti vengono interrogati solo da preti, e preti del tutto impreparati e incompetenti, la sentenza del processo è già scritta!

    Se si considera poi il gran potere economico della Chiesa per cui vengono assoldati avvocati di grido, dalle parcelle altissime, agganciati alle alte sfere cardinalizie, anche la giustizia civile è nelle loro mani! Riuscirà papa Francesco a rompere questo muro secolare di omertà, di ingiustizia, di potere satanico?

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