Se «non stiamo attenti e se ci rifiutiamo di vedere l’evidenza, il distacco nei confronti della Chiesa, che è già ampiamente iniziato, continuerà ad aumentare. Non prenderà la forma di opposizione o di abbandono, come in passato, ma di un tranquillo disinteresse per questa montagna di sforzi che sta incessantemente partorendo un topolino».
Ancora oggi la teologia è generalmente concepita come quel sapere intento ad approfondire una verità formulata da un locutore divino, sedimentatasi in una Scrittura, veicolata da un magistero. Tuttavia proprio l’insistenza del magistero ecclesiastico dell’ultimo decennio su un ripensamento epistemologico del sapere teologico nell’ottica di una fattiva inter e transdisciplinarità, rende possibile la considerazione della teologia come una «pratica discorsiva».
Negli ultimi tempi la teologia accademica in Italia sta conoscendo un discreto interesse.1 Le prospettive di lettura del fenomeno restano fondamentalmente due: una riflessione spostata più sul campo intraecclesiale e un’altra più interessata a intercettare il contesto universitario e accademico italiano.
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