Il 10 giugno sono state pubblicate le «linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia», intitolate Radicati e costruiti in Cristo. Erano state approvate nell’Assemblea della Conferenza episcopale italiana del 25-28 maggio scorsi. Esse si pongono come chiave di lettura di tutto il processo sinodale italiano a partire da una prospettiva più generale, che è quella dell’essere radicati e costruiti su Cristo «e saldi nella fede» (Col 2,7), e forniscono quattro linee di orientamento su cui lavorare nei prossimi anni. La prima riguarda «la formazione permanente» alla «fede vissuta, trasmessa e celebrata», cosa che oggi non è più un dato scontato, con il ripensamento sulle strutture caritative e dei percorsi d’iniziazione e «ricominciamento» della vita cristiana. La seconda punta alla «vita comunitaria» come superamento dell’individualismo (anche nella fede), senza dimenticare l’idea di «rinnovare la forma delle parrocchie» e di ripensare la presenza della Chiesa sul territorio. La terza parla della «corresponsabilità differenziata»: rivedere il ruolo dei laici nei vari organismi ecclesiali, riformulare i diversi «ministeri battesimali», liberando la Chiesa da una «forma (…) in cui risulta riconoscibile solo il ministero del sacerdote». La quarta chiede una revisione delle «strutture», soprattutto di quelle che assorbono molte energie ma «sono di ostacolo e tolgono vitalità all’annuncio evangelico».
Stampa (10.6.2026) dal sito web www.chiesacattolica.it. Cf. anche Regno-att. 12,206,345.
«Quando un tema che ha un passato luminoso entra in crisi bisogna avere il coraggio di ripensarlo alla radice» (n. 23). Così, mentre è in corso una più ampia revisione del percorso d’iniziazione cristiana da parte della Commissione per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della Conferenza episcopale italiana (CEI), il 12 giugno è stato pubblicato il documento L’iniziazione alla vita cristiana nella prima età della vita e l’identità dei padrini e madrine. Linee fondamentali, che era stato approvato dal Consiglio permanente il 24 marzo.
Il testo offre una rilettura del ruolo dei padrini e delle madrine nell’accompagnare i bambini e i ragazzi nei primi passi della fede, con una grande attenzione a non escludere nessuno, bensì a proporre a tutti i soggetti coinvolti (la famiglia, la comunità ecclesiale, i padrini/madrine) l’opportunità di una crescita nella fede. Tuttavia non si limita a questo particolare ruolo, molto antico nella storia della Chiesa, ma propone nella parte iniziale una lettura lucida dell’attuale contesto storico in cui collocare l’iniziazione cristiana.
«Solo così possiamo immaginare la Chiesa di domani come una comunità che favorisce le famiglie nel loro essere generative perché, mentre danno alla luce un figlio, sono chiamate anche a dare una luce per vivere. Per farlo i genitori hanno bisogno di persone illuminate, di presenze stimolanti, di testimoni credibili, perché essere credenti coraggiosi in un tempo difficile non è impossibile per la fede cristiana».
Stampa (15.6.2026) da sito web www.chiesacattolica.it.
«Per agire insieme e promuovere il bene comune, siamo consapevoli di voler assumere una responsabilità reciproca nel costruire un sodalizio di religioni che promuova la coesione sociale, la dignità della vita e il senso di comunità, rafforzando il rapporto tra le realtà religiose e tutte le istituzioni nello spazio pubblico». Il 25 giugno 2026, all’Auditorium dell’Ara Pacis a Roma, quindici responsabili di confessioni e tradizioni religiose presenti in Italia hanno sottoscritto un Patto tra le religioni intitolato La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale, elaborato dal Tavolo interreligioso nazionale − costituito nel 2023 su impulso della Conferenza episcopale italiana −, le cui delegazioni s’incontrano annualmente. Il testo riconosce «la rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana» e indica nove linee comuni, dalla giornata nazionale del dialogo a un Fondo interreligioso gestito da un comitato espresso dal Tavolo. Tra i firmatari, oltre alla CEI (card. Zuppi), l’Unione delle comunità ebraiche, cinque sigle islamiche (cf. riquadro a p. 403), la Federazione delle Chiese evangeliche, la Sacra arcidiocesi ortodossa, le comunità buddhista, induista, sikh e bahá’í. Il documento – avente esclusivamente valore intra-religioso − è stato poi consegnato al presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Si tratta del primo patto di carattere nazionale tra i principali culti operanti in Italia.
Stampa (25.6.2026) da sito web www.chiesacattolica.it.
Dal 6 al 12 giugno papa Leone XIV ha compiuto il suo primo viaggio apostolico in Spagna, quindici anni dopo l’ultima visita di un papa, toccando tra le varie tappe Madrid e le Isole Canarie, sotto il motto «Alzare lo sguardo». Davanti alle autorità civili, alla società civile e al corpo diplomatico ha dichiarato l’intento del viaggio: «Confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa nazione». E ha delineato una «specifica vocazione dell’Europa, di cui la Spagna è protagonista originale e fondamentale»: «Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire da quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici». Al Parlamento ha richiamato l’eredità della Scuola di Salamanca e la dignità umana che «precede ogni concessione dello Stato», insistendo sulla responsabilità condivisa di fronte ai migranti. Alle Canarie, sulla rotta atlantica più letale d’Europa, si è rivolto ai trafficanti: «Fermatevi! Convertitevi!», prima di proclamare che «la dignità umana non ha passaporto».
Stampa (15.6.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale. Cf. anche Regno-att. 12,2026,323.
Nel secondo Concistoro straordinario di quest’anno, che era già stato annunciato nel corso del primo (7-8 gennaio; cf. Regno-doc. 3,2026,73) e si è tenuto a Roma il 26 e 27 giugno, i temi all’ordine del giorno erano quattro: la situazione internazionale; cultura della potenza e cultura della pace; il contributo della Chiesa al bene comune; il processo sinodale. Il tema della liturgia, che era stato annunciato in gennaio, è stato rimandato, forse alla luce delle tensioni crescenti con la Fraternità sacerdotale San Pio X.
Insieme all’approfondimento delle questioni in agenda è riemerso, come in gennaio, il tema del governo collegiale della Chiesa, che Leone vuole assumere come metodo: «Desidero chiedervi un aiuto particolare. Il ministero che il Signore mi ha affidato non può essere vissuto da solo. Esso ha bisogno della vostra esperienza, della vostra sapienza pastorale, della vostra conoscenza delle Chiese e dei popoli che vi sono affidati. Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli. (...) Ho bisogno della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà. Un consiglio sincero è sempre un atto di comunione. Vi chiedo inoltre di sostenere, ciascuno nella propria Chiesa e nel proprio ministero, questo stile di discernimento ecclesiale».
Stampa (29.6.2026) da sito web www.vatican.va. Titolazione redazionale.
Durante la messa con il collegio cardinalizio, il 26 giugno di prima mattina, papa Leone XIV ha sviluppato nell’omelia il tema della collegialità (www.vatican.va).
Con una Lettera indirizzata al presidente della Conferenza episcopale tedesca, pubblicata il 17 giugno, il card. Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha risposto a mons. Heiner Wilmer respingendo la richiesta presentata il 30 marzo, in attuazione di un’istanza del Cammino sinodale tedesco, di concedere un indulto che permetterebbe, in circostanze eccezionali, un intervento di carattere omiletico da parte di un fedele laico immediatamente dopo la proclamazione del Vangelo durante la celebrazione dell’eucaristia. Il Dicastero riconosce le «preoccupazioni pastorali» della richiesta, ma esclude qualsiasi deroga al Codice di diritto canonico: la riserva dell’omelia al sacerdote o al diacono secondo il Dicastero «deriva dalla natura sacramentale e liturgica dell’atto stesso» e costituisce un esercizio del munus docendi legato al sacramento dell’ordine. Pur escludendo la predica dell’omelia il documento ricorda le forme di predicazione già aperte ai laici fuori dalla messa (catechesi, ritiri, celebrazioni della Parola). Qualche settimana prima il Dicastero per la dottrina della fede aveva reso nota la lettera del novembre 2024, in cui ribadiva all’episcopato tedesco la contrarietà della Santa Sede alla benedizione delle coppie omosessuali (cf. riquadro a p. 426).
Stampa (22.6.2026) da sito web www.cultodivino.va. Titolazione redazionale.
Il 4 maggio il Dicastero per la dottrina della fede ha pubblicato sul suo sito la lettera inviata dal card. Víctor Manuel Fernández il 18 novembre al vescovo di Treviri (Trier) Stephen Ackermann, che gli aveva inviato copia del vademecum La benedizione dà forza all’amore, sulla benedizione delle coppie «in situazioni irregolari» (cf. Regno-doc. 11,2025,336). Pubblichiamo la lettera (www.doctrinafidei.va).
Il 24 aprile, poco prima della «Giornata dell’Europa» che si celebra il 9 maggio a commemorazione della Dichiarazione Schumann del 1950, l’episcopato tedesco ha pubblicato una dichiarazione a sostegno dell’Unione Europea, intitolata Europa, dimostra sicurezza! Appello dei vescovi sull’identità dell’Europa in un mondo che cambia.
In un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dai conflitti in Medio Oriente e dalla nuova strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, che ha incrinato il partenariato transatlantico, i vescovi tedeschi richiamano la responsabilità della Chiesa per il progetto europeo: «La Chiesa ha... una responsabilità per l’Europa. Non può e non deve tacere quando il progetto dell’unificazione europea è in pericolo». Quanto alle radici cristiane, il documento evita un’interpretazione esclusivista dell’«Occidente cristiano», sottolineando piuttosto il contributo del cristianesimo alla dignità e all’uguaglianza di ogni persona, accanto alla tradizione greca della democrazia e a quella romana del diritto. Di fronte a un «disordine mondiale» in crescita, in un frangente in cui «l’Europa rischia di finire sulla difensiva nel suo ruolo di paladina della pace, della libertà e della dignità umana», i vescovi le chiedono di rafforzare l’autonomia di difesa, restare fedele ai valori del Trattato di Lisbona e ritrovare una «narrazione di speranza».
Stampa (27.4.2026) da sito web www.dbk.de. Nostra traduzione dal tedesco.
Il 12 giugno i presidenti delle conferenze episcopali cattoliche dei paesi che fanno parte del «Gruppo dei 7» (G7), con il sostegno del presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione Europea (COMECE) mons. Mariano Crociata, hanno pubblicato un appello comune ai capi di Stato e di governo in vista del vertice del G7 di Évian-les-Bains (15-17 giugno 2026). S’intitola «Costruire ponti per la pace, la giustizia e la dignità umana». Appello dei presidenti delle conferenze episcopali cattoliche di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti, con il sostegno del presidente della Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea, in occasione del Vertice del G7. Il testo richiama la dignità della persona come fondamento di ogni governance politica ed economica, in un contesto di conflitti armati, erosione del multilateralismo e crisi climatica. Si articola in quattro punti: rilancio del multilateralismo e del diritto internazionale; centralità della persona nello sviluppo e nella solidarietà; protezione di bambini e giovani nell’era digitale; responsabilità verso il creato e i migranti. «Una pace duratura non può essere garantita solo dalla logica del potere, dalla corsa agli armamenti o dai rapporti di forza», evidenziano i firmatari. L’iniziativa, sostenuta anche da Pax Christi International, è la prima del suo genere.
Stampa (12.6.2026) da sito web www.chiesacattolica.it.
«Riuniti come membri delle comunità cattoliche delle Chiese del Sud del mondo e dell’Europa, leviamo la nostra voce in questo momento cruciale della storia».
Presentato il 16 marzo 2026, il Manifesto delle Chiese del Sud del mondo per la nostra casa comune. Verso la pace con il creato: un appello urgente per «una transizione giusta oltre i combustibili fossili» reca la firma dei presidenti degli organismi episcopali continentali di America Latina e Caraibi (CELAM, card. Jaime Spengler), Africa (SCEAM, card. Fridolin Ambongo) e Asia (FABC, card. Filipe Neri Ferrão), con i vicepresidenti di CCEE (card. Ladislav Nemet) e della Federazione delle Conferenze episcopali cattoliche dell’Oceania (mons. Ryan Pagante Jiménez) come firmatari accompagnatori. Il testo prosegue il cammino aperto alla COP30 di Belém (cf. anche Regno-doc. 15,2025,455) e guarda alla COP31 di Antalya (Turchia), chiedendo ai governi un trattato per fermare la proliferazione dei combustibili fossili, definito «imperativo morale e politico». Centrale la richiesta di «una significativa riduzione del consumo energetico» dei paesi ricchi, responsabili storici della crisi, accanto alla denuncia del debito estero che grava sul Sud del mondo e alla rivendicazione di una «felice sobrietà» come modello di vita. Le conferenze episcopali coinvolte nel documento rappresentano insieme 955 milioni di cattolici, il 68% del totale mondiale.
Stampa (17.3.2026) da sito web fabc.org. Nostra traduzione dall’inglese.
Nella sua lettera pastorale Attuazione del processo sinodale nella diocesi di Anversa, pubblicata il 19 marzo, il vescovo Johan Bonny ha illustrato i suoi piani per rendere concreto nei prossimi anni quanto sin qui discusso sinodalmente. Infatti, avverte, «l’iniziativa è ora nelle mani dei vescovi e delle Chiese locali. Ora tocca a loro agire, e dovrebbero evitare che le persone percepiscano il processo sinodale come superfluo o come una ripetizione infinita di “ipotesi astratte” senza risultati. Tale rischio non è infatti improbabile. Ciò che va fatto non può più essere rinviato sine die». Secondo mons. Bonny «la credibilità della Chiesa nella nostra regione è radicata nel modo in cui vogliamo affrontare le preoccupazioni della nostra gente... La gente capirà che non possiamo compiere il passo finale adesso. Ciò che non capirà, tuttavia, è se non saremo disposti o avremo paura di compiere il passo successivo. Troppe questioni sono rimaste irrisolte per troppo tempo. Inoltre un vescovo non può aspettare e vedere dove soffia il vento ecclesiale. Deve assumersi la responsabilità, qui e ora, senza facili scuse». Tra gli obiettivi dichiarati c’è quello di ordinare preti degli uomini sposati.
Stampa (23.3.2026) da sito web www.otheo.be/bisdom-antwerpen. Nostra traduzione dall’inglese.