«Mentre l’intelligenza umana continuamente si sviluppa in modo organico nel corso della crescita fisica e psicologica della persona ed è plasmata da una miriade di esperienze vissute nella corporeità, l’IA manca della capacità di evolversi in questo senso» (Antiqua et nova, n. 31). I pronunciamenti più recenti del magistero, non ultima l’enciclica Magnifica humanitas, indicano nella corporeità dell’essere razionale la dimensione capace di dare forma a un’esperienza complessa e non riproducibile in un sistema computazionale per quanto potente e capace di «apprendimento». Stimoli sensoriali, risposte emotive, interazioni sociali, empatia, l’esperienza della malattia, della fragilità, della fallibilità come scoperta e custodia del senso di un limite che apre l’esistenza personale alla relazione e alla trascendenza. Uno sguardo alla corporeità umana nelle sue dimensioni – animale, meccanica, relazionale e spirituale – è quanto offrono i contributi qui raccolti, frutto di un seminario organizzato dall’Associazione Nuovo SEFIR.
Con papa Francesco è cambiato l’approccio della Chiesa alla questione dell’omosessualità; precedentemente se ne parlava come di un «problema» (cf. la lettera della Congregazione per la dottrina della fede del 1986 Homosexualitatis problema) di morale sessuale.
«Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove». La presa di posizione netta è dei vescovi della Calabria, che il 22 febbraio hanno pubblicato una dichiarazione intitolata Il mare ci chiede conto. Sullo stesso argomento era intervenuto il 20 febbraio l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice in un Messaggio all’organizzazione Mediterranea Saving Humans, «nel giorno in cui a Trapani si commemorano i migranti morti negli ultimi giorni nell’indifferenza generale». Secondo alcune fonti – come l’associazione Refugees in Libya – potrebbero essere fino a 1.000 le vittime del ciclone che si è abbattuto sul Mediterraneo occidentale tra il 15 e il 22 gennaio 2026. Successivamente, il 24 febbraio, il vescovo di Acireale Antonino Raspanti, presidente della Conferenza episcopale siciliana, in un Comunicato per i migranti deceduti ha espresso a nome dei vescovi siciliani «piena e convinta solidarietà» e condivisione a mons. Lorefice, dopo gli insulti ricevuti dal presule via social per la sua presa di posizione.
Stampa (24.2.2026) da siti web www.chiesadipalermo.it; www.conferenzaepiscopalecalabra.it; www.chiesedisicilia.org.
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