«Mentre l’intelligenza umana continuamente si sviluppa in modo organico nel corso della crescita fisica e psicologica della persona ed è plasmata da una miriade di esperienze vissute nella corporeità, l’IA manca della capacità di evolversi in questo senso» (Antiqua et nova, n. 31). I pronunciamenti più recenti del magistero, non ultima l’enciclica Magnifica humanitas, indicano nella corporeità dell’essere razionale la dimensione capace di dare forma a un’esperienza complessa e non riproducibile in un sistema computazionale per quanto potente e capace di «apprendimento». Stimoli sensoriali, risposte emotive, interazioni sociali, empatia, l’esperienza della malattia, della fragilità, della fallibilità come scoperta e custodia del senso di un limite che apre l’esistenza personale alla relazione e alla trascendenza. Uno sguardo alla corporeità umana nelle sue dimensioni – animale, meccanica, relazionale e spirituale – è quanto offrono i contributi qui raccolti, frutto di un seminario organizzato dall’Associazione Nuovo SEFIR.
Il 10 giugno sono state pubblicate le «linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia», intitolate Radicati e costruiti in Cristo. Erano state approvate nell’Assemblea della Conferenza episcopale italiana del 25-28 maggio scorsi. Esse si pongono come chiave di lettura di tutto il processo sinodale italiano a partire da una prospettiva più generale, che è quella dell’essere radicati e costruiti su Cristo «e saldi nella fede» (Col 2,7), e forniscono quattro linee di orientamento su cui lavorare nei prossimi anni. La prima riguarda «la formazione permanente» alla «fede vissuta, trasmessa e celebrata», cosa che oggi non è più un dato scontato, con il ripensamento sulle strutture caritative e dei percorsi d’iniziazione e «ricominciamento» della vita cristiana. La seconda punta alla «vita comunitaria» come superamento dell’individualismo (anche nella fede), senza dimenticare l’idea di «rinnovare la forma delle parrocchie» e di ripensare la presenza della Chiesa sul territorio. La terza parla della «corresponsabilità differenziata»: rivedere il ruolo dei laici nei vari organismi ecclesiali, riformulare i diversi «ministeri battesimali», liberando la Chiesa da una «forma (…) in cui risulta riconoscibile solo il ministero del sacerdote». La quarta chiede una revisione delle «strutture», soprattutto di quelle che assorbono molte energie ma «sono di ostacolo e tolgono vitalità all’annuncio evangelico».
Stampa (10.6.2026) dal sito web www.chiesacattolica.it. Cf. anche Regno-att. 12,206,345.
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