«Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove». La presa di posizione netta è dei vescovi della Calabria, che il 22 febbraio hanno pubblicato una dichiarazione intitolata Il mare ci chiede conto. Sullo stesso argomento era intervenuto il 20 febbraio l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice in un Messaggio all’organizzazione Mediterranea Saving Humans, «nel giorno in cui a Trapani si commemorano i migranti morti negli ultimi giorni nell’indifferenza generale». Secondo alcune fonti – come l’associazione Refugees in Libya – potrebbero essere fino a 1.000 le vittime del ciclone che si è abbattuto sul Mediterraneo occidentale tra il 15 e il 22 gennaio 2026. Successivamente, il 24 febbraio, il vescovo di Acireale Antonino Raspanti, presidente della Conferenza episcopale siciliana, in un Comunicato per i migranti deceduti ha espresso a nome dei vescovi siciliani «piena e convinta solidarietà» e condivisione a mons. Lorefice, dopo gli insulti ricevuti dal presule via social per la sua presa di posizione.
Stampa (24.2.2026) da siti web www.chiesadipalermo.it; www.conferenzaepiscopalecalabra.it; www.chiesedisicilia.org.
Facendo eco alle parole di papa Leone XIV durante l’Angelus del 25 gennaio l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, è intervenuto sulla repressione in corso a Minneapolis per mano delle forze dell’Immigration and customs enforcement (ICE). L’arcivescovo di Oklahoma City ha poi preso nuovamente la parola il 28 gennaio (www.usccb.org; nostra traduzione dall’inglese, con titolazione redazionale).
La Chiesa evangelica in Germania (EKD) e la Conferenza episcopale tedesca il 29 gennaio hanno pubblicato una Dichiarazione congiunta del Commissariato dei vescovi tedeschi - Ufficio cattolico di Berlino - e del Plenipotenziario del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania presso la Repubblica federale di Germania e l’Unione Europea sul progetto di legge per limitare l’afflusso illegale di cittadini di paesi terzi in Germania. In essa criticano il progetto di legge per limitare l’afflusso illegale di cittadini di paesi terzi in Germania, dopo che una mozione dei conservatori di Friederich Merz per chiedere all’esecutivo norme più severe sui respingimenti aveva raccolto il sostegno del partito di ultradestra Alternative für Deutschland (AfD) e scatenato un terremoto politico (il progetto è poi stato respinto dal Parlamento federale il 31). Nella loro dichiarazione le due Chiese cristiane sottolineano che le misure proposte non contribuiscono a risolvere le sfide della politica migratoria e sollevano, dal punto di vista delle Chiese, questioni legali ed etiche. La dichiarazione è a favore di una politica migratoria responsabile che sostenga i principi dei diritti umani e consenta l’integrazione sociale. Pochi giorni dopo, l’11 febbraio, gli episcopati cattolico ed evangelico, insieme all’Associazione delle Chiese cristiane in Germania, hanno pubblicato un Appello congiunto dei Presidenti delle Chiese cristiane in Germania sull’elezione del 21° Bundestag tedesco il 23 febbraio 2025 intitolato Difendere la nostra democrazia.
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