«Cuba ha bisogno di cambiamenti, sempre più urgenti, ma non ha affatto bisogno di ulteriori angosce o sofferenze. Basta con il sangue e il lutto nelle famiglie cubane. Ne abbiamo passate davvero tante nella nostra storia recente! Desideriamo ardentemente una Cuba rinnovata, prospera e felice, ma senza aumentare le sofferenze dei poveri, degli anziani, dei malati e dei bambini cubani». Dopo l’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela (3.1.2026) è drammaticamente peggiorata la situazione di Cuba, con il blocco dei rifornimenti energetici e la minaccia del presidente USA Donald Trump di «prendere l’isola». In questo scenario, il 31 gennaio l’episcopato cattolico dell’isola caraibica ha diffuso un Messaggio a tutti i cubani di buona volontà, che è stato ripreso e rilanciato il 1° febbraio da papa Leone XIV nell’Angelus domenicale. Secondo i vescovi, in queste condizioni «il rischio di un caos sociale e di violenza tra i figli di uno stesso popolo diventa reale», e «nessun cubano di buona volontà potrebbe rallegrarsene», facendo riferimento a quanti auspicano un rovesciamento del regime.
L’episcopato richiama la «posizione costante del papa e della Santa Sede, coerente con il diritto internazionale», secondo cui «i Governi dovrebbero poter risolvere le loro divergenze e i loro conflitti attraverso il dialogo e la diplomazia, non attraverso la coercizione o la guerra», e si rendono disponibili per mediare.
Stampa (31.1.2026) da sito web iglesiacubana.org; nostra traduzione dallo spagnolo. Cf. Regno-att. 4,2026,87.
«Noi vescovi cattolici amiamo il nostro paese e preghiamo per la sua pace e prosperità. Proprio per questo motivo, in questo contesto, sentiamo il dovere di alzare la voce in difesa della dignità umana donata da Dio». Nel contesto della crisi politica e sociale innescata dalle politiche aggressive e repressive dell’Amministrazione Trump in materia di immigrazione, attuate dalle forze dell’Immigration and customs enforcement (ICE), il 12 novembre 2025 la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ha pubblicato un Messaggio pastorale speciale sull’immigrazione, approvato durante l’Assemblea plenaria autunnale dei vescovi a Baltimora.
Il 19 gennaio, poi, i cardinali Blaise Cupich, Robert McElroy e Joseph Tobin, rispettivamente arcivescovi di Chicago, Washington e Newark, hanno pubblicato una dichiarazione congiunta intitolata Tracciare una visione morale della politica estera americana, in cui l’attuale politica estera degli Stati Uniti viene messa a confronto con le linee del recente discorso di Leone XIV al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (in questo numero a p. 65).
Stampa da siti web www.usccb.org (12.11.2025) e adw.org (19.1.2026); nostra traduzione dall’inglese.
«La questione dell’unità delle Chiese va ben oltre il livello della comprensione interconfessionale: ha una notevole portata sociale e politica… Ciò che vale per il futuro del cammino comune delle Chiese vale anche per il futuro dell’umanità: per la pace è fondamentale il modo in cui impariamo a gestire in modo costruttivo le differenze e i conflitti e ad approfondire le relazioni con chi sta al di là del confine». Il 14 marzo 2024 la Conferenza episcopale tedesca e la Chiesa evangelica in Germania hanno presentato un documento congiunto sullo sviluppo dell’ecumenismo, in cui sottolineano come la formula dell’unità visibile nella diversità riconciliata, individuata dopo la commemorazione della Riforma del 2017, rappresenti un passo importante verso una convivenza positiva. Il documento, intitolato Più visibilità nell’unità e più riconciliazione nella diversità. Sulle opportunità di un ecumenismo orientato al processo, indica obiettivi, passi e vie per un’unità più visibile e una diversità più riconciliata e cerca soluzioni su come concretizzare la formula dell’unità visibile coniata nel 2017, e si colloca temporalmente tra il 500° anniversario della Riforma e il 500° anniversario della Confessio augustana nel 2030. Sulle questioni molto vive della comunione eucaristica e del ministero «bisogna riconoscere che non possiamo aspettarci una svolta in un prossimo futuro», purtuttavia la situazione attuale non va vista «come un momento di stagnazione ecumenica e di aspettative deluse».
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