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Attualità
Attualità, 22/2018, 15/12/2018, pag. 680

Cambogia: genocidio

Stefano Vecchia

Il 16 novembre 2018, le Camere straordinarie presso i tribunali cambogiani (CETC) – il tribunale speciale istituito a Phnom Penh nel 2003 in base a un complesso accordo tra Nazioni Unite e governo della Cambogia –, hanno sentenziato una nuova condanna all’ergastolo per l’ex presidente del regime khmer rosso, Khieu Samphan. Con lui è stato avviato a una seconda carcerazione a vita Nuon Chea, noto come «fratello numero due», secondo solo a Pol Pot nella leadership del regime responsabile della morte di forse 2 milioni di cambogiani tra l’aprile 1975 e il gennaio 1979.

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Asia - FABC: il Sinodo e i 50 anni

Stefano Vecchia

Con l’avvio del percorso del Sinodo della Chiesa universale il 10 ottobre, anche l’Asia si prepara a dare il proprio contributo. Il cammino, che a livello continentale avrà luogo tra settembre 2022 e giugno 2023, sarà ovunque preceduto da una preparazione a livello diocesano e dalla pubblicazione di un primo Instrumentum laboris tra un anno. Il percorso complessivo evidenzierà anche la varietà di situazioni di un continente che resta quello con maggiori potenzialità di crescita per la Chiesa cattolica che opera in condizioni spesso sfavorevoli, comunque d’assoluta minoranza, potendo contare circa 140 milioni di battezzati su 4,6 miliardi di abitanti.

 

 

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Chiesa cattolica - India. Anche dalit

Stefano Vecchia

Non si allentano le tensioni all’interno della Chiesa cattolica indiana. Durante la scorsa estate sono riemerse su aspetti che hanno radici antiche e che sono particolarmente presenti nell’India meridionale, che non solo ospita una comunità cattolica più antica e consistente, ma è anche luogo di evoluzione e diffusione dei riti locali, quello siro-malabarese e quello siro-malankarese, in un non sempre sciolto equilibrio di rapporti tra loro e con il rito latino maggioritario.

 

Attualità, 2021-14

India - Padre Swamy: ora vive nei poveri

Stefano Vecchia

Padre Stanislaus Lourdusamy, noto come Stan Swamy (swamy è un termine onorifico della tradizione indù verso chi si dedica alla vita religiosa), è deceduto il 5 luglio in ospedale a Mumbai dopo 9 mesi in detenzione. Nato nello stato meridionale indiano del Tamil Nadu nel 1937, il gesuita era noto soprattutto come attivista per i diritti delle popolazioni indigene e di altri gruppi discriminati, emarginati o perseguitati ai quali aveva dedicato gli ultimi 30 anni della sua lunga vita. Si era trasferito nello stato di Jharkhand, nell’India centrale, uno tra gli stati indiani più arretrati e a più alta presenza di minoranze tribali e aborigene, in parte convertite alla fede cristiana.