A
Attualità
Attualità, 14/2021, 15/07/2021, pag. 473

Battezzatǝ in Cristo

Una radicale uguaglianza tra uomini e donne

Piero Stefani

La parete di fondo del salone d’onore del Palazzo dei diamanti a Ferrara è contraddistinta da un affresco (staccato e riportato su tela) di grandi dimensioni. La sua collocazione originaria era il refettorio del convento agostiniano di Sant’Andrea. L’opera, risalente alla terza decade del Cinquecento, è di Benvenuto Tisi da Garofalo; resta ignoto l’autore del complesso programma iconografico. Il contenuto del dipinto è riassunto dall’espressione «Trionfo della Chiesa cristiana sulla Sinagoga ebraica».1

Al centro della rappresentazione vi è infatti un crocifisso, dagli estremi della croce escono sei braccia.2 Ogni braccio svolge una funzione specifica; in particolare, uno dei due in alto a destra incorona la Chiesa, mentre uno di quelli a sinistra colpisce al cuore la Sinagoga.

L’opera esprime visivamente una teologia della sostituzione di tipo «economico».3 Essa cioè mira a raffigurare un irrevocabile passaggio di consegne. Una «economia» (quella dell’Antico Testamento) è finita perché ne è cominciata un’altra (quella del Nuovo). Chi resta attaccato alla fase precedente (la Sinagoga)4 è ormai colpito al cuore.

L’affresco evidenzia anche aspetti volti a mettere in luce il versante imitativo insito nella teologia della sostituzione. Il nuovo è cioè pensato sulla scorta del vecchio. In effetti, l’espressione «Chiesa nuovo Israele» (la più riassuntiva di questa visione teologica) contiene in sé una componente tanto sostitutiva quanto imitativa. In particolare, nell’opera del Garofalo occorre confrontare quanto è raffigurato a sinistra del crocifisso con quello che è alla sua destra. Da un lato vi è un sacrificio compiuto da Aronne, un capro espiatorio e una circoncisione; dall’altro un sacrificio eucaristico, una confessione auricolare e un battesimo; i tre sacramenti sono quindi interpretati a partire da antichi modelli di cui prendono il posto; si tratta di una correlazione che compromette l’autentico senso da attribuire al nuovo.

Il significato del battesimo

Battesimo nuova circoncisione? Se il taglio nella carne è segno di alleanza (cf. Gen 17,9-14), l’acqua non può forse presentarsi come segno della nuova alleanza? Un brano della lettera ai Colossesi (cf. 2,11) parla in effetti della circoncisione di Cristo compiuta attraverso la spogliazione, non attuata da mano d’uomo, del corpo della carne.5 Si tratta evidentemente di una ripresa cristologica del tema della «circoncisione del cuore» presente nel Deuteronomio (10,16 e soprattutto 30,6) e in Geremia (4,4).

Al detto non corrisponde alcun rito specifico. La circoncisione del cuore riguarda tutti gli ebrei, maschi o femmine che siano. Nell’espressione «circoncisione del cuore» è il secondo termine a essere il più qualificante.

In Colossesi non ci si riferisce affatto al battesimo come nuova circoncisione che sostituisce la precedente. In ragione della cogenza anatomica del prepuzio, il rito della circoncisione è di pertinenza solo maschile. La «spogliazione del corpo della carne» in Cristo (vale a dire il diventare nuova creatura) riguarda invece tutti i credenti, maschi o femmine che siano.

Lo stesso vale per il rito del battesimo che, fin dal principio, fu amministrato sia a uomini sia a donne. Basterebbe questo dato per far capire che la circoncisione non è una prefigurazione dell’atto di essere incorporati in Cristo attraverso il battesimo.

Nelle prime comunità dei credenti in Gesù Cristo si è discusso molto – e non di rado aspramente – su vari temi. Gli scritti neotestamentari, in primis l’epistolario paolino, sono lì a testimoniarlo. Vi sono vari e corposi indizi che un argomento fortemente dibattuto fosse quello se battezzare o meno gli incirconcisi.

A tal proposito gli Atti degli apostoli attribuiscono un ruolo addirittura strategico al battesimo del gentile Cornelio compiuto da Pietro (cf. At 10,1-11,18). È quindi rilevante mettere in luce che nella documentazione a noi giunta non sia mai stato sollevato il problema se si dovessero o meno battezzare anche le donne. Rispetto alle tre coppie, collegate in maniera esplicita al battesimo, secondo le quali in Cristo non c’è né giudeo né greco, né schiavo né libero, né maschio né femmina (cf. Gal 3,28s), sono attestati dibattiti solo rispetto alla prima.

È fuori discussione che il punto di partenza di ogni indagine stia nel sollevare problemi non scontati. Interrogarsi perché si siano battezzate subito le donne rientra a pieno titolo in quest’ambito. La risposta sarebbe semplice se il battesimo fosse ricondotto a un rito di purificazione. In questo caso è ovvio che esso riguardi direttamente anche le donne. Le leggi bibliche e la prassi giudaica sono lì a confermarlo. Tuttavia una delle regole di base dei rituali di purificazione è la necessità di essere ripetuti; ciò avviene per il semplice motivo che nella vita si ripropongono sempre situazioni foriere di impurità. Di contro, una delle caratteristiche peculiari del battesimo, visto come partecipazione alla morte e risurrezione di Gesù Cristo (cf. Rm 6,4), è il suo essere amministrato una volta per tutte. Senza trascurare il fatto che, in genere, i riti di purificazione sono compiuti dal soggetto stesso, mentre il battesimo va necessariamente ricevuto da altri.

Le origini del battesimo

I campi di ricerca sulle origini del battesimo sono molteplici: si va dai riti d’iniziazione presenti nel mondo greco-romano,6 all’apparentemente più calzante precedente costituito dal bagno giudaico dei proseliti; a questo lavacro devono infatti essere sottoposti sia maschi sia femmine di origine gentilica nell’atto di entrare nella comunità d’Israele.

A molti quest’ultimo riferimento appare convincente; tuttavia ciò avviene perché in loro opera, più o meno consapevolmente, un residuo sostitutivo. In altri termini si pensa all’ingresso nella comunità dei credenti in Gesù Cristo sulla scorta dell’entrata a far parte del popolo d’Israele. L’analogia però cade per il fatto che il battesimo riguardò, fin dal principio, anche i credenti ebrei che continuarono a essere e a considerarsi parte del popolo d’Israele (i cosiddetti giudeo-cristiani).

Nella Lettera ai Galati i termini dell’accordo avvenuto a Gerusalemme tra le «colonne» Giacomo, Cefa e Giovanni da un lato e Paolo e Barnaba dall’altro sono che questi ultimi annunciassero al «prepuzio» (se si resta fedeli alla lettera di Gal 2,7) e i primi andassero verso la circoncisione (Gal 2,9). La franca, giudaica e maschile qualificazione dei due gruppi rende evidente che il battesimo, che accomuna i chiamati da Israele e dalle genti (cf. Rm 9,24), non va pensato come sostituzione né della circoncisione, né del bagno rituale riservato ai proseliti.

I Vangeli parlano del battesimo di Giovanni; a suo proposito non si afferma in maniera esplicita che sia stato amministrato solo a maschi; al contrario, la dimensione sua collettiva («accorrevano a lui da tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme»; Mc 1,5) lascia intendere che fossero presenti anche le donne.

Se poi si rimarca il carattere unico di un battesimo amministrato in vista del giudizio compiuto da colui cha ha in mano il ventilabro della definitiva separazione (cf. Mt 3,12), appare convincente che si trattasse di un rito compiuto una volta per tutte. Da un lato, negli scritti neotestamentari quel battesimo viene profondamente distinto da quello compiuto in nome di Gesù (cf. At 19,1-7), mentre, dall’altro, i mandei (popolarmente conosciuti come «cristiani di Giovanni Battista»)7 conoscono forme ripetibili di battesimo purificatore.

In conclusione, dal punto di vista storico, rispetto alla nascita del battesimo compiuto in nome di Gesù Cristo, ci sono ancora molte componenti da chiarire, mentre è indubbio che le donne siano sempre state battezzate (cf. ad es. At 16,4-5).

Questo secondo e decisivo dato costituisce una realtà posta per sempre a fondamento del sacerdozio universale dei fedeli. Ogni discorso dedicato sia alla partecipazione dell’intera comunità dei credenti alla vita della Chiesa (anche nella sua modalità sinodale) sia ai ministeri aperti (o preclusi) alle donne deve prendere avvio dalla radicale uguaglianza battesimale di tutti e tutte in Cristo.

 

 

1 Un quadro di soggetto analogo dello stesso Garofalo è conservato all’Ermitage di San Pietroburgo.

2 Si tratta della cosiddetta croce brachiale.

3 Il «sostituzionismo» economico è quello secondo il quale il piano di Dio nella storia della salvezza prevede il passaggio da Israele, un gruppo delimitato su base etnica, alla Chiesa, un gruppo universale e inclusivo definito su base spirituale. In genere il primo esempio di questa visione è fatto risalire a Melitone di Sardi.

4 Affermare che gli ebrei sono restati all’Antico Testamento è una modalità tipica in cui si declina l’antigiudaismo cristiano.

5 Sempre valide in proposito le acute osservazioni di G.D. Cova, «Considerazioni su alcuni luoghi critici paolini» in E. Poli, P. Stefani (a cura di), Pace sull’Israele di Dio. Contributi per una riflessione sulle relazioni Chiesa-Israele, Quaderni di San Sigismondo 4, Editrice Lo Scarabeo, Bologna 2003, 23-33.

6 La tesi fu sostenuta da E. Stommel, «Christliche Taufriten und antike Badesitten», Jahrbuch für Antike und Christentum (1959) 2, 5-14. Devo l’informazione, al pari di altre a cui si allude nelle righe successive, all’amico Enrico Norelli che qui ringrazio.

7 Cf. E. Lupieri, I mandei. Gli ultimi gnostici, Paideia, Brescia 2010.

Tipo Parole delle religioni
Tema Teologia Ecumenismo - Dialogo interreligioso
Area
Nazioni

Leggi anche

Attualità, 2021-14

M. Ventura, Nelle mani di Dio

La super-religione del mondo che verrà

Piero Stefani

Il titolo, ripreso dall’autobiografia spirituale di Desmond Tutu (In God’s hand; cf. 9), si muove su un’equivalenza che rende il termine «Dio» sinonimo di «religione» (operazione che l’arcivescovo sudafricano, con ogni probabilità, non approverebbe). Scelta dichiarata, presente già in vari libri, ben noti a Ventura, tutti più o meno orientati a indicare il fatto che, negli ultimi quattro decenni, le religioni sono ritornate a giocare, su vari fronti, un ruolo pubblico.

 

Attualità, 2021-12

U.G.G. Derungs, M. Perroni, In principio

Una teologia della creazione e del male

Piero Stefani

Siamo di fronte a un libro che cerca di raccogliere molte erbe evitando di cadere, a un tempo, nel proverbiale unico fascio; impresa non facile. Colto in questa luce, ha senso che il testo si chiuda all’insegna di un punto interrogativo relativo all’argomento principe della trattazione: «Ma allora che cos’è la creazione?» (229).

 

Attualità, 2021-12

Vita e celibato

Un necessario ripensamento teologico

Piero Stefani
Stati «generali della natalità». L’antica espressione di matrice feudale, diventata in seguito emblema dell’innesco di un processo rivoluzionario, è stata scelta dal Forum delle famiglie per organizzare un incontro dedicato all’«inverno demografico» italiano (Roma, 14 maggio 2021). L’inaugurazione è stata così solenne da contemplare...