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Attualità
Attualità, 12/2022, 15/06/2022, pag. 343

CEI - Violenze sui minori: la «strada italiana»

Un compito per la nuova presidenza

Maria Elisabetta Gandolfi

Un tema che la rivista Il Regno ha sempre seguito da vicino è quello delle violenze e degli abusi sui minori e le persone vulnerabili in ambito ecclesiastico. Ripercorriamo alcune tappe di questo percorso come si è snodato in Italia, indicando le domande aperte lasciate in eredità al nuovo presidente della CEI, il card. Matteo Zuppi.

 

Un tema che la rivista Il Regno ha sempre seguito da vicino è quello delle violenze e degli abusi sui minori e le persone vulnerabili in ambito ecclesiastico. Ripercorriamo alcune tappe di questo percorso come si è snodato in Italia, indicando le domande aperte lasciate in eredità al nuovo presidente della CEI, il card. Matteo Zuppi.

Dal 2010 al 2014

Si sapeva da tempo che l’Italia era un osservato speciale sulla questione della pedofilia del clero sia da parte delle vittime, che recentemente si sono organizzate in coordinamento (cf. Regno-att. 4,2022,79) sia da parte di chi si occupava delle denunce e della legislazione in curia a Roma.

Memorabile fu il non tanto velato rimprovero, formulato dall’allora promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede (CDF), mons. Charles Scicluna, nell’intervista del 13 marzo 2010 ad Avvenire, di «una certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola» (Regno-doc. 7,2010, 197), rimprovero reiterato in un’intervista a Jesus nel 2012.

Ufficialmente nessuna reazione. Però Scicluna fu temporaneamente spedito a Malta. Erano altri tempi. Oggi Scicluna è tornato alla Congregazione come segretario aggiunto.

Così arrivarono le prime Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici in Italia: sono state approvate dalla CEI nel 2012 (cf. Regno-att. 10,2012, 296 e Regno-doc. 10,2021,362) a seguito dell’input venuto dalla lettera della CDF nel maggio 2011 (Regno-doc. 11,2011,333) affinché tutte le conferenze episcopali e le conferenze di religiosi elaborassero entro un anno uno strumento normativo in materia il più possibile uniforme.

Il punto delicato era il rapporto con le autorità civili e la mancata obbligatorietà della denuncia da parte dell’ordinario, secondo quanto previsto dalle norme concordatarie: su questo, nel 2013, la CDF inviò una lettera – mai resa nota – con osservazioni alle Linee guida italiane, che poi furono recepite in una nuova versione delle stesse uscita nel 2014: nel testo pubblicato in Regno-doc. 7,2014, 233 mettemmo in evidenza le parti modificate, in particolare al n. 5, intitolato «Cooperazione con l’autorità civile».

Nella frase delle Linee guida che ribadisce che «nell’ordinamento italiano il vescovo» non ha «la qualifica di pubblico ufficiale» e che quindi «non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria» le notizie di reato, viene inserita l’espressione «salvo il dovere morale di contribuire al bene comune» e un ulteriore paragrafo non presente nell’edizione del 2012 (cf. Regno-att. 8, 2014,237).

Il primo passo

Il fatto che la Chiesa italiana fosse ancora tra le poche a non aver fatto un «momento di verità» sulla situazione delle violenze era stato sollevato con forza anche dal gesuita p. Hans Zollner, responsabile del Centro per la protezione dei minori alla Gregoriana e influente membro della Pontificia commissione per la protezione dei minori, in un’intervista al Corriere della sera del 22 agosto 2018 (https://bit.ly/3MAKYvQ).

Anche questo contribuì a far arrivare all’approvazione, nel febbraio 2019, del Servizio nazionale per la tutela dei minori (cf. https://bit.ly/3H1i9rk) e del relativo Regolamento. Il 24 giugno successivo la CEI, assieme alla Conferenza italiana dei superiori maggiori, pubblicò quindi le nuove Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, terza e definitiva versione (Regno-doc. 15,2019,55).

Dopo la nascita del Servizio nazionale, tutte le diocesi sono state invitate a designare dei referenti diocesani che si coordinano anche a livello regionale: ormai la mappatura territoriale è pronta, anche se mai ufficialmente pubblicata.

Questi servizi non sono i luoghi ai quali si rivolgono le vittime, quanto piuttosto centri di proposte di formazione e approfondimento del tema per operatori pastorali e sacerdoti. Sono invece i centri d’ascolto a essere deputati, appunto, all’ascolto delle vittime e, a quanto ha scritto Avvenire il 18 maggio scorso (https://bit.ly/3NxggoF), a oggi vi sono 98 centri d’ascolto che operano su 157 diocesi.

Il Servizio nazionale ha pubblicato tre sussidi – come ha sottolineato mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio – che sono uno strumento per prevenire ogni forma di abuso in ambito ecclesiale e favorire la nascita di nuovi atteggiamenti e di una nuova coscienza: i primi due nel settembre 2020 – Le ferite degli abusi e Buone prassi di prevenzione e tutela dei minori in parrocchia (presentato in Regno-doc. 3,2021,83); il terzo il 9 marzo 2022, che riguarda la formazione di seminaristi e religiosi e in generale dei «candidati agli ordini sacri».

La pressione attorno alla Chiesa italiana, però, è cresciuta via via che le conferenze episcopali vicine venivano pubblicando corposi lavori d’indagine a opera di commissioni «indipendenti», come in Germania, in Francia, in Portogallo e in Spagna, anche se sull’aggettivo «indipendente» si sono fatti i distinguo più vari.

Le 5 linee d’azione

Il fatto è che l’Italia – come osservava anche un editoriale di La Croix (24.5.2022, https://bit.ly/3aPQXzR) – costituiva un’«eccezione», perché comunque non si era fatto nulla sin qui. Molto preoccupati dalle cifre delle proiezioni emerse dalla Commissione Sauvé francese, nessuno dei vescovi italiani aveva voglia di mettere mano a un’opera d’indagine, anche se ormai non si poteva più eludere la domanda. Emergevano segnali di dibattito interni alla CEI, ma la presidenza Bassetti ha consegnato il tema al suo successore.

Nella recente intervista data a Il Regno, padre Federico Lombardi affermava: «Per quanto riguarda la Chiesa in Italia penso che il contributo di una “commissione indipendente” possa essere utile. Ma bisogna che la Conferenza episcopale sia unita e decisa nel prendere l’iniziativa e che se ne specifichino bene i compiti e si curi la sua autorevolezza, affinché i risultati (…) siano assunti come contributo o riferimento per un impegno comune forte ed efficace e non diventino occasione di confusione e di scoraggiamento» (Regno-att. 8,2022,222).

E dopo che alla presenza del nuovo presidente della CEI è stato proiettato il video-intervento del card. S. O’Malley (https://bit.ly/3xw3PUz), uomo di fiducia di papa Francesco che presiede la Pontificia commissione per la tutela dei minori, che invitava a «dare inizio a un processo costruttivo di revisione, di riforma, e di riconciliazione», al card. Zuppi è stato affidato il compito di dare la risposta che in molti attendevano.

Questa è arrivata alla conferenza stampa del 27 maggio, dove il cardinale ha parlato di una «strada italiana» che ponga la Chiesa in ascolto delle vittime senza che il dovuto rispetto dello ius si traduca in iniuria o che si faccia affidamento a «certi dati discutibili»: leggendo tra le righe, ciò significa innanzitutto grande cautela e un «no» netto al modello d’indagine statistica francese. Ciò si vede anche dalle 5 linee d’azione su cui si sofferma anche il Comunicato finale della CEI (Regno-doc. 11,2022,326ss).

Innanzitutto (1) il potenziamento della rete del Servizio nazionale, formato – ha sottolineato Zuppi – da laici professionisti in stragrande maggioranza donne, e dei centri d’ascolto (2). Poi «i vescovi hanno anche deciso di realizzare un primo report nazionale sulle attività di prevenzione e formazione e sui casi di abuso segnalati o denunciati alla rete dei Servizi diocesani e interdiocesani negli ultimi due anni (2020-2021). I dati saranno raccolti e analizzati da un centro accademico di ricerca. I report avranno poi cadenza annuale» (3).

Inoltre vi sarà un altro report (4), in collaborazione con la CDF, per «conoscere e analizzare, in modo quantitativo e qualitativo, i dati custoditi presso la medesima Congregazione, garantendo la dovuta riservatezza. Tali dati fanno riferimento a presunti o accertati delitti perpetrati da chierici in Italia nel periodo 2000-2021. L’analisi verrà condotta in collaborazione con istituti di ricerca indipendenti, che garantiranno profili scientifici e morali di alto livello, e consentirà di pervenire a una conoscenza più approfondita e oggettiva del fenomeno».

Il quinto e ultimo passo è la collaborazione della CEI «in qualità di invitato permanente» con «l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito con legge 269/1998» presso il Ministero della famiglia, come segno di un impegno della Chiesa a beneficio dell’intera società.

Le 5 linee non hanno incontrato l’entusiasmo dei giornalisti né delle associazioni delle vittime presenti alla conferenza stampa, in particolare sul lasso di tempo su cui verrà prodotto il report della CDF.

Il card. Zuppi comunque si è detto disponibile a un incontro personale: e, come ha ribadito parlando del Cammino sinodale, l’ascolto è necessario e se è vero è un «ascolto che ferisce».

 

Maria Elisabetta Gandolfi *

 

* Testo pubblicato il 28.5.2022 su Re-blog.it (https://bit.ly/3zqC9BT).

 

Tipo Articolo
Tema Minori Pastorale - Liturgia - Catechesi
Area EUROPA
Nazioni

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