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Attualità
Attualità, 16/2026, 15/09/2026, pag. 456

In morte di Enzo Bianchi (1943-2026): l'ultima lettera

Nel segno della riconciliazione

Gianfranco Brunelli

La morte è lo specchio della vita. Vi si riflette ogni cosa. La morte di Enzo Bianchi ci restituisce l’uomo, quello che ha fatto, vissuto, sperato. Soprattutto sperato. 

La morte è lo specchio della vita. Vi si riflette ogni cosa. La morte di Enzo Bianchi ci restituisce l’uomo, quello che ha fatto, vissuto, sperato. Soprattutto sperato. La speranza è la dimensione autentica della vita cristiana. Saremo salvati per la nostra speranza. I nostri limiti, le vanità, le responsabilità assunte e quelle travisate vengono ridimensionate nel tutto della grazia.

Ci sarà tempo, quello necessario, per descrivere la personalità e le azioni importanti che Enzo Bianchi ha compiuto nello spirito del concilio Vaticano II: la costituzione della Comunità spirituale di Bose, lo studio e la riscoperta dei padri della Chiesa, l’azione ecumenica, l’accoglienza spirituale, la predicazione, la diffusione di bene e anche le sue responsabilità.

«Il semplice inizio è divenuto una significativa missione che ha favorito il rinnovamento della vita religiosa, interpretata come Vangelo vissuto nella grande tradizione monastica. All’interno di questa corrente di grazia, la vostra Comunità si è distinta nell’impegno per preparare la via dell’unità delle Chiese cristiane, diventando luogo di preghiera, di incontro e di dialogo tra cristiani, in vista della comunione di fede e di amore per la quale Gesù ha pregato». Così aveva scritto papa Francesco alla Comunità di Bose l’11 novembre 2018 in occasione del 50o di fondazione.

Poi ci furono lo scontro con la Comunità, i richiami vaticani per abuso di potere (cf. Regno-att. 12,2020,329). E il passo indietro di Enzo Bianchi. Ma questa non è la conclusione. Oggi occorre chiudere quella vicenda. Non è quello il sigillo. Ma la riconciliazione umana e spirituale che Enzo Bianchi e il nuovo priore della Comunità di Bose, Sabino Chialà, ebbero, in occasione della festa della Trasfigurazione del Signore, lo scorso 6 agosto, con il loro scambio di lettere (cf. qui sotto).

Enzo Bianchi è morto il 1° settembre; l’incontro richiesto e auspicato per la riconciliazione non c’è fisicamente stato. Ma lo scambio di lettere rimane.

Quelle lettere sono una lettera dello Spirito.

Gianfranco Brunelli

 

Messaggio della Comunità di Bose

 

Cristo è risorto dai morti,
con la morte ha distrutto la morte
e ai morti nei sepolcri
fa dono della vita.

 

Con le parole del tropario di Pasqua, che cantiamo ogni domenica mattina, quando esprimiamo la nostra fede nella risurrezione di Cristo dai morti, vi diamo la triste notizia che questa mattina, 1° settembre, il nostro fratello Enzo si è addormentato nel Signore.

La nostra fede nella risurrezione ci fa sperare che la comunione non viene meno. Eppure ogni distacco è perdita. Ma è anche motivo di memoria e di ringraziamento per quello che abbiamo vissuto, pur fra tante contraddizioni. Ora questo si fa memoria e occasione di rendimento di grazie per colui che è stato all’inizio della Comunità di Bose e che l’ha accompagnata per lungo tempo, come priore.

Come sapete, amici e amiche, gli ultimi anni sono stati per la nostra Comunità molto dolorosi. Abbiamo sofferto e vi abbiamo fatto soffrire. Il male però non vanifica il bene e in questo momento vogliamo rendere grazie per tutto quello che Enzo ci ha insegnato e per il fratello che è stato e che resta.

Il tempo ci ha impedito di giungere a una riconciliazione visibile, che proprio qualche settimana fa si andava esprimendo in passi concreti. Ci sembra dunque doveroso farvi partecipi dei passaggi più significativi dell’ultimo scambio di messaggi che c’è stato tra Enzo e il priore della Comunità, in occasione della festa della Trasfigurazione del Signore.

 

Messaggio di Enzo

Caro Sabino, cari fratelli e sorelle,

avrei voluto scrivervi nei giorni intorno al 20 luglio, ma purtroppo una infezione agli occhi mi ha reso cieco e ancora adesso non riesco a vedere bene dall’unico occhio che mi resta. La salute non è proprio buona anzi dovrò tornare presto in dialisi e ho la consapevolezza che ormai sono alla fine dei miei giorni e che è venuto davvero il tempo di sciogliere le vele…

Vorrei proprio in questi ultimi giorni che si trovassero cammini di riconciliazione visibile con voi e che fosse possibile incontrarci e vederci… Spero che questo avvenga prima che io me ne vada. Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi…

Buona festa, siate nella gioia e nella speranza e contate sulla mia e sulla nostra intercessione,

con affetto fedele,

Enzo

 

Risposta di Sabino

Caro Enzo,

grazie del tuo messaggio e delle tue parole fraterne. Sono contento di sentirti, soprattutto in questo giorno in cui facciamo memoria della nostra alleanza con il Signore e tra di noi. Alleanza che, benché messa alla prova dalla nostra pochezza, non viene meno, perché il Signore è fedele. Per questo anche noi ti ricordiamo a ogni eucaristia.

Il tuo desiderio di un incontro raggiunge anche il mio, nella speranza che possiamo scambiarci parole di riconciliazione. Ho chiesto più volte di rivederti. Ora accolgo con gioia la tua richiesta. Credo sia bene, come tu dici, che ci vediamo… per immaginare insieme il modo in cui potresti incontrare i fratelli e le sorelle… Fammi sapere quando ti è possibile.

Prego anche per la tua salute, perché il peso non ti sia troppo gravoso. Il Signore porti a compimento questi pensieri di pace.

Ti abbraccio e auguro a te e a quanti vivono con te una serena festa della Trasfigurazione.

tuo fratello Sabino

 

Purtroppo, subito dopo questo scambio, Enzo è stato ricoverato in ospedale perché la sua salute era gravemente compromessa. Questo ha impedito l’incontro desiderato da ambedue le parti. Noi fratelli e sorelle custodiamo, come un dono prezioso, questo desiderio che ora si realizza nelle mani di Dio, che solo conosce il cuore di ciascuno.

Abbiamo creduto importante condividere anche con voi, amici e amiche, queste parole. Con voi che avete sofferto per quello che ha ferito la nostra Comunità. Con voi che avete pregato e sperato insieme a noi.

Con Enzo ricordiamo anche i fratelli e le sorelle che gli sono stati vicini in questi ultimi anni alla Madia, e i fratelli di Cellole.

 

Parole di gratitudine

 

Amiche e amici carissimi,

siete numerosi ad averci manifestato in molti modi e con parole fraterne la vostra vicinanza e la gratitudine per quanto Enzo e Bose hanno significato e significhino per il vostro cammino umano e cristiano.

Da parte nostra siamo profondamente grati per questa comunione, creatasi nel corso di decenni e ora emersa in tutta la sua qualità eucaristica. Come fratelli e sorelle di Bose continuiamo a rendere grazie al Signore per quello che Enzo è stato per ciascuno di noi, per la comunità, per la Chiesa e per gli uomini e le donne del nostro tempo: è per noi benedizione poter fare memoria di quanto la sua duplice passione – il Vangelo e l’umanità – abbia segnato le nostre vite, sia quelle personali che quella del corpo comunitario.

Sono queste le tracce spirituali di cui continuiamo a fare tesoro nel nostro cammino monastico e cristiano che si intreccia con i vostri, un cammino che proprio da Enzo abbiamo imparato a non incentrare su una persona, ma a orientare ogni giorno di nuovo alla sequela del Signore Gesù. Un ricominciare a ogni nuovo sorgere del sole, fino a quel Giorno senza tramonto in cui Enzo è entrato, precedendoci ancora una volta.

 

4 settembre 2026.

 

I fratelli e le sorelle di Bose

Tipo Articolo
Tema Ministeri - Vita religiosa
Area EUROPA
Nazioni

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