Predicare al tempo dell'intelligenza artificiale: la tentazione di eliminare l'umano
La crescente confusione tra un discorso prodotto da un essere umano e un discorso non umano, quello prodotto dall’intelligenza artificiale (IA), è oggi «il contesto in cui si pone la questione dell’essere umano come essere parlante»; in particolare, vi deve fare riferimento chi vuole riflettere sul compito, sulla sfida e sui pericoli della predicazione che i pastori rivolgono ogni domenica alle (sempre meno numerose) assemblee dei fedeli. Occorre pertanto esaminare, proprio in relazione al ruolo che la predicazione può ancora svolgere oggi, tanto l’esaurimento della comunicazione linguistica quanto la questione di un potenziale creativo del linguaggio e della parola che forse non è ancora completamente scomparso. L’applicazione dell’IA al nostro discorso porta al culmine la perdita di fiducia nella lingua e nella parola da cui è segnata la nostra epoca: non comprendiamo più che parlare significa correre un rischio e non crediamo più in noi stessi come coloro che parlano. Ma il predicatore porta una responsabilità: verso una parola di Dio che non è data senza la parola umana.
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