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Governare l'IA: il primato della coscienza

Delegare a sistemi automatizzati la decisione di usare la forza letale significa, in sostanza, sottrarre alla coscienza umana la responsabilità ultima delle proprie azioni.

Immagine di Gerd Altmann per Pixabay.

Recentemente il santo padre, nel discorso tenuto durante l’udienza ai partecipanti al XVII Incontro annuale dell’International Catholic legislators network il 21 agosto, ha affermato che «lo straordinario progresso dell’intelligenza artificiale sta schiudendo orizzonti che le generazioni precedenti avrebbero potuto a malapena immaginare», aggiungendo che questa tecnologia «rischia di creare nuove forme di dipendenza tecnologica, con le nazioni più povere che dipendono sempre più da quelle più ricche».

Queste parole ci inducono ad affermare come la tecnologia non sia uno strumento da demonizzare, ma un’eccellente opportunità, che deve però rimanere governata dall’uomo per evitare derive che rischiano di incidere negativamente sulla società.

Con l’enciclica Magnifica humanitas papa Leone XIV ha denunciato il rischio di una «cultura della potenza» in cui la forza tecnologica, svincolata da limiti etici, diventa fine a se stessa: «Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile» (n. 198).

Il principio responsabilità

Il pensiero del pontefice sottolinea come la posta in gioco non sia solo tecnica, ma antropologica. Delegare a sistemi automatizzati la decisione di usare la forza letale significa, in sostanza, sottrarre alla coscienza umana la responsabilità ultima delle proprie azioni.

Sappiamo infatti bene che la dignità della persona si fonda sulla capacità di rispondere delle proprie scelte davanti a Dio e agli altri. Quando questa responsabilità viene trasferita a una macchina, si consuma una forma silenziosa di disumanizzazione: non si tratta più di esseri umani che decidono, ma di algoritmi che eseguono.

La grande attrazione finanziaria verso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale profila il rischio di un’economia che, invece di servire la persona, la riduce a mezzo di produzione e consumo. Il principio della destinazione universale dei beni − uno dei cardini della dottrina sociale della Chiesa − viene sistematicamente violato quando il profitto diventa criterio ultimo di giudizio.

L’enciclica aveva già analizzato in profondità il «paradigma tecnocratico», ovvero quella mentalità per cui tutto ciò che è tecnicamente possibile diventa automaticamente legittimo. In questo orizzonte, la tecnica cessa di essere strumento al servizio dell’uomo e diventa criterio di giudizio morale. Il risultato è una progressiva erosione dei limiti etici.

Efficiente non vuol dire giustificato

Quando l’economia dimentica il suo fine - il bene comune - diventa essa stessa strumento di violenza strutturale. Si pensi alla questione legata alla guerra: se un drone può colpire un obiettivo senza mettere a rischio i propri soldati, perché non usarlo? Se un algoritmo può selezionare bersagli con maggiore «precisione», perché non affidargli la decisione?

Il santo padre, a queste domande, risponde con estrema chiarezza ricordando che la precisione tecnica non rende morale un’azione. La guerra resta, in sé, una ferita inflitta alla dignità umana e al disegno di Dio sull’umanità. Nessuna innovazione tecnologica può sanare questa ferita; al massimo può nasconderla dietro una patina di efficienza. Ma il sangue versato resta sangue umano, e la coscienza del mondo non può essere anestetizzata da schermi e codici binari.

Lo stesso discorso vale per l’economia: non tutto ciò che è finanziariamente redditizio è moralmente lecito. Un investimento che sfrutta il lavoro minorile, che deturpa l’ambiente, che alimenta conflitti armati, non può essere giustificato solo ai fini del profitto. L’etica economica chiede di introdurre criteri di giudizio che trascendano il calcolo del profitto: dignità della persona, giustizia distributiva, cura della Casa comune, pace.

Il papa lancia un appello accorato alla comunità internazionale: non basta regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale; occorre promuovere una cultura politica ed economica che ponga al centro la dignità inviolabile di ogni persona: «il mondo non ha bisogno di un’intelligenza artificiale che sminuisca l’umanità; piuttosto, ha bisogno di intelligenza umana illuminata dalla saggezza, di autorità politica guidata dalla coscienza e di innovazione tecnologica guidata dalla carità. Solo allora l’intelligenza artificiale diventerà non un rivale dell’umanità, ma un servitore del bene comune» (Discorso, Udienza ai partecipanti al XVII Incontro Annuale dell’«International Catholic legislators network», 21.8.2026).

Il progetto di un'IA «sapienziale»

Sul piano economico, questo significa passare da una logica di mercato autoregolato a una di economia politica orientata al bene comune. Significa introdurre regole che impediscano la concentrazione eccessiva del potere economico, che tutelino i diritti dei lavoratori, che garantiscano l’accesso universale ai beni essenziali. Significa, in una parola, subordinare l’economia alla politica e la politica all’etica.

La Chiesa, non pretende di offrire soluzioni tecniche, ma criteri di discernimento. Questi criteri devono tradursi in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace.

È con questi princìpi che il progetto COLNISSAR AI, fondato sul paradigma dell’Innovazione Armonica, sta prendendo forma: un'intelligenza artificiale «sapienziale», cioè non solo capace di generare output plausibili, ma progettata per collaborare con l’umano nell’ottica della responsabilità, trasparenza e orientamento etico. COLNISSAR AI non è l’ennesima piattaforma che tenta di inseguire i grandi player sul terreno dello scaling computazionale. Al contrario, la sua differenza viene rivendicata sul piano del metodo: non un modello reso più sicuro da filtri esterni, ma un sistema che cerca di incorporare criteri valoriali direttamente nella propria struttura generativa.

Attraverso una community ampia, composta da ricercatori, filosofi, teologi, economisti, giuristi, policy maker e innovatori, si intende portare avanti l’idea che la qualità morale di un sistema di intelligenza irtificiale non possa essere delegata né ai soli ingegneri né a un’etica disincarnata, ma richieda un ecosistema deliberativo capace di fare sintesi senza semplificare, proprio in linea con quanto papa Leone XIV ha fortemente rimarcato nella Magnifica humanitas, al n. 13: «A ciascuno il suo tratto di muro: scienziati e ricercatori, imprenditori e lavoratori, educatori e legislatori, società civile, movimenti popolari e comunità di fede. Questa è la logica della sussidiarietà, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace. Le tensioni e le differenze non devono intimorire: possono diventare energie creative quando sono orientate da una responsabilità condivisa».

 

Nicola Rotundo, presbitero dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, ha conseguito il dottorato in Teologia morale presso l’Accademia alfonsiana in Roma. Tra le sue pubblicazioni monografiche più recenti: Per una econom-IA etica, Rubbettino 2025; Intelligenza artificiale. Un punto di vista etico-sociale, Armando Editore 2024; Etica armonica. Riflessioni per innovare l’economia e il lavoro, Rubbettino 2023.

 

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