L'atto di fede cristiano come atto morale maturo
La fede è un atteggiamento degno dell’uomo contemporaneo?
Iniziamo con una domanda: la fede è un atteggiamento degno dell’uomo contemporaneo?
Quotidianamente affidiamo la vita a profili di consapevole ignoranza funzionale, basata su una certa positività derivante da pregresse esperienze altrui che stimiamo degne di fiducia. Riteniamo, anzi crediamo, che ciò sia corretto, legittimo e onesto e, con questo profilo fiduciale, di fatto partecipiamo ai risultati di conoscenze e saperi altrui.
In questo profilo fiduciale quotidiano sono inscritti due atteggiamenti.
Il primo consiste nel decretare che un tal profilo fiduciale è irrinunciabile proprio per il vissuto quotidiano, altrimenti nulla procederebbe e dovremmo, per ogni azione, riprendere sempre tutto dall’origine giungendo così a minare anche i rapporti di fiducia interpersonali.
Se tale atteggiamento si può considerare positivamente, al tempo stesso equivale a una dichiarazione di ignoranza, la quale sollecita o dovrebbe sollecitare la domanda profonda che muove verso la ricerca di un sapere adeguato, corretto e significante. Una sorta di domanda a partire da una fede penultima verso una domanda su una fede ultima, ovvero una fede che supera il ragionevole fondamento immanente aprendosi verso un fondamento trascendente, verso una dimensione escatologica.
Questo profilo fiduciale quotidiano, portatore di un valore senz’altro inferiore rispetto a un sapere strutturato ed epistemologicamente ordinato è, tuttavia, indispensabile per l’esistere umano, come ricordato sopra, altrimenti non sussisterebbe nessuna società – scriveva, magistralmente, Tommaso d’Aquino che l’incredulità è essenzialmente contraria alla natura dell’uomo (S. Th. II-II q. 10 a. 1 ad 1); è qualificato in quanto ipotizza la cognizione reale di persone capaci e autorevoli ed è sostenuto dalla fiducia di una molteplicità di persone le quali verificano, proprio nel quotidiano utilizzo delle cose, la solidità di un sapere che, ribadiamo, seppur non pienamente formalizzato è capace di fondare l’agire funzionale.
Dal valere del valore umano all’orizzonte cristiano
In tale orizzonte pienamente umano, la concezione cristiana riguardante l’atto di fede specifico o ultimo, per riprendere il linguaggio utilizzato, circa il senso dell’esistere, implica, in ragione proprio del concetto di fede, l’inclusione della libertà personale.
Non si tratta, quindi, di un atteggiamento inattivo bensì di un’adesione consapevole, libera, responsabile, quindi totalizzante, a Dio che libera chi lo pone in essere.
L’atto di fede cristiana celebra una relazione vivibile con la verità divina rivelata nella vicenda di Gesù di Nazaret – vero uomo – riconosciuto nella fede, come il Cristo – vero Dio.
Per il credente cristiano i temi della persona e della sua dignità, della storicità e del divenire, della libertà come impegno esistentivo trovano la sua denotazione irreversibile profonda proprio in questa relazione.
Nell’orizzonte cristiano l’agire morale
La declinazione storico-pratica dell’atto di fede ovvero il dinamismo teologico-morale dell’azione è, pertanto, decisivo per narrare la vita del cristiano.
La distinzione, per comprendere e non per separare, tra atto fondamentale di fede e atto morale, si fonda su due cardini che si possono descrivere nel seguente modo:
- il primo è relativo proprio all’unità dei dinamismi. Siamo difronte a un’unicità di azione espressione dell’unità del soggetto agente. La condotta del soggetto agente, nella sua unità appunto, si rapporta all’unità del soggetto stesso, il quale desidera intenzionalmente una sola cosa, definibile come fine ultimo.
- Il secondo è relativo alla comprensione dell’orizzonte teologico dell’etica cristiana.
Il soggetto della riflessione morale, per il credente cristiano, è Dio stesso il cui volto è pienamente rivelato in Gesù Cristo.
Nell’interiorità dell’essere dell’uomo l’azione, contemporaneamente nascosta e reale, dello Spirito, si pone come azione che lo sprona, lo sollecita e ne sostiene l’impegno libero ad agire, senza mai sostituirsi ad esso, proprio verso il fine ultimo.
L’atto di fede cristiano, nella sua natura, è un atto intrinsecamente totalizzante ove la maturità è espressa nel composto di fede-azione rappresentante la capacità di tenere lucidamente lo sguardo su Gesù di Nazaret riconosciuto nella fede come il Cristo, in ogni situazione della vita.
Giovanni Angelo Lodigiani è docente stabile di Etica teologica all'Istituto superiore di scienze religiose S. Agostino di Crema, Cremona, Lodi, Pavia, Vigevano e di Giustizia riparativa e Mediazione penale all'Università degli studi dell’Insubria Como-Varese.