Quel cibo che esce dalla bocca del Signore
Nella prima lettura si parla di un cibo, la manna, che ha accompagnato il popolo lungo tutto il cammino nel deserto.
Santissimo corpo e sangue di Cristo
Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
Nel testo del Deuteronomio, che la liturgia di questa domenica – solennità del Corpus Domini – propone come prima lettura, si fa menzione della manna per due volte: «Ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto», e «Nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri». Si parla dunque di un cibo, la manna, non ancora conosciuto dagli israeliti, che ha accompagnato il popolo lungo tutto il cammino nel deserto. Un cibo fondamentale, importante, estremamente necessario, dato che proprio grazie a questa manna il popolo non è morto di fame e ha potuto sopravvivere all’asprezza di un deserto inospitale e mortale.
Al centro del brano vi è inoltre un passaggio importante che caratterizza e qualifica questa manna: «Per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore». La manna, dunque, non è solo un alimento materiale, che serve a rimanere fisicamente in vita, ma anche, e forse soprattutto, spirituale, dato che si rivela come parola di Dio che «esce dalla bocca del Signore».
Ed è proprio in questo modo che la tradizione rabbinica interpreta questo passo in connessione con Es 16,14 – dove la manna compare insieme alla rugiada –, paragonando la rugiada «che compariva al mattino con la manna, alle tavole della Torah; e la manna (che gli israeliti prendevano e mangiavano), alla parola di Dio scritta sulle tavole della Torah: quando compariva la rugiada, il vento soffiava su di essa e la faceva diventare come tavole d’oro sulle quali scendeva la manna e dalle quali [tavole] gli israeliti prendevano e mangiavano» (Mekhilta 16,14).
Diversi sono gli esempi in cui nella letteratura rabbinica il rapporto «manna»-«Parola» viene non solo sottolineato, ma anche esplicitato. Eccone alcuni che ritengo non solo interessanti, ma anche esplicativi del perché Gesù, nel lungo discorso sul «pane» di Gv 6 (da cui è tratto il brano evangelico di oggi), fa proprio menzione della «manna».
Interessante, ad esempio, è il modo con cui si spiega il senso della razione quotidiana della manna: «Perché la manna cadeva ogni giorno? Perché se fosse caduta una volta all’anno, il popolo avrebbe dimenticato il timore di Dio. Invece, attendendo il cibo ogni mattina, i loro occhi erano rivolti alla bocca del Signore. Così è la Torah: non puoi dire “ho studiato ieri e mi basta per domani”. La parola di Dio richiede di essere raccolta e meditata ogni singolo giorno, proprio come la porzione quotidiana di manna» (cf. Midrash Tanchuma, Beshalach 20).
In un altro passo si spiega che il sapore variabile della manna, adattabile a chiunque la consumasse (cf. Es 16,31; Nm 11,8; Sap 16,20-21), riflette la natura stessa della parola di Dio, che parla a ciascun individuo secondo il proprio livello di comprensione: «Come la manna conteneva tutti i gusti possibili per nutrire il corpo, così la parola di Dio pronunciata al Sinai conteneva tutte le sfumature della verità per nutrire l’anima. Ognuno dei settanta popoli e ogni singolo israelita udì la voce divina secondo la propria forza: i giovani secondo la loro forza, i vecchi secondo la loro forza, i bambini secondo la loro forza. La manna era l’equivalente materiale della voce divina» (cf. Shemot Rabbah 25,7).
Cibo e Parola, dunque, vanno insieme, così come lo stesso concilio Vaticano II ricorda in più passi. Valga ad esempio la costituzione dogmatica Dei Verbum al n. 21: «La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita alla mensa sia della parola di Dio che del corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli».
E se nelle nostre liturgie eucaristiche si sottolinea di più la dimensione sacramentale del corpo di Cristo, non bisognerebbe dimenticare che fin dall’inizio della tradizione patristica si sottolineava come le mense attorno alle quali i fedeli sono chiamati a riunirsi sono due: la mensa della Parola e la mensa del Pane, così come scriveva Girolamo: «Il nostro unico bene in questo tempo terreno è che noi mangiamo carne e beviamo il suo sangue non solo nel sacramento, ma anche quando leggiamo le Scritture. Infatti la conoscenza delle Scritture è il vero cibo e la vera bevanda, provenienti dalla parola di Dio» (Girolamo, Eccl. III, 12.13).
A cui fa eco Ambrogio nel suo commento ai Salmi: «Quando tu bevi ai calici dell’Antico e del Nuovo Testamento, e cioè ti accosti agli scritti dell’una e dell’altra alleanza, in entrambi bevi Cristo». E così continua, esplicitando questa multiforme presenza di Cristo nella sua parola: «Bevi Cristo, che è la vite; bevi Cristo, che è la pietra che ha sprizzato l’acqua; bevi Cristo, che è la fontana della vita; bevi Cristo, che è il fiume la cui corrente feconda la città di Dio; bevi Cristo che è la pace; bevi Cristo, dal cui seno sgorgano fiumi d’acqua viva; bevi Cristo, per bere il sangue da cui sei stato redento; bevi Cristo, per bere il suo discorso! Il suo discorso è l’Antico Testamento, il suo discorso è il Nuovo Testamento. La Scrittura divina si beve, la Scrittura divina si divora, quando il succo della parola eterna discende nelle vene della mente e nelle energie dell’anima» (Ambrogio, Commento al Salmo 1, 33).
La Torah, i Nevi’im (Profeti), i Ketuvim (gli scritti sapienziali) sono la «manna» di cui Gesù si è nutrito, il cibo «disceso dal cielo» che ha fatto suo e che ci ridona insieme alla sua presenza piena e compiuta nel Risorto attraverso la testimonianza del Nuovo Testamento. Accostarsi alla comunione eucaristica senza dedicare studio, preghiera e «digestione» a tutto questo è permettere il perdurare di una non conformità alla Tradizione, che non produce vita, consapevolezza della propria fede e autentica testimonianza.
Sul Vangelo si veda anche il precedente commento La mensa del «pane di vita».
James Tissot, Public domain, via Wikimedia Commons.
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