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Tra Eva e Maria: il femminile nel pop contemporaneo

Il pop contemporaneo come laboratorio simbolico

Le canzoni, come la letteratura, sono dei laboratori simbolici. Così come hanno accompagnato nel secolo scorso il dolore assurdo della guerra (Lily Marlene, ad esempio) e dei genocidi (Se questo è un uomo) così possono anche adesso non essere solo momenti di evasione. Canzone estiva e Disincanto non sono solo momenti di evasione, ma raggiungono i dispositivi di genere attivi anche nella teologia, come la tensione Eva/Maria. Solo apparentemente indolore

«Mi vuoi più suora o pornodiva?» canta Annalisa in Canzone estiva, e in una sola domanda riattiva un orizzonte millenario. Non è solo una provocazione pop, è la versione contemporanea di una dicotomia radicata nella tradizione cristiana. Da una parte la purezza, dall’altra la sensualità. Da una parte Maria, dall’altra Eva. In mezzo, per secoli, il corpo delle donne chiamato a scegliere o, peggio, a essere scelto.

Oggi però qualcosa s’incrina, qualcosa si riscrive. Non è un dettaglio secondario che proprio questo brano, insieme a Disincanto di Madame – singolo che anticipa l’album omonimo in uscita tra poche settimane – sia stato pubblicato il 13 marzo. Una coincidenza temporale che suona quasi simbolica: due uscite parallele che, da prospettive diverse, mettono al centro lo stesso nodo, quello di un femminile segnato da tensioni antiche ma rielaborate nel presente.

Il pop italiano recente mostra infatti un uso sempre più consapevole dei simboli religiosi, non per distruggerli, ma per riabitarli. Annalisa mescola registri: «pensiero non cattolico», «andate in pace e così sia», «alleluia». Il linguaggio liturgico scivola nell’erotico, il sacro si intreccia con il profano. In Disincanto, riaffiora un’immagine di Eva che non porta più il peso della colpa, ma quello della consapevolezza. La perdita dell’innocenza non è più caduta, ma passaggio. Ciò che queste artiste stanno facendo non è soltanto raccontare relazioni o corporeità, ma intervenire su una rappresentazione stratificata nei secoli.

Mezzo secolo di riletture femministe

Eva, per lungo tempo identificata come la tentatrice, è stata trasformata in un archetipo carico di colpa. In Beyond God the Father (1973),1 Mary Daly mostra come il mito della Caduta operi da dispositivo culturale che finisce per associare il male con il femminile, un «falso nominare cosmico», una distorsione simbolica che tramuta una costruzione storica in una verità apparentemente divina. Su questa linea, altre studiose hanno evidenziato come tale lettura non appartenga in modo univoco al testo biblico, ma alla sua interpretazione.

Judith Plaskow, nel celebre The Coming of Lilith (1972), contesta l’identificazione tra donna, tentazione e peccato, proponendo una riscrittura delle origini in chiave liberante. Così, per non dimenticare i classici, ma il tema è frequentato anche in Italia, tra pubblicazioni recenti (Eva di Cristina Simonelli, Le radici del mondo di Adriana Valerio, Torah nella collana «La Bibbia e le donne», In principio di Marinella Perroni e Ursicin Gion Gieli Derungs…) e addirittura imminenti, come Figlia di Eva, di Simona Segoloni e Letizia Tomassone (Exousia 6, San Paolo 2026, in corso di stampa).

In questo quadro, anche la polarità Eva/Maria appare sempre meno naturale e sempre più elaborata culturalmente. Non due essenze opposte, ma due figure piegate a sostenere una visione gerarchica del femminile. Ed è esattamente questa rigidità che il pop contemporaneo sembra incrinare. Non si tratta di scegliere tra i due poli, ma di abitarli entrambi, senza esserne prigioniere.

Non sono canzonette

Anche fuori dall’Italia, questa tensione emerge con forza in artiste che lavorano direttamente sull’immaginario religioso. Lana Del Rey costruisce da anni personaggi femminili sospese tra santità e perdizione, tra desiderio e redenzione, mentre Ethel Cain, nel progetto Preacher’s Daughter, attraversa il cristianesimo dall’interno, mettendo in scena un corpo femminile segnato da colpa, violenza e ricerca di senso. In entrambi i casi, la donna non è più semplicemente «Eva tentatrice», ma luogo di un’esperienza complessa, che sfugge alle categorie morali rigide.

Un laboratorio simbolico

E allora Canzone estiva smette di essere solo una hit. Quel «mi vuoi più suora o pornodiva?» non chiede davvero una risposta. Piuttosto, mette in crisi la domanda stessa. Il soggetto femminile che emerge – tra «psicosi», «paranoie», desiderio e smarrimento – non è più riducibile a una scelta secca, si potrebbe dire binaria. È instabile, contraddittorio, vivo.

In questo senso, il pop contemporaneo diventa qualcosa di più di un semplice intrattenimento. Un laboratorio simbolico. Uno spazio in cui le donne possono sottrarsi a definizioni inflessibili, senza dover necessariamente distruggere ciò che viene dal passato, ma trasformandolo. E forse è proprio questo il punto più interessante: tra Maria ed Eva non c’è più una scelta obbligata.

C’è uno spazio nuovo, instabile o meglio probabile come l’energia quantistica, e per questo finalmente abitabile.

 

[1] Disponibile in italiano anche in 2a edizione: Editori Riuniti 2018.

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