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Tra voi non è così

Domenica XXIX del tempo ordinario

Is 53,10-11; Sal 33 (32); Eb 4,14-16; Mc 10,35-45

Alcune settimane fa (domenica XXV, il 23 settembre) avevamo letto che subito dopo il secondo preannuncio della passione i discepoli per strada discutevano chi fosse il più grande. La risposta di Gesù fu: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Mc 9,30-35).

L’andamento si ripete dopo il terzo annuncio (cf. Mc 10,32-34). Ora Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, chiedono a Gesù: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno a sinistra e uno a destra» (Mc 10,37). Gli altri discepoli s’indignano, e lo fanno perché anche loro sono ancora legati alla stessa mentalità (cf. Mc 10,41). C’è chi annuncia con le parole o con i fatti che presto andrà incontro alla morte, e noi continuiamo a coltivare le nostre ambizioni senza dar ascolto a quella voce. Nelle nostre povere vite ciò avviene tutti i giorni.

È una grande verità del Vangelo quella di mettere in evidenza le contraddizioni e le debolezze presenti anche in coloro che, come aveva esclamato Pietro, avevano abbandonato tutto per seguire Gesù (cf. Mc 10,28). Avevano lasciato tutto senza liberarsi nel cuore dall’idea di primeggiare. In realtà, dunque, erano rimasti attaccati a molto. Le parole evangeliche manifestano un tratto di parresia (secondo l’etimo «dire tutto») privo di riscontri nelle successive «prudenze» o peggio «coperture» ecclesiastiche, secondo una prassi prolungatasi dolorosamente fino ai nostri giorni. Tra i capovolgimenti proposti dal Vangelo c’è anche quello di demitizzare i «capi».

Che l’operazione di «dire tutto» fosse ardua pure in principio è provato anche dal confronto con il parallelo passo di Matteo. Non ce la si sente di cassare l’intero episodio, ma nel contempo non si è neppure in grado di reggere la franca ammissione secondo la quale erano stati proprio Giacomo e Giovanni a chiedere a Gesù di sedersi uno alla destra e uno alla sinistra. Matteo infatti affida la richiesta non direttamente ai due discepoli, bensì alla loro madre (cf. Mt 20,20-21).

L’antica forma di raccomandazione familistica è introdotta per attenuare lo sconcerto legato alla domanda di godere di una supremazia, eppure, vista sotto un’altra angolatura, l’operazione proposta da Matteo non fa che rendere ancor più acuta la contraddizione: coloro che, per seguire Gesù, hanno lasciato sorelle e fratelli, madre e padre (cf. Mt 19,27-29; Mc 10,28-29), ora rientrano di nuovo sotto la protezione di colei che li ha generati. La chiamata è contraddetta alla radice.

I due discepoli chiedono di sedere alla destra e alla sinistra «nella tua gloria» (Mc 10,37). La richiesta viene da Giacomo e Giovanni, i due che, assieme a Pietro, avevano accompagnato Gesù sul monte della trasfigurazione. Il testo evangelico non lo afferma in modo esplicito, l’iconografia da sempre invece lo evidenzia: Mosè ed Elia stavano alla destra e alla sinistra di Gesù (cf. Mc 9,2-5). Perciò è come se i due discepoli volessero prendere quel posto.

Marco si limita ad affermare che le due figure dell’Antico Testamento conversavano con Gesù; dal canto suo Luca è più esplicito e dichiara apertamente che tra loro parlavano dell’esodo che stava per compiersi in Gerusalemme (cf. Lc 9,31). Il terzo Vangelo non fa che rendere manifesto quanto era implicito nei primi due: non si può comprendere la trasfigurazione senza il passaggio attraverso la croce.

La domanda di Giacomo e Giovanni, posta dopo l’esperienza avuta quando videro in anticipo la gloria di Gesù, segna il culmine dell’incomprensione. La risposta di Gesù fu, per così dire, obbligata; egli non poteva che additare la centralità della croce; questo è il senso di essere battezzati di quel battesimo e di bere quel calice (Mc 9,39), ma questo è anche il significato profondo attribuito al servire.

«Non così è (estin) tra voi». La contrapposizione con i «governanti delle nazioni» non è formulata come un’esortazione, non è un «sia» e neppure un «sarà» (come nella traduzione CEI); è un presente. Ciò significa che quando nella comunità dei credenti non vi è un autentico primato del servire (cf. Fil 2,4-11), non si sta realmente seguendo Gesù.

Commenti

  • 24/10/2018 pierd.sim@live.it

    Questi frammenti evangelici ricordano quanto il mondo possa condizionare anche chi ha buone intenzioni di vivere cristianamente. Ragion per cui Gesù disse di "non far parte del mondo" Questo concetto di "neutralità" non riguarda solo il farsi o meno condizionare dallo spirito del mondo, ma dovrebbe spingere il vero cristiano ad essere neutrale anche politicamente...

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