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Documenti, 15/2002, 01/08/2002, pag. 509

La Chiesa, la pace e la guerra

Drew Christiansen sj
«L'11 settembre e la conseguente guerra contro il terrorismo hanno come minimo palesato la varietà e la molteplicità delle posizioni cattoliche riguardo all'uso della forza e possono tuttavia guidarci a formulare una nuova, sintetica visione cattolica della pace e della guerra», ha detto il gesuita padre Drew Christiansen in un discorso rivolto il 28 aprile al meeting della Association of Diocesan Attorneys ad Arlington, Va. Egli ha presentato una panoramica dello sviluppo della riflessione cattolica ufficiale sulla guerra e la pace a partire dal concilio Vaticano II, e durante la guerra fredda, la guerra del Golfo e la guerra nei Balcani, collocando in tale contesto la posizione della Chiesa rispetto agli attentati dell’11 settembre e alla guerra contro il terrorismo. L'insegnamento cattolico sulla guerra e la pace si è andato progressivamente trasformando in un «ibrido» di componenti di guerra giusta e non-violenza, «con il reale esaurimento dei mezzi non violenti come condizione necessaria per l'uso della forza come ultima risorsa (...) La sfida che abbiamo tutti davanti è riuscire a elaborare per noi stessi una concezione moderna della guerra e della pace che vada ben oltre la teoria della guerra giusta e che integri la tradizione della guerra giusta con gli elementi che costituiscono la visione cattolica contemporanea della pace, ossia il rispetto dei diritti umani, l'impegno per lo sviluppo e per la giustizia negli affari internazionali e fattori più nuovi e recenti come la non violenza e il perdono». Origins 32(2002)3, 33-40; nostra traduzione dall’inglese. P. Christiansen è professore e direttore ad interim del Woodstock Theological Center di Washington e consulente per gli affari internazionali per la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ed è di recente diventato condirettore del periodico dei gesuiti americani America.

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