Laici al vertice?
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«Riuniti come membri delle comunità cattoliche delle Chiese del Sud del mondo e dell’Europa, leviamo la nostra voce in questo momento cruciale della storia».
Presentato il 16 marzo 2026, il Manifesto delle Chiese del Sud del mondo per la nostra casa comune. Verso la pace con il creato: un appello urgente per «una transizione giusta oltre i combustibili fossili» reca la firma dei presidenti degli organismi episcopali continentali di America Latina e Caraibi (CELAM, card. Jaime Spengler), Africa (SCEAM, card. Fridolin Ambongo) e Asia (FABC, card. Filipe Neri Ferrão), con i vicepresidenti di CCEE (card. Ladislav Nemet) e della Federazione delle Conferenze episcopali cattoliche dell’Oceania (mons. Ryan Pagante Jiménez) come firmatari accompagnatori. Il testo prosegue il cammino aperto alla COP30 di Belém (cf. anche Regno-doc. 15,2025,455) e guarda alla COP31 di Antalya (Turchia), chiedendo ai governi un trattato per fermare la proliferazione dei combustibili fossili, definito «imperativo morale e politico». Centrale la richiesta di «una significativa riduzione del consumo energetico» dei paesi ricchi, responsabili storici della crisi, accanto alla denuncia del debito estero che grava sul Sud del mondo e alla rivendicazione di una «felice sobrietà» come modello di vita. Le conferenze episcopali coinvolte nel documento rappresentano insieme 955 milioni di cattolici, il 68% del totale mondiale.
Stampa (17.3.2026) da sito web fabc.org. Nostra traduzione dall’inglese.
Dal 10 al 21 novembre si terrà a Belém, in Brasile, la 30ª Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, o COP 30. In vista di questo appuntamento, il 1° luglio è stato presentato presso la Sala stampa della Santa Sede il documento Un appello per la giustizia climatica e la casa comune: conversione ecologica, trasformazione e resistenza alle false soluzioni. Si tratta di un Messaggio delle conferenze e dei consigli episcopali cattolici di Africa, America Latina e Caraibi e Asia in occasione della COP 30, elaborato congiuntamente dal Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (SCEAM), dalla Federazione delle conferenze episcopali dell’Asia (FABC) e dal Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM), coordinati dalla Pontificia commissione per l’America Latina (PCAL).
Frutto «del discernimento collettivo… in vista della COP 30 nel continente della speranza, invocando l’ispirazione dello Spirito Santo e in comunione con la missione della Chiesa universale», chiede che si affronti il problema del cambiamento climatico, che ha un impatto critico soprattutto nel Sud globale, con misure che non configurino una semplice ristrutturazione del modello capitalista, ma che rimettano al centro i popoli e la Terra rendendoli protagonisti del loro futuro. E chiede in questo la solidarietà delle Chiese del Nord globale.
«I migranti, segno dei tempi e luogo teologico, ci presentano la carne sofferente di Cristo, persone che “si vedono costrette ad abbandonare la propria terra, ... non trovando altra via d’uscita”». E «come non denunciare anche il trattamento crudele e inusuale di decine di migliaia di persone, che ogni giorno subiscono l’indegnità di essere detenute e imprigionate a causa del loro status di immigrati irregolari, molti dei quali scandalosamente detenuti in istituti privati a scopo di lucro?». Così i vescovi di frontiera e responsabili della mobilità umana dell’America del Nord, centrale e dei Caraibi nella prima lettera pastorale regionale sulla migrazione, presentata il 27 novembre 2024 nell’ambito dell’82ª Assemblea del Segretariato episcopale dell’America centrale (SEDAC). Il documento, intitolato Lo vide, si avvicinò e se ne prese cura. Camminare con persone migranti, rifugiate, sfollate interne e vittime di tratta, lancia al tempo stesso una denuncia e un energico appello ai Governi affinché elaborino e attuino politiche che proteggano i diritti dei migranti e affrontino le cause strutturali della migrazione forzata. La lettera pastorale inoltre impegna le Chiese cattoliche locali ad assumere la tutela dei migranti come una scelta pastorale complessiva, che va oltre una pastorale di ambito. Questo, oggi che l’amministrazione Trump negli Stati Uniti ha fatto della guerra ai migranti il suo baluardo, pone le Chiese cattoliche in un ruolo apertamente critico.
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